Fascismo fuori dalle fogne. Reati o libertà di pensiero?

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C’è un nodo da sciogliere, prima che tentazioni crescenti di farla franca dei nazifascisti assumano letale dimensione anti democratica: il punto è nell’intersezione di due estremi che si toccano con effetti molto preoccupanti. L’Italia antifascista, abbattuto il regime del disastroso ‘Ventennio’ si è tutelata dal pericolo di suoi rigurgiti con la Carta Costituzionale e ben due leggi dello Stato, ma la loro applicazione è stato spesso ostacolata dall’articolo della Costituzione che garantisce libertà di pensiero e si espressione. Di qui un rilievo: se tizio lede la dignità di caio con ingiurie e insulti, la legge distingue tra libertà di espressione e reato.  Punisce l’autore di manifestazioni verbali oltraggiose, ma spesso se ne astiene in nome di colpevole tolleranza per chi commette reati di apologia del fascismo, quasi che la magistratura adotti il criterio di equidistanza tra la Costituzione e le  leggi Scelba-Mancino. La prima vieta la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista e introduce il reato di apologia del fascismo. Non punisce solo la riorganizzazione del partito fascista, ma anche tutti i comportamenti che esaltano il fascismo. La norma, all’articolo 4, sanziona chiunque promuova oppure organizzi sotto qualsia forma la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzare il disciolto partito fascista. [Cos’altro sono Casa Pound, Forza Nuova e movimenti affini di estrema destra?] Per i trasgressori la pena prevista è da 5 a 12 anni di reclusione. La stessa legge  punisce chiunque pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti, o metodi del fascismo [cos’altro sono Casa Pound, Forza Nuova e affini di estrema destra?], o le sue finalità antidemocratiche, dunque anche la propaganda.
La Legge Mancino del 1993 punisce i reati di odio e discriminazione razziale [cos’altro sono  la Lega e Salvini?]. Articolo 2: è punito chiunque in pubbliche riunioni compia manifestazioni esteriori od ostenti emblemi o simboli propri o usuali di organizzazioni, associazioni o movimenti aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza razziali, etnici, nazionali o religiosi. [cos’altro fanno Lega, Salvini, Fratelli d’Italia, Casa Pound, Forza Nuova ecc.]. Cosa hanno in comune la libertà di pensiero e di espressione con i raduni di neofascisti, le esibizione di striscioni inneggianti a Mussolini, i saluti fascisti, le violenze razziste, l’antisemitismo, la xenofobia, il negazionismo della shoa, la discriminazione religiosa? Nulla, specialmente per i partiti democratici, silenti per decenni, per i magistrati, colpevolmente in bilico tra rispetto della legge e tolleranza.  Di che meravigliarsi se un docente universitario, titolare di cattedra dell’Università di Siena, tale Emanuele Castrucci, pubblica un tweet per esaltare la ‘guerra’ di Hitler ai mostri che oggi governano il mondo’, con tanto di foto e se, in tema di olocausto, afferma “i fatti descritti sono veri o falsi?”. Perché stupirsi se Antonio Caracciolo,  ricercatore dell’Università romana La Sapienza scrive in un blog che la shoa è una leggenda, se l’insegnante del liceo artistico di Palermo, tale Gino Giannetti, nel corso di una lezione, getta fango su Primo Levi e afferma che i lager nazisti erano dotati di piscina per il divertimento degli ebrei, se neo nazisti vandalizzano lapidi di partigiani ed ebrei, se istigano la violenza nei confronti dei musulmani e delle sinagoghe, se altri docenti,  come Damiani, di un liceo di Padova, ha definito l’olocausto “regno delle falsità, della menzogna propinata ai giovani”, se a Livorno un insegnante di liceo ha ‘insegnato’ ai suoi studenti che “i negri ci rubano il lavoro e delinquono più degli altri”, se ha risposto alla contestazione di tre ragazzi con il saluto fascista, se blitz delle forze dell’ordine scoprono arsenali di armi militari e progetti di attentati nei covi dell’estrema destra, se tra gli eccitati seguaci dei comizi di Salvini si mettono in mostra neofascisti con il braccio levato per il saluto romano, se centinaia di mascalzoni insultano Liliana Segre, superstite dei campi di Auschwitz, se il parlamento è luogo di risse, insulti e aggressioni aizzate da Salvini, Meloni ed esagitati di Forza Italia? La risposta più convincente arriva dalle piazze d’Italia, dalla contestazione delle sardine di salvinismo, razzismo, violenza, antisemitismo. Non basta. Frenare il picco dell’emergenza razzismo, richiede il rispetto rigoroso della Costituzione, di rendere operative, senza alcuna eccezione, le leggi Scelba e Mancino.
 News dell’ultima ora: gli stadi italiani, più quelli del nord, sono covi di razzisti da cui partono insulti, ‘buuu’ nei confronti di giocatori africani, ingiurie etniche. Ecco l’idea geniale di Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega Calcio, captata con un cellulare: “…faccio spegnere i microfoni direzionali delle curve così non  si sentono i ‘buuuu’”, di cui sono vittime Balotelli, Kouklibaly e tanti altri giocatori di colore. Lo stesso De Siervo impone ai registi delle riprese televisive di non indugiare su settori degli stadi dove abita il razzismo. Come nascondere la polvere sotto il tappeto.
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