PARNASI & C. / COMPLETATO IL QUARTO FILONE D’INCHIESTA

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Scandalo per lo stadio della Roma a Tor di Valle. Andrà a processo anche il quarto filone d’inchiesta dei magistrati capitolini, ed in questo modo ad aprirsi sarà un autentico maxi processo che vedrà non pochi imputati eccellenti alla sbarra.

I pm della procura di Roma, Barbara Zuin e Luigia Spinelli, hanno infatti chiuso le indagini su un filone parallelo rispetto a quello che ha già portato a giudizio il presidente dell’assemblea in Campidoglio, il pentastellato Marcello De Vito, e l’avvocato Camillo Mezzacapo, accusati entrambi di corruzione.

E per Luca Parnasi – giù sul banco degli imputati con un capo d’accusa ancor più pesante, associazione a delinquere – si aggiunge adesso una nuova contestazione: aver elargito a De Vito tangenti sotto forma di incarichi ben remunerati per il suo socio Mezzacapo, il quale avrebbe diviso con lui i proventi.

In cambio – secondo le ricostruzioni degli inquirenti – lo stesso presidente dell’assemblea capitolina avrebbe fatto valere il suo peso politico sul fronte dell’iter per la realizzazione dello stadio, ma non solo. Favorendolo anche in un altro progetto sportivo, per metter su un campo da basket e un polo per la musica nell’area dell’ex Fiera di Roma. Ottimo e abbondante!

Insieme a Parnasi hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini, ritualmente propedeutico alla richiesta di rinvio a giudizio, anche i mattonari della famiglia Toti (Pierluigi e Claudio), l’architetto del gruppo Fortunato Pititto, il cavaiolo e finanziere aversano Giuseppe Statuto, l’imprenditore Davide Maria Zanchi, l’avvocato Marco Simone Mariani, l’influencer pentastellato Gianluca Bardelli.

Quest’ultimo ha agito da tramite tra Marcello De Vito e i costruttori romani: l’allegra band si riuniva nella concessionaria Toyota a Tor di Quinto di Bardelli per discutere d’affari. Si legge nel capo di imputazione dei pm che Bardelli avrebbe fatto valere “la sua dichiarata influenza sugli esponenti del M5S e sui funzionari del Comune”.

Passiamo ai Toti, che sono raggiunti da non pochi capi di imputazione. A cominciare da induzione indebita a dare o promettere utilità. Avrebbero infatti pagato De Vito, sempre tramite incarichi per lo studio Mezzacapo, per un valore da 110 mila euro. Una parte della somma, 48 mila euro, era stata spostata sul conto della società MDL srl che fa capo a De Vito e al suo socio: secondo i pm, si tratta della cassaforte in cui cumulare tangenti.

In cambio, il leader pentastellato aveva promesso di sbloccare il progetto di riqualificazione dei Mercati Generali, un progetto al quale era interessato anche Zanchi che dal canto suo avrebbe versato 128 mila euro per contratti di sponsorizzazione con la Prime Time Promotions, favorendo De Vito e Mezzacapo, i quali a loro volta avrebbero intascato una quota del 20 per cento tramite la agile MDL.

A carico di Pierluigi Toti c’è un’altra accusa: quella di aver dichiarato passivi falsi nei bilanci societari per evadere le tasse.

Infine Statuto, uno dei furbetti del quartierino. Una carriera lampo la sua, passata dalle ruspanti cave e movimenti terra del casertano ai ben più gratificanti mega movimenti finanziari in Borsa e agli alberghi da mille e una notte sparsi in mezza Italia.

In questo maxi processo dovrà rispondere di corruzione per aver pagato circa 24 mila euro – sempre sotto forma di consulenze a Mezzacapo – in cambio di un intervento di De Vito per agevolare l’iter ammnistrativo di una procedura che gli stava a cuore: ossia trasformare un’area nei pressi della stazione di Trastevere – guarda caso – in un albergo.

 

In apertura Luca Parnasi

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