NAPOLI / 25 EURO PER UN VISTA MARE A POSILLIPO

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Vuoi fittare un appartamentino vista mare sulla strada più panoramica di Napoli, via Posillipo? 25 euro al mese.

Preferisci la vista (sempre sul mare) dalla collina del Vomero, nella elegante via Palizzi? 24 euro mese.

Oppure un quartino sulle storiche Rampe Brancaccio che scendono verso la strada più chic della città, via dei Mille? Saliamo di prezzo, fa 90.

Sono i freschi saldi di Palazzo San Giacomo, gli ultimi super cadeau che il sindaco arancione di Napoli, Luigi de Magistris, offre, come brioches, al popolo partenopeo, che ha una storica, atavica fame di case e ora si trova questi straordinari canoni da Babbo Natale.

Siamo, comunque, ad un tema non nuovo proprio per Palazzo San Giacomo: quello relativo alla svendita dei beni comunali, ai prezzi stracciati per i fitti dell’immenso patrimonio che ammonta ad oltre 25 mila immobili.

Mentre, al contrario, quando il Comune fitta, lo fa a prezzi stratosferici, tanto Pantalone paga: per fare un paio di esempi, 350 mila euro all’anno per la sede dei vigili urbani in una strada qualunque di Napoli, via Raimondi; oppure un immobile per i suoi uffici in via Arnaldo Lucci alla bellezza di 450 milioni.

In soldoni, tirando le somme, a Palazzo San Giacomo spendono per fitti ben 3 miliardi e 400 milioni, mentre incassano appena 126 milioni di euro. Ai confini della realtà.

Disastroso anche l’andamento delle vendite di immobili sempre del patrimonio comunale. Su un totale ‘mattonaro’ pubblico da 1 miliardo e mezzo, sono state vendute le briciole, nel 2019 appena 124 immobili, con incassi quasi condominiali, 4 milioni e mezzo di euro, un giocatore di riserva per la serie C.

Osserva un dirigente di lungo corso a Palazzo San Giacomo. “L’impatto di queste cifre sul bilancio è devastante. Siamo ogni anno a piazzare pezze a colori, ma per il 2020 la vedo proprio nerissima. Il nostro piano di riequilibrio è solo sulla carta, pura teoria amministrativa, tanto è vero che la Corte dei Conti ci ha già più volte ammonito”.

Ma vediamo più da vicino le cifre da brivido.

Al Comune partenopeo sono registrati contratti di affitto per oltre 25 mila immobili di proprietà a Napoli, in provincia e in altri comuni della Campania (ed anche in qualche altra regione). La media di introiti per ciascun contratto è di 85 euro, ed è schiacciata verso il basso dalla consistente mole di fitti irrisori che sono richiesti per gli alloggi popolari.

Le strutture di edilizia pubblica, concentrate soprattutto nelle periferie, rappresentano la maggioranza degli immobili comunali. Veniamo ai numeri. Ci sono 6.500 case che vengono fittate per un valore compreso tra i 2 (due) e i 10 (dieci) euro: in totale, arrivano a costare al massimo 50 euro al mese oltre 17 mila immobili, il 70 per cento del totale di quelli ceduti in fitto dal Comune.

Palazzo San Giacomo. Sopra, una strada panoramica di Posillipo

Un’altra grossa questione riguarda appartamenti e negozi nei quartieri centrali e in zone che il mercato considera ‘di pregio’. La questione coinvolge in pieno i ‘vecchi contratti’, in base ai quali, appunto, si continua a pagare 25 euro al mese quando nello stesso palazzo altre unità immobiliari sfiorano gli 800 euro.

Sul fronte degli esercizi commerciali si ripetano i casi – non infrequenti – di fitti rimasti bloccati per decenni e mai aggiornati.

Nella centralissima via Pessina, a un passo dal Museo Nazionale, un negozio fronte strada paga 63 euro al mese; 66 euro per un altro nel sempre centralissimo Corso Vittorio Emanuele; 197 euro per un negozio di via Manzoni, nella zona alta di Posillipo; 142 per una vetrina nella elegante via Schipa nel quartiere di Chiaia.

Nella sgarrupata periferia urbana, ad esempio in viale della Resistenza, a Scampia, si possono pagare 3 euro e 80 centesimi al mese; in via Lepore, a Piscinola, il prezzo sale a 4 euro e mezzo; mentre nel quartiere di Barra, nella ex zona industriale, un appartamentino di quattro stanze al secondo piano può venire 2 euro tondi.

Una questione vecchia che da anni non trova mai uno sbocco. Cinque anni fa ci provò un consigliere comunale, Gaetano Troncone, che presentò un’interrogazione comunale chiedendo ragione di tali irrisorie cifre per i fitti: nessuna risposta.

Da rammentare che per anni la gestione del patrimonio comunale di Napoli venne affidata alla Romeo Gestioni, che fa capo all’immobiliarista casertano protagonista nello scandalo Consip ed attuale editore del Riformista, Alfredo Romeo.

Dopo circa un anno dal suo insediamento, la giunta guidata dal sindaco de Magistris revocò quell’affidamento, passando tutta la gestione del patrimonio alla Napoli Servizi, una partecipata del Comune. Che in questi anni ha dimostrato di essere un carrozzone in piena, classica regola, totalmente incapace di gestire e valorizzare quell’immenso patrimonio che, invece, potrebbe rappresentare una enorme risorsa finanziaria per le sempre sforacchiate casse di Palazzo San Giacomo.

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