E ora Stefano riposi in  pace

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Non c’è un esempio paragonabile all’eroica resistenza della famiglia  Cucchi in opposizione al coacervo di ostacoli di cui carabinieri torturatori e vertici dell’arma in veste di complici omertosi hanno disseminato il percorso delle indagini che dopo dodici anni hanno inchiodato alle loro responsabilità gli autori dell’assassinio di Stefano e di chi li ha coperti con  depistaggi  e menzogne.  Straordinaria protagonista della determinazione a far emergere la verità, mistificata  oltre ogni limite di decenza. è una giovane donna, più forte del complotto ordito per attribuire la morte del  fratello a condizioni fisiche debilitate, alla droga. Ilaria ha smontato il castello di falsità e testimonianze ignobili  costruito da chi ha spento la vita del fratello massacrando il suo povero corpo indifeso. Di là dalla condanna di 12 anni di carcere inflitta a due carabinieri, è rilevante l’assoluzione per il loro coraggioso collega  che ha sollevato la propria coscienza dal peso dell’omertà con gli assassini e li ha denunciati. Carcere anche per il comandante della  stazione di competenza. Fu lui a coprire gli autori dell’omicidio. In prescrizione l’accusa a quattro  medici di omicidio colposo, assolto un quinto.
“Mio fratello”  ha commentato Ilaria Cucchi “finalmente potrà riposare in pace”. Le ha baciato la mano un maresciallo dell’arma: “A far soffrire la sua famiglia è stato qualcuno che come me porta la divisa e ha infangato 200 anni d storia”.
In margine alla sentenza,  Ilaria Cucchi, indignata per la frase di Salvini “Il caso dimostra che la droga fa male”. ha risposto “valuteremo se querelarlo, Stefano non è morto di droga e Salvini non perde l’occasione per stare zitto. Contro questo pregiudizio  e questi personaggi, ci siamo battuti per anni. Molti di loro sono stati chiamati a rispondere in un’aula di giustizia, e non escludo che il prossimo possa essere proprio Salvini”. L’incredibile replica a chi ricorda che l’ex ministro ha attaccato la sorella di Stefano Cucchi:  “Devo chiedere scusa anche per il buco dell’ozono?”
Benchè abbia lanciato uno struggente sos ai leghisti lombardi, che con il voto in Emilia ci azzeccano come il proverbiale cavolo a merenda, il rude Salvini non ha riempito il palasport bolognese intitolato all’ex sindaco Dozza, simbolo della sinistra.  Scuro in volto, il deluso capo di Pontida ha scaricato le ragioni del mezzo flop sui centri sociali, che a suo dire avrebbero bloccato i pullman dei suoi sostenitori ma, che in realtà lo hanno contestato al di fuori dell’impianto. Salvini, incavolato per  i posti vuoti si è improvvisato regista e ha indicato ai cameraman come riprendere la manifestazione escludendo gli spazi privi di sostenitori. Di contro, nella storica piazza Maggiore, in dodicimila hanno risposto alla mobilitazione partita da quattro ragazzi, Mattia, Giulia, Andrea e Roberto,  con l’obiettivo di dare una lezione alla destra e a Salvini “Proprio qui, nella comunità dell’inclusione fondata sullo studio, il lavoro, il volontariato.  Bologna non ci sta al teatrino di altri posti (Umbria? ndr) ? Bologna antifascista, Bologna non si Lega”.
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