Piazza Dante, due perché dell’ “Io ci sto”

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Due grandi  e gravi questioni incombono sul futuro del mondo, ne è tutt’altro che estranea l’Italia: l’incoscienza collettiva, che minaccia di mali incurabili e definitivi la Terra, sommersa dalla plastica, petrolio-dipendente, socialmente oppressa dall’ignobile coesistenza di ricchezze e povertà totali; il progredire, a lungo latente, ora sempre più esplicito, di forme più o meno estreme di nazifascismo e di suoi storici corollari, quali sono il razzismo, l’antisemitismo e simili aggregati di antidemocrazia.
Il Bel Paese, scippato di parte del suo fascino a tutto tondo dalle ferite di fenomeni naturali, paga l’inadeguatezza del sistema-potere, del secolo di strafottenza dei cento governi di ogni colore che hanno ignorato l’emergenza di terremoti e alluvioni,  l’effetto devastante subito da enclavi  esposte a devastazione, in assenza di prevenzione e cura del territorio.
In coda alla follia suicida della Grande Guerra, l’Italia ha intuito l’importanza di un solco profondo, invalicabile tra sé e  il disastro del ‘Ventennio’. Istituzionalmente si è data lo strumento per impedire ogni rigurgito neofascista, ma con pericolosi cedimenti, incompatibili con il  dettato costituzionale. Già il Movimento Sociale di Almirante avrebbe dovuto allarmare: altro non era se non l’esordio della vecchia destra riproposta, che nelle sue successive metamorfosi ha generato politicamente Fratelli d’Italia e parte della Lega, riferimento di gruppi eversivi, quali sono Casa Pound, Forza Nuova e affini, sempre più spavaldi nel riproporsi come eredi di Hitler e Mussolini. Lo confermano i recenti blitz in covi di nazifascisti in possesso di armi da guerra e progetti di colpi di Stato.
Il Pianeta assiste attonito al disastro globale del cambiamento climatico, di un distorto binomio evoluzione-involuzione dell’umanità, schiava di pericolose derive, che senza una rivoluzione epocale, auspicata  dalla scienza e dal sapere comune della realtà, avrebbe come terminale l’auto estinzione della Terra.
A caricarsi di queste due emergenze, con l’eccezione di sporadici e minoritari esempi di sensibilità istituzionali, è il multiforme, plurigenerazionale, eterogeneo motore degli under 30. Sono loro a condannare gli over 30 di ogni latitudine sociale e politica, a pretendere la svolta strutturale di una terapia drastica contro l’inquinamento, la dipendenza dalle energie inquinanti. È Greta Tunberg, prima di lei altri coetanei con il loro seguito di milioni di ragazzi, che costringono al fare la cattiva coscienza dei potenti e condannano il generico impegno ad assecondarli, privo di adeguata concretezza operativa.
Nel garbuglio caotico della politica, che in misura tutt’altro paritaria è l’humus in cui  alligna il degrado della partitocrazia, l’Italia ha una sua preoccupante specificità. Nella diffusa proliferazione di regimi sovranisti, indegnamente impersonati da tycoon quali sono Trump e Putin, da comprimari come Erdogan, Netanjau. Orban, prova a ritagliarsi visibilità il razzista Salvini, in letale simbiosi con i neofascisti di Fratelli d’Italia e le scorie del fu berlusconismo. Nel punto più basso del grillismo, insorge il pericolo di seconde nozze con la Lega, sotto la spinta di due arrembanti ex nessuno quali sono Di Maio e Di Battista, che per non finire in ‘polvere di stelle’ sarebbero tentati di mescolarsi al calderone della destra. A contrastare la iattura di questo consorzio, che mina la saldezza democratica del Paese, si dimostra non risolutivo il blando contrasto della ‘sinistra’ di Zingaretti, che deprime e scoraggia i potenziali antidoti di sovranismo e  neofascismo.
Di qui il fenomeno delle  ‘sardine’, non a caso l’esordio in Emilia, che Salvini vorrebbe tingere di nero per un  nuovo scacco matto ai caposaldi storici della sinistra. Non a caso Napoli progetta di rispondere con il suo flash mob di domani sera, in piazza Dante dalle 19,  allo stato di precarietà politica che incombe sulla città e di rispondere a chi vorrebbe far indossare al Sud la maglia nera di ‘palla al piede’ del Nord.
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