GIAPPONE / OLIMPIADI 2020 A RISCHIO RADIOATTIVO

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Giochi olimpici 2020 in Giappone, Greenpeace lancia l’allarme radioattività.

L’associazione internazionale per l’ambiente, infatti, ha appena svolto delle indagini e delle rilevazioni nella zona in cui sta sorgendo il Villaggio olimpico, e vengono fuori dati da brivido, emergendo forti picchi di radioattività in quelle aree.

C’è grande preoccupazione, ora, per il sito di J-Village, nella ‘prefettura’ di Fukushima, dove nel 2011 si verificò l’incidente della centrale nucleare in seguito allo tsunami che colpì il Giappone.

I livelli di radiazioni rilevati sono – incredibile ma vero – di 1.775 volte superiori alla norma, quelli che si potevano osservare prima dei tre incidenti con fusione del nocciolo. I risultati completi della campagna di monitoraggio J-Village – a quanto pare – saranno pubblicati nella primavera 2020: a cosa potranno servire, allora, se non verranno effettuate con urgenza, anzi nell’immediatezza le necessarie operazioni di radicale bonifica?

Dopo aver visionato i primi dati, il 18 novembre Greenpeace Giappone ha inviato una lettera al ministro dell’Ambiente Shinjiro Koizumi per richiedere misure immediate di decontaminazione e la garanzia che il pubblico che assisterà agli eventi olimpici e parolimpici nel J-Village non sarà esposto ai ‘punti caldi’ di radioattività.

La testata nipponica Sankei Shimbrun ha reso note alcune parti della missiva in cui si apprende che la Tokyo Electric Power Company (TETCO) ha appena rimosso il terreno intorno ad un particolare hotspot dove sono stati rilevati 71 microsievert all’ora a livello di superficie.

“Questi picchi – nota Kazue Suzuki della campagna Energia di Greenpeace in Giappone – destano notevoli preoccupazioni per la salute pubblica. Punti con livelli così elevati di radioattività possono essere riscontrati nell’area chiusa intorno a Fukushima, la cosiddetta Area 3, ma non dovrebbero essere presenti in aree aperte al pubblico. E invece sono stati rilevati in un luogo che è stato al centro di un vasto programma di decontaminazione”.

Per Greenpeace i livelli rilevati, oltre a confermare l’entità del danno ambientale, mostrano anche il fallimento degli sforzi di decontaminazione. E viene aggiunto: “Esiste il rischio che forti piogge diffondano questi livelli più elevati di contaminazione sulle strade pubbliche e possano così ricontaminare le aree già decontaminate”. O decontaminate, appunto, in modo del tutto inefficace.

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