Diritto cronaca. Un Codice di condotta per la polizia in Europa

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Articolo tratto da Ossigeno per l’Informazione.

Il 4 dicembre 2019 il Centro Europeo per la Libertà di stampa e dei media (ECPMF) ha presentato al Press Club di Brussels un Codice di condotta della Polizia per il rispetto della Libertà di stampa. Il documento è stato scritto da ECPMF insieme con la Federazione Europea dei Giornalisti (EFJ) e le associazioni Ossigeno per l’Informazione, Index on Censorship, OBCT, e SEEMO. Risponde alla necessità di regolamentare il rapporto tra operatori dell’informazione e forze dell’ordine. Traccia a questo scopo otto linee guida per stimolare un dialogo costruttivo fra le parti e la produzione di norme su questa materia.

Il Codice riassume in otto punti le modalità in cui la Polizia e i giornalisti possono lavorare insieme in modo amichevole. Le clausole sono state definite sula base di una ricerca che ha preso in esame le modalità di conflitto tra le due professioni che si sono maifestate in tutta Europa. Affronta il problema della violenza ingiustificata da parte della polizia, della sorveglianza, del riconoscimento, della protezione delle fonti e della confisca del materiale giornalistico. Il Codice si propone di fornire linee guida per stabilire e mantenere un dialogo tra giornalisti e polizia, aiutando entrambi le professioni a lavorare insieme in modo più tranquillo.

Il Rappresentante belga della Confederazione Europea della Polizia (EuroCOP), Peter Smets, è intervenuto alla presentazione. “A causa dell’aumento della violenza nella società – ha detto – , i giornalisti e gli agenti di polizia si trovano di fornte alle stesse sfide. Questo segnale d’allarme invita ad una migliore comunicazione. Alla fine di ogni giornata, in fondo, tutti noi vogliamo tornare a casa sani e salvi.”

Le otto linee guida si possono riassumere in questi punti:

  1. Qualsiasi tipo di violenza da parte del personale di polizia ai danni di giornalisti è inaccettabile;
  2. I giornalisti hanno il diritti di raccogliere informazioni e la polizia deve proteggerli da ogni forma di interferenza illegale, specialmente durante le manifestazioni pubbliche.
  3. Si deve riconoscere ai giornalisti il diritto di identificare il singolo agente di polizia e di documentare e riferire il lavoro delle forze dell’ordine.
  4. Alla polizia non è permesso cancellare filmati né confiscare l’attrezzatura di un giornalista senza un adeguato mandato.
  5. I giornalisti non devono essere criminalizzati, discriminati né inseriti in alcuna lista nera per le loro presunte opinioni politiche.
  6. I giornalisti non devono essere sorvegliati dalla polizia.
  7. Se la polizia ferisce, minaccia o molesta i giornalisti, tali azioni devono essere condannate, investigate da investigatori indipendenti e le indagini e le conclusioni devono essere rese pubbliche Il personale della polizia deve avere una adeguata formazione sui diritti dei giornalisti e deve degli aggiornamenti su di essi.

Il testo integrale del Codice è accessibile qui.

Gli autori del Codice riconoscono che il rapporto tra giornalisti e polizia è difficile, ma considerano importante costruire un dialogo per incoraggiare il rispetto reciproco, la difesa dei diritti umani e per coltivare un ambiente in cui la libertà di stampa e dei media possa prosperare.

“Ovunque si guardi si trova lo stesso problema: nel disordine delle proteste, i giornalisti vengono ostacolati nel loro lavoro. A volte vengono addirittura attaccati. Il Codice della Polizia sulla Libertà di stampa è stato creato per dare alla polizia e ai professionisti dell’informazione un chiaro insieme di linee guida su come salvaguardare la libertà di stampa e di informazione”, ha detto l’Amministratore Delegato di Ecpmf , Lutz Kinkel. “Speriamo che la chiarezza e l’utilità pratica del Codice aiuti a minimizzare gli inopportuni scontri tra polizia e giornalisti.”

Per Ossigeno, Maria Laura Franciosi ha riassunto i termini in cui si presenta il problema in Italia, citando alcuni episodi che hanno fatto emergere i problemi da affrontare.

ASP/mr

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