Di piazza in piazza, poi Roma

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Ai margini delle piazze stracolme di sardine, incontri del terzo tipo: personaggi del tutto estranei all’evento, aggregati per mera curiosità, gente del “vediamo di che si tratta, chi sono questi neo ‘girotondini’”, la spensierata gioventù che va dove la porta il vento di uno stare insieme altrimenti negato. Non solo curiosi. Giovani, spesso under 18, maturi over 60, donne e uomini della sinistra-sinistra, che hanno intuito l’opportunità di coinvolgere i non aggregati a questo o quel partito diffondono il loro verbo politico. Una deliziosa sedicenne, capelli biondo oro, occhi celesti, a Napoli, nella  piazza Dante dell’emozionante ‘Bella ciao’, porgeva ai convenuti,  con garbo, il micro-manifesto di Potere Operaio. Il messaggio è totalmente condivisibile. Invita a costruire solidarietà a stare con il Paese che combatte razzismo, sessismo, violenza, diseguaglianze. “Salvini non è invincibile…possiamo fermarlo…costruiamo Case del Popolo in ogni quartiere per favorire dal basso la cultura, una comunità finalmente inclusiva, aperta, solidale, umana…Stringiamoci insieme come sardine, organizziamoci in questo mare aperto…vogliamo una rotta nuova”. Firmato Potere Operaio. Che dire, un’invasione di campo veniale che dissente dalla regola di evitare strumentalizzazioni, dichiara con fermezza  l’estraneità del movimento alla partitocrazia, conferma che l’anti salvinismo non può avere affinità elettiva con la politica del centro moderato e deve guardare obbligatoriamente a sinistra. L’incipit di questa nota postuma ai diecimila di Napoli, piazza Dante, introduce una tema molto serio e denso di interrogativi, che nel titolo “che faremo” includono dubbi, critiche pacate, speranze e timori. Una veloce indagine tra esternazioni distanti, talvolta contrastanti,  conclude il suo iter, per quanto limitato, con la parola ‘incertezza’.
Fior di ex Pci, delusi dal Nazareno Renzi-Zingaretti, pronosticano un fine per nulla lieto del sardina day, sic et simpliciter. “Ne riparleremo tra qualche mese, in lacrime per il movimento defunto” è il loro più radicale convincimento, la sentenza di un’inevitabile resa, senza condizioni, al tunnel privo di vie d’uscita, che imboccherebbero i promotori del movimento. In controtendenza, il popolo festante, emergente da decenni di esclusione, manifesta con entusiasmo il consenso  alla strategia del ‘no’ a bandiere dipartito, striscioni, violenze e punta con ottimismo a ‘cambiare il mondo’.
I media: quelli assoldati da ogni sfumatura di nero, minimizzano e provano a ironizzare sul mare di sardine che si augurano finiscano nelle fameliche fauci dello ‘squalo’, o lo ignorano e  cancella con un tratto di penna le piazze invase pacificamente dagli anti Salvini, per la gran parte dal popolo della protesta finora individuale, sommersa.
C’è un terzo polo da analizzare, il più enigmatico. Cosa frulla nella testa di Zingaretti, Grillo, Renzi? Chi è sinceramente vicino alle sardine, di la dagli elogi propagandisticamente obbligatori: “Bravi ragazzi, siamo con voi”, sembra preda del timore di essere travolto dall’onda in piena del partecipare al processo di rigenerazione della politica, distante  mille miglia da modus operandi dei partiti.
E loro, i leader che rifiutano non dichiarati delle sardine?  Tappa romana con gran premio per il traguardo dei 60mila che Andrea, Roberto, Giulia e Mattia, i quattro dell’apocalisse, auspicano sia il numero minimo di sardine per il grande raduno  nella piazza San Giovanni, dove il movimento deciderà del suo futuro e con molta probabilità darà il via al dialogo con la politica (“che ha bisogno di noi”).  Nel prologo dello step di metà  dicembre confluiscono contributi a largo spettro del gotha, non solo italiano, dell’intellighenzia. Sono consigli, avvertimenti, proposte, testi di manifesti, spartiti di inni. I quattro magnifici di Bologna hanno scelto la loro canzone. È “Com’è profondo il mare” di Lucio Dalla, bolognese doc. Un mare dove far nuotare le sardine con una meta condivisa, da Nord a Sud. Ma il movimento, come dialogherà con le sardine di Sicilia e del Veneto, di Napoli e Torino? “Via Alternet, ovvero on line con i social, appunto alternativi. “Torna l’Italia delle cento città, la provincia come valore, le differenze diventano identità compatibili, se si canta ‘Bella ciao’ o ‘Napule è’ di Pino Daniele, De André, Gaber”. Merita la citazione Bifo, un bolognese eccelso: “Per un giovane di oggi l’alternativa è fare la sardina  e sperare o andare alla polizia e denunciare i genitori che l’hanno messo la mondo”. La metafora è tosta e aspetta una risposta dal quadrumvirato che ha generato il Movimento. In trepida attesa è anche Bonaccini, candidato a governatore dell’Emilia-Romagna per il Pd. A prescindere dalla conclamata indipendenza dai partiti, il voto delle sardine  sarà un test di grande interesse per capire se il loro anti Salvini è solo un bel proclama o lo strumento cardine della lotta a razzismo e al  neofascismo, alla violenza e all’odio.
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