TERRA DEI FUOCHI / MANCA IL COMMISSARIO, STOP BONIFICHE

Condividi questo articolo

Il più grosso progetto di bonifica nella Terra dei Fuochi è incredibilmente fermo da un mese. Stoppato. Senza più un responsabile al comando, uffici deserti, uno Stato che abbandona il campo di battaglia contro la camorra.

Succede nelle aree del Giuglianese, nell’area a nord di Napoli, di proprietà della Resit, un’impresa per il riciclaggio dei rifiuti controllata da un colletto bianco della camorra, Cipriano Chianese, uomo di riferimento del clan dei Casalesi, fazione Bidognetti, alias Cicciotto ‘e mezzanotte.

Da metà dicembre tutto è fermo perché è scaduto il commissario alle bonifiche, Mario De Biase, e quindi è fermo ogni tipo di attività amministrativa, contabile, gestionale, anche ordinaria.

Uffici vandalizzati, da metà agosto a fine anno, da una ventina di raid camorristici, ulteriore segno di sfregio ad un minimo di controllo pubblico.

Cerca di mettere una pezza a colori l’assessore regionale all’Ambiente, Fulvio Bonavitacola, fedelissimo del Governatore Vincenzo De Luca. “Abbiamo richiesto al governo, fin da novembre 2019, un’apposita norma che consentisse il prosieguo delle attività della struttura, almeno per un anno, fino al dicembre del 2020”.

Ma non si è mossa una foglia, e quindi ora la barca è senza alcun timoniere.

“Nel frattempo – ammette l’ex commissario De Biase – hanno distrutto tutto. E guarda caso tutto è avvenuto in coincidenza con l’istanza di pagamento delle spese sopportate per bonificare quelle aree che, in qualità di commissario, ho inviato ai fratelli Vassallo per San Giuseppiello e a Cipriano Chianese per la Resit”.

L’udienza del processo penale è fissata per il prossimo aprile. Ma ora sorge un grosso interrogativo: in questa ‘vacatio’, chi mai si costituirà in giudizio?

Da rammentare che Giuseppe Vassallo già trent’anni fa esatti, nel 1989, aveva rivelato alle forze dell’ordine i traffici dei rifiuti tossici, dettagliando i percorsi di quelle monnezze d’oro.

Percorsi molto ‘pericolosi’, visto che dal clan Bidognetti portavano fino ad Arezzo, per la precisione a Villa Wanda, la magione del Venerabile Licio Gelli. Diversi gli incontri d’affari di cui parlò Vassallo.

Federico Bisceglia

Come mai sono passati trent’anni da allora e solo adesso si va a processo?

A cosa sono valse le tante verbalizzazioni mentre le Terre dei Fuochi sono diventati un vero cimitero per gli abitanti e le morti per tumore avranno i loro picchi tra una decina d’anni?

Anche di Cipriano Chianese la Voce ha scritto, una ventina d’anni fa e passa, svariate volte. Ci beccammo una citazione civile, per aver leso l’immagine di un avvocato-imprenditore di rispetto.

Solo dopo la magistratura ha acceso i riflettori, fino alla confisca delle proprietà sparse in mezza Italia.

E su tutti i business aveva verbalizzato nel 1997 Francesco Schiavone, in grado di dettagliare in modo ancor più preciso quei traffici e mappare il terreno, maxi inquinamento per maxi inquinamento. Come mai sono trascorsi 23 anni da quelle rivelazioni di fuoco?

E, naturalmente, Schiavone è morto ‘accidentalmente’ cadendo da un albero. Così come è morto ‘accidentalmente’ in auto, qualche mese dopo, il magistrato antimafia che lo stava interrogando e curava l’esplosivo dossier dei traffici tossici, Federico Bisceglia.

Il cerchio è chiuso.

Condividi questo articolo

Lascia un commento