INFORMAZIONE / UNA LEGGINA CONTRO QUERELE E CITAZIONI TEMERARIE

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Finalmente uno spiraglio per la libertà d’informazione. O meglio, per arginare quella valanga crescente di querele penali e citazioni civile con fortissime richieste pecuniarie di risarcimento danni, una autentica intimidazione nei confronti dei giornalisti che fanno unicamente il loro mestiere.

E’ passato in commissione giustizia il 17 dicembre al Senato, infatti, un testo di legge brevissimo ma alquanto significativo, promosso dal pentastellato (e giornalista) Primo Di Nicola. Composto da un solo articolo, prevede una condanna comminata dal giudice al querelante (o citante in sede civile) in caso di sconfitta, per un importo pari ad un quarto rispetto alla somma richiesta: tutto ciò, ovviamente, quando viene accertato come l’azione sia stata solo intimidatoria. Come si diceva in gergo, un’azione “temeraria”.

Piero Grasso

Se ne è spesso discusso in passato come dell’unico argine possibile per frenare l’orgia di querele e citazioni facili e spesso miliardarie un tempo, milionarie oggi. Ma non se ne è mai fatto niente, per l’impossibilità al solito, di trovare un accordo da parte delle forze politiche, a dimostrazione di quanto i partiti se ne freghino di tutelare in modo autentico la libera informazione.

Stavolta, dopo 14 mesi di lavori parlamentari, pare si sia finalmente raggiunto un accordo trasversale. Ma le insidie sono dietro l’angolo, perché il testo dovrà passare per altri step, una volta ottenuto il disco verde del Senato.

Un testo snello e chiarissimo, inequivocabile. Come sottolinea il senatore di Leu Piero Grasso: “quando la leggina sarà approvata tutelerà tutti i giornalisti: finalmente chi avvierà in malafede liti temerarie contro i giornalisti con richieste danni sproporzionate, sarà tenuto a risarcirlo con una somma decisa dal giudice e non inferiore ad un quarto della somma da lui stesso richiesta”.

Sottolinea Alberto Spampinato, fondatore e animatore di Ossigeno per l’Informazione, uno dei pochi presidi in difesa dei giornalisti minacciati sotto il profilo fisico e anche giudiziario: “Il provvedimento proposto dal senatore De Nicola riveste un interesse doppio: da un lato offre una risposta adeguata a un aspetto non secondario del problema. Dall’altro funziona come cartina di tornasole che dice qual è l’effettiva disponibilità politica del parlamento ad affrontare l’intera questione, per la quale sono in esame altri più corposi provvedimenti che per prendere il largo attendono di vedere in quali acque navigherà la leggina sulle liti temerarie”.

Ogni anno vengono presentate più di 9.000 azioni legali per presunta diffamazione a mezzo stampa, e 1 sola su 10 risulta fondata, cioè approda ad una condanna del giornalista. Il resto è pura intimidazione.

Mesi fa la Voce, per un breve articolo (con una notizia per di più ripresa pari pari dal Mattino) s’è vista recapitare una citazione civile con richiesta di risarcimento danni per 1 milione di euro. Ad inviarcela il colosso della distribuzione farmaceutica che fa capo a Stefano Pessina, il gruppo Healthcare Alliance.

Per questa incredibile vicenda, abbiamo avuto il sostegno economico da parte del fondo istituito proprio da Ossigeno per l’Informazione, attraverso cui vengono sostenuti i giornalisti che non hanno i mezzi sufficienti per pagare la propria difesa legale.

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