Sindaci – De Rosa a tutto campo per tutelare l’ambiente da onde “monstre”

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Li abbiamo visti esattamente così, sabato 7 dicembre, i sindaci di frontiera del Matese, quell’avamposto di tutela della legalità che sta già facendo parlare di sé l’Italia intera, specie dopo che i suoi sindaci – in testa quello di Prata Sannita, il penalista Damiano De Rosa – hanno applicato per primi le direttive europee sul principio di precauzione, fermando le installazioni degli impianti 5G fino a quando non saranno rese note da organismi ufficiali le garanzie per la salute umana e l’ambiente. Principi sacrosanti, ribaditi sabato durante l’affollato incontro pubblico sul tema 

“5G, tra rischi e precauzione: la tutela della salute come atto di responsabilità”, tenutosi presso la sede della Comunità Montana del Matese sabato scorso alla presenza di associazioni ambientaliste del territorio, studenti e comuni cittadini.

«I mostri esistono, ma sono troppo pochi per essere davvero pericolosi. Sono più pericolosi gli uomini comuni, i funzionari pronti a credere e obbedire senza discutere». La referente regionale dell’Alleanza Italiana Stop 5G, Maria Gioia Tomassetti, ha citato Primo Levi per dare il via ai lavori del convegno incentrato sui rischi legati alla installazione della tecnologia di quinta generazione. Forte del lungo, impegnativo lavoro attraverso cui, innalzando i vessilli della legalità e dell’amore nei confronti di un territorio dalle sconfinate bellezze naturalistiche, sta contribuendo al riscatto morale di un popolo di 42mila anime, Tomassetti ha invitato tutti gli amministratori locali a invocare il principio di precauzione: «possiamo sopravvivere anche altri due o tre anni senza il 5G – ha detto – forse non potranno farlo le compagnie che ci guadagnano, ma noi sì. Attendiamo di conoscere in che classe andranno i campi elettromagnetici perché, così come possiamo scegliere se fumare o non fumare, dobbiamo poter scegliere se essere irradiati o meno dai campi elettromagnetici a radiofrequenza. E questa è una libertà che nessuno ci può togliere. Sul 5G ad oggi non ci sono studi. Infatti dalla richiesta di accesso agli atti da parte dell’associazione Amica emerge l’assenza del parere sanitario. Quindi le frequenze del 5G sono state messe all’asta senza il parere del Ministero della Salute. Motivo più che valido per assumere una posizione di attesa», ha concluso la presidente del Comitato cittadino Raviscanina.

Un concetto argomentato con due minuziose  relazioni dai medici Bartolomeo Terzano (presidente Isde Molise) e Andrea Cormano (Isde Campania), che hanno rivelato l’esistenza di circa 10.000 studi Peer review sugli effetti biologici dei campi elettromagnetici a radiofrequenza, in particolare 2 e 3G, e cellulari. I risultati – in particolare quelli pubblicati nel 2018, quindi esclusi dal rapporto Istisan del ISS che si è fermato al 2017 – dimostrano un aumento statisticamente significativo di tumori. Studi che nelle aule dei tribunali hanno poi portato a sentenze di condanna, oltre ogni ragionevole dubbio, nei confronti di vari enti pubblici: dall’Inail al Ministero Ambiente a quello della Salute, per l’inerzia nel rilasciare le dovute informazioni sui rischi sanitari legati ai campi elettromagnetici a radiofrequenza. Oltre alla cancerogenesi, Terzano e Cormano puntano l’indice anche sui pericoli emersi in relazione ad altre patologie, in particolare a carico del sistema endocrino, riproduttivo, nervoso, fino ai danni sul DNA.

Maria Gioia Tomassetti. In apertura l’intervento di Damiano De Rosa

Del resto, «nulla si conosce sulla tecnologia di quinta generazione: zero studi e zero investimenti», ribadisce Maurizio Martucci, portavoce nazionale dell’Alleanza Italiana Stop 5G. Il quale non manca di sottolineare come il Matese sia diventato ormai “lo zoccolo duro” di una battaglia di civiltà che unisce cittadini, comitati, associazioni e istituzioni di tutta Italia nel nome della precauzione. Lo dimostra la grande affluenza di persone che hanno riempito la sala consiliare della Comunità Montana a Piedimonte Matese (CE), un luogo solenne, voluto fortemente dagli organizzatori dell’evento per via della soluzione di continuità rispetto al passato impressa dalla nuova Governance targata Franco Imperadore, il quale senza esitare ha aperto le porte della sede istituzionale dell’Ente montano per l’approfondimento di una tematica molto sentita dalla popolazione.

Un chiaro segnale, anche questo, che la giunta esecutiva varata appena un paio di mesi fa punta a riportare il cittadino al centro di un progetto di sviluppo e di difesa del territorio. Lo ha detto senza mezzi termini il sindaco Damiano De Rosa, presente come relatore anche in veste di penalista ed assessore alla Comunità Montana. «Se prima il Matese era considerato un territorio senza controllo, dove ognuno poteva comportarsi come meglio credeva, ora le regole sono cambiate e ci siamo noi a farle rispettare attraverso adeguati provvedimenti che abbiamo il potere ed il dovere di adottare», ha chiarito preliminarmente De Rosa. «In questo quadro, saremo l’occhio vigile del rispetto della legalità, opponendoci con forza ad ogni forma di speculazione o di prevaricazione che giunga dall’alto, a discapito dei territori amministrati, nella convinzione che il Matese sta finalmente riacquistando quella dignità che per troppo tempo questa terra era stata negata». Più che un invito, un monito a quel manipolo di amministratori locali ancora in dubbio se agire nel nome della precauzione, assumendosi la responsabilità di una decisione che eviti in primo luogo alla popolazione un nuovo salto nel buio attraverso una immersione in onde millimetriche mai esplorate.

«Noi amministratori – ha continuato De Rosa – abbiamo il dovere giuridico e la responsabilità morale di tutelare in ogni forma possibile e consentita il livello di benessere dei cittadini e la salubrità del territorio che ci hanno affidato conferendoci il mandato elettorale». Poi, a beneficio di chi fosse “a digiuno” di norme sulla sanità pubblica, il noto penalista ha chiarito esattamente i contorni del principio di precauzione. «Esiste da tempo, sia a livello comunitario che nazionale, ed è stato ben specificato nella sua precisa dimensione da vari interventi interpretativi giurisprudenziali, tanto che rappresenta oggi il criterio guida a cui bisogna doverosamente ispirare l’azione amministrativa per individuare le soluzioni più idonee a regolamentare le situazioni di incertezza sulla pericolosità o nocività dell’impiego di determinate tecnologie», ha concluso De Rosa, in linea con quanto ribadito poi dal presidente di Legambiente Caserta Nicola D’Angerio.

Una relazione insomma, quella di Damiano De Rosa, che ha lasciato il segno. E, secondo molti osservatori, proprio la sua indiscussa capacità comunicativa è alla base delle indiscrezioni che vedono le forze politiche di entrambi gli schieramenti, ormai proiettate verso le regionali, più che mai interessate al profilo di rinnovamento espresso dal battagliero sindaco di Prata. Staremo a vedere.

 

 

GUARDA SU YOUTUBE IL VIDEO CON BRANI DALL’INTERVENTO DI DAMIANO DE ROSA

 

 

 

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