MENO MALE CHE LA CASSAZIONE C’E’

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In un periodo di massima agitazione nel pianeta Giustizia, con la sostanziale abolizione dell’istituto  della  prescrizione voluta dal ministro Alfonso Bonafede che fra pochi giorni entra in vigore e gli avvocati sul piede di guerra, incontriamo il penalista partenopeo Gennaro De Falco, che ci spiega come ha ottenuto innanzi alla Suprema Corte numerose sentenze capaci di “fare giurisprudenza”, tutelando le ragioni degli ultimi.

 

E’ già balzato più volte alle cronache nazionali, ad esempio quando lasciò il lucroso incarico di avvocato di Equitalia perché in dissenso coi metodi degli esattori ai danni dei più deboli. O quando fu ospite del popolare programma di Giancarlo Magalli in quanto difensore delle parti offese nel delitto di via Caravaggio, altro buco nero della giustizia nostrana.

Non molti sanno, però, che oggi Gennaro De Falco, noto penalista del Foro partenopeo, è soprattutto l’avvocato con un record di successi dinanzi alla Corte di Cassazione, dove numerosi suoi ricorsi hanno fatto giurisprudenza e talvolta cambiato il corso del Diritto italiano, riportandolo verso norme ed applicazioni più rispettose della dignità delle parti e di un concreto equilibrio tra accusa e difesa. Lo abbiamo raggiunto nel suo studio al centro Direzionale di Napoli, dove si è acquartierato dopo aver lasciato lo storico indirizzo del Vomero, per decenni meta di autentici pellegrinaggi di cittadini alla ricerca di verità e giustizia.

 

Avvocato De Falco, una sentenza dopo l’altra, lei sta diventando un recordman di vittorie fra i cassazionisti. Qual è il suo “segreto”, se così si può dire?

Intanto va detto che moltissimi avvocati lavorano più sulla “quantità” che sulla “qualità” e questo metodo non consente di rendere buone prestazioni professionali. Inoltre, ci sono colleghi che puntano ad affermare in Cassazione “il fatto”, dimenticando che si trovano davanti ad una Corte di legittimità. E forse proprio per questo ritengono, sbagliando, di dover scrivere montagne di atti, fascicoli monumentali, senza comprendere che le memorie devono essere sintetiche, precise, chiare e, soprattutto, che devono estese seguendo l’evoluzione della giurisprudenza. Altrimenti arrivi dinanzi alla Corte e non sai neanche di cosa parli, o dimentichi che la Cassazione è l’estremo baluardo di legittimità.

 

A cosa si riferisce, in particolare?

In apertura il penalista Gennaro De Falco, che qui vediamo ospite al programma condotto da Giancarlo Magalli sul delitto di via Caravaggio.

Voglio dire che nelle sedi giudiziarie di primo e secondo grado, tra Procura, Gip, Riesame, il condizionamento ambientale esiste, eccome… è inutile negare che, specie negli ambiti territoriali lo più circoscritti, il Gip spesso può  tendere ad attribuire maggior valore alle ipotesi del suo collega pubblico ministero, piuttosto che a quelle dell’avvocato difensore. Invece la Cassazione è totalmente lontana da simili patologie sociali. Inoltre in quella sede i magistrati chiamati ad esprimersi sono cinque, più numerosi quindi rispetto al giudice monocratico, figura sempre più diffusa, o al Collegio, che è composto al massimo da tre giudici. Aggiungo che normalmente in Cassazione il livello di preparazione e di attenzione dei magistrati è nettamente superiore. Ed è giusto che sia così. Tutto questo rende già di per sé la Cassazione una sede più neutra ed imparziale.

 

Vogliamo ripercorrere brevemente alcuni dei casi più clamorosi che hanno visto trionfare le ragioni di suoi assistiti dinanzi alla Suprema Corte?

Uno fra i più recenti è in cronaca: l’annullamento della misura cautelare per il mio cliente, un imprenditore, nel processo che diede origine alla vicenda Consip. Il mio cliente era stato arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa e molti altri gravissimi reati. Al Riesame, come molto raramente accade, la  situazione si aggravò ancora e gli avevano attribuito addirittura il concorso pieno. Poi mi nominarono e devo dire che la situazione era devvero disperata. Abbiamo presentato ricorso alla Suprema Corte e la Cassazione lo ha accolto pienamente, annullando la misura cautelare per assenza dei gravi indizi di colpevolezza.

 

Questa sentenza ha avuto ripercussioni sull’inchiesta Consip?

In realtà ha fatto giurisprudenza, è stata una “apripista” che ha portato al proscioglimento anche di numerosi altri indagati. Molti forse non lo sanno, ma se quel processo è franato lo si deve anche a quel mio ricorso in Cassazione. Devo dire che la Corte ha avuto coraggio a ribaltare il provvedimento, nonostante l’aggravamento deciso dal Riesame, che aveva ritenuto il  concorso pieno. Ricordo che fu un’udienza lunghissima, normalmente in Cassazione, soprattutto se si tratta di misure cautelari, si svolge tutto in pochi minuti. Invece siamo stati ore e per me vedere che tutto il Collegio seguiva il mio ricorso, rigo per rigo, e prendeva appunti, fu veramente un’enorme  gratificazione, poi arrivò la risposta e toccai il cielo con un dito.

 

Un altro caso, ancor più recente, mi pare riguardi il processo per un omicidio di camorra. Ce ne parla?

Guardi, è talmente recente che stiamo aspettando il deposito delle motivazioni da parte delle Sezioni Unite, che ci hanno dato ragione su una questione, anche di principio, secondo me fondamentale in un Paese civile.

 

Quale?

Il diritto dei familiari di vittime delle mafie al gratuito patrocinio a spese dello Stato. Questo procedimento in Cassazione è durato anni, ci ho rimesso anche le spese delle tante trasferte, ma mi sembrava giusto e necessario andare avanti perché quei familiari, parte civile nel processo per l’omicidio di camorra del loro congiunto, dovevano avere giustizia. E l’hanno avuta. Ma ci sono volute le Sezioni Unite: dopo anni di battaglia le questioni che avevo sollevato sono state accolte, devo solo aspettare il deposito delle motivazioni.

 

Perché inizialmente la Corte di assise  non voleva accogliere questo principio?

Per la verità, più che respingerlo totalmente, creavano una serie di problemi secondo me senza senso, denegando la loro competenza a decidere. Poi spedirono gli atti in Cassazione, dove le singole sezioni si rimpallavano la questione tra loro. Alla fine la questione fu rimessa alle Sezioni Unite, che nel dispositivo sembrano aver condiviso le mia interpretazione. Questa è solo una delle tante assurdità tutte italiane: il nostro Paese spende miliardi ogni anno ad esempio per i richiedenti asilo, ma poi nega il sacrosanto sostegno a coloro che hanno perso un familiare per mano della criminalità organizzata. Questo è avvenuto nel corso degli anni, fino a quando le Sezioni Unite hanno accolto le nostre richieste. Obbligo dell’avvocato è anche – e io dico soprattutto – quello di difendere la persona offesa, specie in certe aree del paese oppresse dal predominio delle mafie. Noi non dobbiamo assistere solo gli indagati, ma anche le parti offese. Cutolo diceva: l’avvocato difende e non accusa. Ma lo diceva lui, io non la penso così e, paradossalmente, spesso mi sembra che le Procure vedano l’impegno degli avvocati in difesa  delle vittime di reati come una specie di “lesa maestà”.

 

Un’altra sentenza che farà giurisprudenza, questa?

E’ più che altro una sentenza necessaria, il precedente indispensabile per non rendere così difficile ai familiari delle vittime la facoltà di agire in difesa dei loro diritti, e a noi avvocati di assisterli. Sono situazioni delicate, che incidono sulla vita, sulla sicurezza sociale, perfino sulla tenuta democratica del Paese. Dopo questa sentenza ci sarà un punto fermo e mi auguro che molti colleghi avvocati lo capiscano: è facile difendere l’indagato, specie se è un soggetto facoltoso. Ma chi tutela le vittime di mafia e camorra?

 

Restiamo sul tema per passare alla contestatissima riforma della prescrizione, che entra in vigore ormai tra pochi giorni. Condivide la moratoria-oratoria non stop dinanzi al Palazzaccio organizzata la scorsa settimana dalle Camere Penali?

Ben venga qualunque iniziativa che possa richiamare l’attenzione su questo gravissimo tema. Quello che non tutti capiscono, però, è che i problemi nascono a monte, dal Codice di Procedura Penale entrato in vigore nel 1989. Lo ha detto bene in questi giorni il professor Franco Coppi: il nuovo codice ha prodotto lo strapotere delle procure, ha alterato gli equilibri nel processo. E’ una calamità. Le faccio subito un esempio.

 

Prego

Secondo le norme vigenti, le spese di trasferta per i testi del pubblico ministero sono a carico dello Stato, cioè di tutti noi. Quindi il pm ha facoltà e possibilità di far venire in giudizio tutti i testimoni che ritiene necessari a sostenere le sue accuse. Invece, per convocare i testi della difesa, l’imputato deve pagare tutto a sue spese. Quindi se non ha soldi per le trasferte, spesso molto onerose, non li può chiamare, o non tutti. E questo è già un limite stringente, ab origine, al diritto di difesa costituzionalmente garantito.

 

Tornando alla prescrizione, molti sostenitori della riforma Bonafede affermano, a sostegno della loro tesi, che  la lungaggine dei processi sia colpa degli avvocati, che chiedono continuamente rinvii.

Invece è esattamente il contrario: quando l’avvocato chiede un rinvio, la legge impone che si sospendano i termini di prescrizione, quindi noi difensori ci guardiamo bene dal chiedere rinvii se non per gravi motivi. Peraltro questa norma sulla sospensione è entrata nel Codice proprio per una intervista che molti anni fa rilasciai ad un giornalista Rai. A quella intervista seguirono uno speciale di Report, poi numerose interrogazioni parlamentari, fino a quando fu varata la nuova legge che sospende la prescrizione, tuttora vigente. Che è una legge giusta, a differenza di quella che vuole introdurre oggi il Guardasigilli.

 

Cosa succederà dai 1 gennaio?

Sarà ancora peggio per tutti, perché già oggi il processo non funziona, Faccio un esempio: stamane in udienza doveva venire un teste del pm, un poliziotto, da Pordenone. Non è venuto. Rinvii su rinvii. Quanto spende lo Stato in queste lungaggini?

 

Poche ore fa Matteo Renzi, nel suo discorso al Senato, ha sostanzialmente affermato che in Italia non vi è più equilibrio tra potere legislativo e giudiziario, che il secondo ha già ampiamente sopravanzato il primo. Ha ragione Renzi?

Stavolta devo dare pienamente ragione a Renzi. Gli ultimi governi sono caduti tutti per mano giudiziaria. Ma di che parliamo?… Ormai gli equilibri tra i poteri si sono completamente alterati, mentre il ceto politico rivela impreparazione e superficialità davvero sbalorditive, sino a qualche anno fa del tutto impensabili.

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