L’insopportabile tam-tam chiamato calcio

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Il mondo malato del calcio si mostra alle persone normali, esenti dalla patologia di calciofili esagitati, esattamente come il marcio del nostro tempo scandito dalla legge del più forte, dagli estremi ricchezza-povertà governati da re Mida americani, russi, cinesi, da investimenti multimilionari in club che dominano lo scenario del football per nababbi. Il  fenomeno si concentra nelle metropoli europee e aggredisce storici club inglesi, spagnoli, tedeschi, italiani, che al pari di grandi imprese industriali entrano nel tempio della finanza. Dalle nostre parti nell’elenco delle quotazione azionarie e nel listino borsa  risponde presente la Juventus della Fiat, che partecipa a dimensione mondiale all’asta per ‘acquisti e vendite’ nel mercato di settore. Dà voce a questo mega emporio del football il tambureggiante, quotidiano tam-tam dei media, che siano quotidiani cartacei, informazione radiotelevisiva, periodici di settore o di gossip. C’è da sorprendersi se il quotidiano più letto e venduto in Italia è la Gazzetta dello Sport? Conta su 3.251.000 fedeli seguaci tra copie di carta e digitali. Seguono, a debita distanza Corriere della Sera e Repubblica, ma subito dopo di loro c’è il Corriere dello Sport. Il bombardamento è pluri quotidiano e tocca picchi elevatissimi nei giorni che precedono o seguono partite del campionato maggiore o di Coppa. Per capire di che parliamo è appropriato raccontare di Ansu Fati, un giovanotto appena diciassettenne, della Guinea, che i talent scout del Barcellona hanno scoperto e ‘portato  a casa’. Ansu è di quelli nati per fare gol, un vero fenomeno e la Spagna si è affrettata a naturalizzarlo per farne una stella mondiale. Ma quanto vale al ‘famigerato mercato’ di settore? Allo stato attuale 140 milioni di euro, che lieviteranno con facile previsione. Se poi il giovanetto volesse rescindere il contatto con i ‘blu grana’, la cosiddetta clausola rescissoria sarebbe di 400milioni. In  questo mondo di emiri e miliardari di ogni latitudine, ha cercato e trovato ospitalità il re dei cine panettoni, al secolo Aurelio de Laurentiis, che ha ‘comprato’ i cocci del Napoli in pericolo di fallimento e con abilità imprenditoriale lo ha ricollocato nell’olimpo del calcio italico. Ma…, ma il padre padrone del club azzurro non è omologo di straricchi petrolieri, che non riescono a spendere quanto gli entra in tasca ogni giorno dall’oro nero: De Laurentiis si è proposto di gestire la società con  oculatezza, per non andare in rosso. I tifosi, che sprovveduti non sono, lo hanno sgamato. Dopo innumerevoli promesse d’acquisto di star mondiali del calcio, rivelatesi regolarmente bufale da sbruffoneria, da grandeur propagandistica,  il feeling ha subito un brusco stop, plasticamente evidente per i vuoti via, via più consistenti sugli spalti del San Paolo e frasi non proprio affettuose negli striscioni esposti dai tifosi più ostili. Di male in peggio: la trama iniziale del film sceneggiato dal geniale Sarri, interrotta sul più bello, è stata affidata al ‘re di Coppa’ Ancelotti, preceduto da un palmares come ne possono esibire pochi. Carletto ha gradito, convinto di una discesa al Sud, che a prescindere dal contratto multi milionario offerto dal presidente, gli avrebbe concesso di svernare in una città bella e accogliente, per di più con l’opportunità di garantire il futuro ai due figli, il maschio come suo vice, la femmina sposa di un esponente dello staff medico della squadra. La contropartita: lasciare mano libera a De Laurentiis nella delicata dinamica di acquisti e vendite dei giocatori e garanzie di mandare in campo a turno tutti gli uomini della ‘rosa’ per non correre il rischio di svalutazione, in previsione di vendita. È andata come è andata. Orfani del sarrismo, smarrito dopo la prima fase di un campionato fa, il Napoli si è scoperto senza personalità, zero affiatamento (mai la stessa formazione) e voglia smarrita di divertirsi con un calcio spettacolare e vincente. Giocattolo guasto. Quando il binomio De Laurentiis-Ancelotti ha provato ad aggiustarlo con azioni punitive, è finito in pezzi. Serviva a questo punto un capro espiatorio e chi se non l’allenatore in rotta con i giocatori più autorevoli? Giù la testa di Ancelotti. L’ufficialità della notizia è arrivata a poca distanza dal 4 a 0 di Napoli-Genk, ma Mertens e compagni ne erano informati prima di scendere in campo e hanno deciso di dimostrare che la crisi di tante giornate senza vittorie in campionato era conseguenza del caos societario e di scelte non condivise del tecnico. La risposta all’addio di Ancelotti è stata agevolata e molto dall’inconsistenza del Genk che avrebbe sconfitto sonoramente anche il Benevento capolista della serie B. Un colossale infortunio del portiere, due gol su rigore, una sola perla la rete di Milik su cross di un magnifico Di Lorenzo. Arriva ringhio Gattuso: che Napoli sarà, se in cabina di comando permane il binomio De Laurentiis padre-figlio? Bella domanda.

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