L’Italia in  chiaro-scuro

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Ma quante sono le facce dell’Italia, a prescindere dal gap Nord-Sud che la frattura  a metà?
C’è un Paese in sintonia con i titoli della  Costituzione e un altro che li offende, l’Italia democratica dell’accoglienza e quella razzista, sovranista, il Paese di troppi ricchi e troppi poveri, di contribuenti e di evasori, di laici e di bigotti, di papa Francesco e di Ruini, di efficienze e arretratezze, di esterofilia e campanilismo, di geni incompresi costretti all’esilio, di analfabeti di ritorno, del deficit di welfare contrapposto allo sconfinato e  generoso volontariato, della nefanda partitocrazia, di colpevoli inerzie nella prevenzione di terremoti, alluvioni, frane, dell’imprenditoria approssimativa e dell’arte produttiva dell’arrangiarsi, un  Paese che si scopre nazifascista e in un covo dell’estrema destra  trova un micidiale arsenale, con tanto di missile e di armi da guerra.
Per stare all’attualità, c’è l’Italia delle ‘sardine’, che manifestano pacificamente per rivendicare tute le aspettative negate e dei partiti che brancolano nel buio del nulla e trasformano la sana dialettica politica in rissa da mercato, così che il Parlamento assume la dimensione di un ring allargato. Volano ingiurie, manate, assalti ai seggi del governo, è caos come una lite tra comari. Materia dell’ignobile comportamento dei deputati, che a chiamarli onorevoli c’e da vergognarsi, è il Mes.  Rossella Muroni, di Liberi e Uguali,  esce dall’aula in lacrime: “Abbandono l’Aula di Montecitorio in lacrime e non mi vergogno a dirlo. Mi vergogno per le scene di violenza a cui hanno assistito anche due scolaresche in visita. Una rissa in piena regola come ci si aspetterebbe in un bar malfamato e invece era l’aula di Montecitorio. Ho sempre pensato che ci chiamassero onorevoli non perché qualcuno ci debba rendere onore ma perché dobbiamo comportarci sempre in maniera onorevole. Stasera nell’Aula di Montecitorio non c’era onore, solo violenza e io me ne vergogno”.
Una trentina di cosiddetti  onorevoli  si sono comportati in Parlamento come maneschi e volgari ciarlatani. Conte contestato dalla destra sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), fondo incaricato di aiutare i Paesi in crisi che adottano l’euro. Il  presidente del Consiglio vorrebbe farlo ratificare dal parlamento l’anno prossimo. Per l’approvazione definitiva del testo manca ancora una riunione dei capi di governo dell’Eurozona a dicembre, ma la polemica in Italia imperversa da giorni, soprattutto per la contestazione della Lega, di Fratelli d’Italia e di parte del M5s. Tra i principali oppositori alla riforma c’è Salvini: “Il ‘Sì’ alla modifica del Mes sarebbe la rovina per milioni di italiani e la fine della sovranità nazionale“. Nella maggioranza, Leu e il M5s hanno fatto eco alle preoccupazioni del Carroccio. Un gruppo di parlamentari del Movimento 5 stelle ha  chiesto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte di riferire sulla materia, e Di Maio ha dichiarato che “Una riforma del Mes che stritola l’Italia non è accettabile”. Per i difensori del provvedimento, avere accesso all’Eurozona non vuol dire pretendere finanziamenti incondizionati. Bisognerebbe guardare al Mes come a una banca che prima di regalare mutui ha bisogno di garanzie reddituali o patrimoniali. “Tutta questa agitazione non l’ho capita, per noi non cambia nulla. Dal punto di vista tecnico ciò che c’era nel vecchio meccanismo lo ritroviamo adesso”. Lo ha detto Fabio Panetta, direttore generale della Banca D’Italia. Insomma ancora gran caos. La scintilla dei disordini si deve alla Meloni, neo ‘favorita’ dell’ultradestra americano Bannon, che ha urlato in modo scomposto, con accompagnamento di fischi per aizzare la destra che si è scagliata contro l’area occupata dal governo. Per capire di che si tratta basti l’episodio del leghista Belotti che nella foga della contestazione ha sfasciato una sedia. L’incredibile è che i più aggressivi, i leghisti, sono gli stessi che con il governo gialloverde avevano sottoscritto l’accordo (sic).
Conseguenza indiretta di quanto accaduto a Montecitorio è la sentenza sull’Italia leghista di  Frans Timmermans,  esponente di primo piano della Comunità europea: “Il sovranismo è una sbornia. All’inizio ti senti forte , poi ti risvegli con problemi irrisolti e in più con il mal di testa”.
In sintesi: ragioni di più per riempire di ‘sardine’ piazza Dante e dintorni, dopodomani, Sabato 30 Novembre, dalle 19.
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