Oggi qui… domani là

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A beneficio del proprio decoro, gli ‘onorevoli’ parlamentari interpretano con impegno artistico da ‘actor studios’ la commedia all’italiana che vanta il record di repliche e il grande successo del pubblico impreparato a recensire con competenza il copione sul cambio di casacca dei parlamentari, filmato e trasmesso dall’arcipelago televisivo Rai-Sky-Mediaset e dall’emittenza privata-locale, tra uno spot pubblicitario e l’altro che invita a dotarsi di montascale, materassi salva ossa, poltrone con alzata elettrica, yogurt regolatori intestinali.
Ai teledipendenti ‘passivi’ e ai fan dell’antipolitica, il proscenio di  Montecitorio e Palazzo Madama, amplificato da tg, talk show, speciali, regala momenti di intensa gratificazione, con titoli reboanti che rivelano la fine imminente della legislatura e il conseguente ritorno al voto. C’è chi gioisce per l’annuncio ed elenca nome, cognome, partito di appartenenza degli eletti a suo giudizio impresentabili, da abrogare. Alla soddisfazione fa immediato seguito l’auspicio che tizio e caio, ovemai riproponessero la candidatura non sarebbero riletti. I mister x, y, k, j, w, ne hanno consapevolezza e con manovre trasversali, ogni volta  che si agita lo spauracchio di elezioni anticipate, azionano la retromarcia, a prescindere dalle rispettive  motivazioni politiche. Conta convenienza di appartenere a questo o quel gruppo parlamentare, Fanno l’eccezione, ama solo in parte, deputati e senatori di partiti a forte connotato ideologico e perciò nei secoli fedeli.
Altrove è guazzabuglio anarcoide, magma ribollente che s’incanala negli alvei della proprio tornaconto. Nel quinquennio che ha preceduto il ‘Conte al quadrato’, prima gialloverde, poi demostellato, dei 935 tra senatori e  deputati, gli emigrati dal partito che li ha eletti ad altro schieramento sono stati 347, ma il numero totale di parlamentari ‘lascia e prendi’ è di 556, grazie a cambi plurimi di alcuni doppiatori del ‘salta fosso’.  Il fenomeno migratorio della legislatura in corso finora si attesta sulla cifra di 100 transfughi e spicca il robusto contributo dei 5Stelle, con un sonoro 25 percento di esodi, spontanei o coatti, in larga misura coincidenti con il trapasso dal sodalizio 5Stelle-Salvini all’accordo  di governo con il Pd. L’interpretazione da sinistra del dato, indurrebbe a ritenere che molti addii hanno rivelato la presenza nel Movimento 5Stelle di simpatizzanti della Lega, in uscita perché delusi dal the end del sodalizio con Salvini.
Il ‘partito’ della piattaforma Rousseau, è stato abbandonato da un quarto dei suoi parlamentari e l’emorragia non sembra fermarsi. Oltre tutto,  il Movimento non ha mai intascato le forti penali previste per chi lo lascia.
A consentire il flusso del ‘va e vieni’ è la nostra Costituzione. Recita l’articolo 67: “Ogni membro del parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Di rilievo è anche il  doppio addio dal Nazareno di Renzi (Italia Viva) e di Calenda (Azione).
Salvineide. Il 12 Febbraio il Senato voterà per mandare a processo Salvini con l’accusa di sequestro di persona e abuso d’ufficio o negherà l’autorizzazione, graziandolo come avvenne per la vicenda della nave Diciotti, per il voto ‘amichevole’ degli alleati grillini.
Non si placa l’indignazione della famiglia tunisina invasa al citofono da Salvini con le accuse al ragazzo di spacciare droga: “Io non faccio queste cose, mio padre lavora e a me non manca niente. Sono minorenne, vado a scuola, faccio la vita normale di tutti gli altri studenti. Io non ho mai avuto a che fare con questa gente qua. Non spaccio…come può venire sotto casa mia a dire che io spaccio…io devo andare a denunciare la signora che ha fatto venire Salvini a suonare a casa mia…”
Da qualche tempo in qua non ne va bene una a Salvini. La procura di Agrigento smonta le sua accuse da ’ex ministro dell’Interno a Luca Casarini e al comandante della nave salva vite “Mare Ionio”, colpevole di aver strappato alla morte 50 migranti: “L’equipaggio del rimorchiatore Mare Jonio non ha violato regole e principi imposti dalle fonti di diritto sovranazionale che disciplinano le operazioni di salvataggio in mare. Le condotte poste in essere da Marrone e Casarini non possono dirsi antigiuridiche, perché poste in essere nel corso di una doverosa attività di soccorso di vite in mare e, pertanto, scriminate sia dallo stato di necessità che dall’adempimento di un dovere giuridico”.
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