Tragicommedia in giallorosso

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Pulcinella? Saltimbanco dilettante, giullare del sottoproletariato, comico da avanspettacolo di periferie di bocca buona, compare del “pazzariello” da vicoli napoletani. È tragicamente divertente, e ahinoi, la cronaca politica continua imperterrita a prenderla sul serio, la coppia di capintesta del grillismo semi fallito, protagonista di un patetico odio-amore, che unisce e separa i rampolli di un padre fascista e di uno abusivista, alle prese con guai sindacali e di illecite deroghe ai vincoli edilizi, al secolo i dioscuri Castore e Polluce. Il tandem DiMa-DiBa, anziché alzare la bandiera bianca della resa e svernare all’estero, tramano per sabotare il governo demostellato e strizzano l’occhio, ovviamente il destro, a Salvini, a chi li ha ridotti in miseria politica, a chi ha più che dimezzato il consenso popolare di un popolo di illusi. Qua e là, tra le righe del guazzabuglio che incrementa giorno dopo giorno il caos e la pochezza del confronto maggioranza-opposizione, i parlamentaristi con buon fiuto e orecchie spalancate sospettano con cognizione di causa che l’asprezza del ‘capo’ 5Stelle anti dem, il fuoco amico che mira ad altezza d’uomo il  Nazareno,  nasconda il rigurgito di una passione appena sopita per il rude, presunto machismo di Salvini. Che sia masochismo è un’ipotesi non peregrina, altrimenti come decodificare i piaceri del servilismo al truce leghista? È ragionevole il sospetto che la replica dell’empatia per l’ex alleato sia istigata dal ‘compare’ Di Ba, che disoccupato dopo aver chiuso senza gloria la parantesi di globetrotter pennivendolo, diventa agente provocatore e soffia sull’esile fiammella di un patto di governo a un niente dalla mancanza di ossigeno che la spegnerebbe.
Al fuoco incrociato su Conte e i suoi alleati dem, partecipa il rancoroso Renzi, proiettato in un anacronistico replay del modello di moderazione democristiano, tutto sbilanciato a destra. Sullo sfondo c’è un altro amico-nemico del Pd, il vendicativo Calenda, rimasto fuori dal pacchetto ministri del governo giallorosso. Di Maio, il giovanotto da Pomigliano prova a starsene in bilico tra gli uni e gli altri. Spaventato dalla prospettiva di tornare a essere un rampantino senz’arte, né parte, subisce la rabbia antidemocratica del Di Battista, ma sull’orlo del precipizio finge benevolenza pro dem. Dice “Con il Pd stiamo lavorando bene” (sic), ed è un vero prodigio di ambiguità, che il povero Pd sopporta con sempre maggiore disagio e Zingaretti racchiude in questo accorato lamento: “Maggioranza di governo sotto attacco per litigiosità, tiri mancini (pardon tiri della destra, ndr), sabotaggi, così lontani da quanto rappresenta l’anti Salvini che manifestano le piazze, da Bologna a Palermo, e che impongono di lasciarsi alle spalle egoismo, tatticismi, per rimettere al centro le persone, che pretendono la buona politica”.
C’è tensione nel Pd. Qualche voce non secondaria racconta la stanchezza di star dietro alle bizze grilline, al punto di rimettere il futuro immediato alla saggezza del Quirinale. Al cruento incrociare di spade del duello triangolare Pd-5Stelle-Reanzi, assiste cum summo gaudio il sodalizio eversivo Salvini-Meloni, nella “fiduciosa attesa” di un non impossibile default  giallorosso. In mezzo al guado resiste alle correnti  impetuose e  contrarie il povero Conte, strenuo avversario di Salvini in Parlamento e ormai tutelato più da Pd che dai pentastellati, gli stessi che lo hanno imposto come premier. Di Maio, divorato dall’invidia per lo schiacciante consenso popolare di cui gode Conte e forse infastidito dall’inedita comunanza di intenti con il Pd,  riduce il rapporto con il presidente del consiglio a zero, o quasi. Sulo sfondo, la ribellione montante delle sardine sembra non  avere ancora ha scosso in misura tangibile l’inettitudine di chi governa, che subisce l’ira funesta di Lega e Fratelli d’Italia, oltre alle bordate infide di Renzi.
Per combattere lo sconforto, non rimane che dialogare con Giove in persona, perché con la sua onnipotenza condizioni l’esito del voto imminente nell’Emilia rossa e colpisca con i suo dardi infuocati i ‘sì’ per la destra. Le sardine hanno dato e non danno segni di stanchezza, ma basterà come omaggio sacrificale al boss dell’Olimpo?
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