In attesa del 26

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Ha fretta Salvini: “Subito elezioni” e ha ragione: gli soffia contro un vento impetuoso. Sul suo futuro prossimo incombe la frequentazione coatta di aule giudiziarie da imputato, il Parlamento è stufo di aspettare che risponda della trattativa di Mosca con in palio una tangente di 60 milioni, le sardine anti Lega fanno sul serio e calamitano consensi, la Consulta respinge al mittente la richiesta del Carroccio di sottoporre a referendum la proposta elettorale pro domo sua di Salvini, che  trascinando nel cattivo esempio sindaci e amministratori leghisti, inciampa in gaffe e insulti ai limiti della querela. Commenta la sentenza della Consulta con un’ indecente “Vergogna”. Entrano in fibrillazione molti sudditi del tronfio valpadano, a suo tempo gratificati con poltrone di lusso dal governo gialloverde, ora a rischio di perdere il privilegio. In Rai, prima o poi si metterà mano agli  scandalosi spot di propaganda super leghista, ai TG, in preoccupante calo di ascolti, peggiore di tutti il notiziario della prima rete ammiraglia, ridotto da Sangiuliano a ufficio stampa e motore del marketing di via Bellerio. Spaventa l’acuta intuizione di Andreotti, la sua sentenza lapidaria “il potere logora chi non ce l’ha”. Il truce ex ministro, non si smentisce mai. In spregio alla dignità istituzionale della magistratura, alla sua più alta dignità, Salvini non risparmia neppure Mattarella, sbeffeggia Greta Thunberg e la sua crociata ambientalista, ingiuria Carola Rackete, la capitana della Sea Watch che ha salvato centinaia di vite in mare, si adopera perché sia processata, ma deve rispondere in tribunale alla querela per gli insulti che le ha rivolto e deve ingoiare anche la decisione dei magistrati che assolvono la giovane tedesca da ogni accusa.  “Non andava arrestata sentenzia la Cassazione: escluso il reato di resistenza e di violenza a nave da guerra contestato alla capitana per aver forzato il posto di blocco della Guardia di finanza, a Lampedusa, atto giustificato dal dovere di salvare vite umane in mare”.
Suscita perplessità la vicenda giudiziaria sovrana che ha come titolo “Nave Gregoretti”, evento bis del precedente che ha consentito a Salvini di farla franca con la complicità dei grillini. La Procura smistò al tribunale dei ministri l’imputazione  di sequestro di persona per il ministro  dell’Interno e la commissione parlamentare negò l’autorizzazione a procedere. Stavolta la decisione è sollecitata dall’episodio delle nave Gregoretti, costretta per molti giorni a navigare al largo per ordine di Salvini, con i migranti in condizioni di estremo disagio. È rissa maggioranza-opposizione sui tempi della decisione. La destra dice “subito”, il pd “dopo il voto in Emilia-Romagna e Calabria”.  Ma come, sembrerebbe logico il contrario: questa volta i 5Stelle, senza il vincolo dell’alleanza di governo con la Lega non dovrebbero “fare scherzi” e l’autorizzazione a procedere diventerebbe un inciampo pre elettorale a favore di Bonaccini, candidato dem. La fretta della destra sarebbe motivata dalla chance per Salvini di invocare il complotto politico. Sullo sfondo è da interpretare la tesi difensiva dell’ex ministro. Sostiene che Conte e il governo nel suo insieme erano informati della decisine e consenzienti. Ma fosse dimostrato, il coinvolgimento denunciato non assolverebbe comunque Salvini che sarebbe un co-imputato di primo piano. E allora? Misteri del politichese. Codicillo. La votazione della Commissione che ha fissato la decisione a Lunedì 20 Gennaio ha visto tra i votanti a favore di questa data la presidentessa del senato Casellati, che lasciata a Palazzo Madama l’equidistanza propria della sua carica istituzionale  si è schierata con la destra. Andrea Marcucci, capogruppo dei senatori dem:  “Casellati ha gettato la maschera, ha votato insieme alla destra ed è un fatto molto grave. La presidente del Senato da oggi non si può più considerare carica imparziale dello stato, ma donna di parte”. Zingaretti: “Casellati scorretta”.
È già sentenza di condanna l’ignobile insolenza che ha indotto Salvini a ironizzare nei confronti di un giovane esponente delle sardine, della sua momentanea difficoltà di parola nel corso di un intervento dal palco dovuto a dislessia.  
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