Liliana prossima capo dello Stato?

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Un grande abbraccio avvolge la nobile figura di Liliana Segre, le tramette calore umano, fervida solidarietà per la storia di sopravvissuta alla shoa e l’iniziativa di investire il parlamento dell’urgenza di contrastare razzismo, antisemitismo, manifestazioni di odio, con la mediazione di una Commissione, struttura istituzionale di garanzia erga omnes. Si oppongono Salvini, la Meloni, Berlusconi, ovvero i partiti di una destra che include l’estremismo neofascista e la falsa moderazione di Forza Italia. Liliana, viene di chiamarla semplicemente così, come ci si rivolge a una madre nobile d’animo e saggia, subisce ingiurie, minacce,  l’odio che si adopera di eliminare con una invocata scelta democratica Per la vergogna del Paese la Segre deve essere protetta dalla scorta di due carabinieri. Legittima reazione alle offese arrecate. Conforta l’idea che una larga rappresentanza di italiani si riconosca in “bella ciao” e quanto quel canto rappresenta per la sconfitta del nazifascismo. Si moltiplicano le iniziative per testimoniare alla superstite di Auschwitz di averla eletta simbolo della condanna a ogni forma di tirannia razzista e xenofoba, coincidono due proposte di candidarla alla successione di Mattarella. Si pronuncia per prima Lucia Annunziata, di Huffington Post. Motiva il suo endorsement con l’esigenza di sottrare la carica più prestigiosa del Paese a “partigianerie e lotte faziose, accordi politici”. Aggancia l’idea Zingaretti e definisce Liliana Segre una grandissima personalità, un faro, un punto di riferimento della democrazia italiana. “Si presenta benissimo per un il ruolo di Presidente della Repubblica”.  È molto probabile che altri, spinti da convinto antifascismo, solidarietà per le vittime dell’olocausto e dalla condanna di chi si è dissociato dalla proposta della Commissione Segre, si dichiarino favorevoli alla candidatura, ma l’iniziativa sollecita una riflessione. Liliana Segre, dall’alto della sua onestà intellettuale, ha detto e non per modestia, di essere assolutamente estranea al mondo della politica, al punto di non essere neppure all’altezza di presiedere la Commissione che ha proposto, figurarsi se per assumere la massima carica, che richiede esperienza e un background di autorevolezza ed esperienza, con cui gestire il mondo complesso della politica. I timori dell’Annunziata, di ‘inciuci’ a monte dell’elezione presidenziale, lasciano intendere che a suo avviso non vi siano margini per la scelta di una personalità esente da giochi di potere, ma è un segnale di pessimismo estremo, smentito da ineccepibili precedenti.  L’auspicio è che Liliana Segre oltrepassi e  di molto  il secolo di vita, ma non va sottaciuto che l’elezione coinciderebbe con il suo novantesimo compleanno e la fine del mandato con i suoi novantasette anni.  Pur nella consapevolezza che da tempo i centenari non sono più esempi rari di longevità, conviene conservarle l’impegno a incontrare i ragazzi, a raccontare di sé e dei milioni di ebrei vittime del nazismo, a  rappresentare l’Italia del “no” a ogni forma di razzismo e xenofobia.
Vittima di antisemitismo, di odio, di insulti e minacce, Gad Lerner, giornalista di lungo corso, attacca due esponenti di Fratelli d’Italia e accusa: “Quegli stranieri schedati nel nome dell’odio. Nei giorni scorsi, il deputato della Meloni Bignami, accompagnato dal camerata consigliere comunale Marco Lisei, si è esibito in diretta Facebook in un’ispezione alle case popolari della Bolognina, allo scopo di leggere con tono schifato i cognomi stranieri che compaiono su alcuni citofoni. Siccome questi epigoni del fascismo sono dei vigliacchi abituati a giocare sull’equivoco, in questa parodia di schedatura di massa dei ‘troppi’ inquilini stranieri si sono fatti accompagnare da un simpatizzante, tale Francesco, dalla pelle scura. Tanto basterebbe, secondo loro, a scansare l’accusa di razzismo. I numeri denunciati da Bignami e Lisei (agli immigrati il 60% degli alloggi popolari) sono falsi. I veri: “Quasi l’80% degli alloggi bolognesi Acer sono abitati da italiani” .
Andrea Cassani, sindaco leghista di Gallarate, provincia di Varese, è indagato per turbativa d’asta. L’inchiesta milanese verte su un sistema di tangenti, finanziamenti illeciti e nomine, pilotate da Nino Caianiello, ex responsabile Forza Italia. L’accusa a Cassani si riferisce alla nomina di due avvocati per ottenere un parere legale su un’azione di responsabilità intentata dall’ex giunta di centrosinistra contro gli ex amministratori di una municipalizzata. Al sindaco viene contestato di aver truccato il bando di gara per favorire i due avvocati.
Di Maio e il grillismo perdono altri pezzi per esodi spontanei o espulsioni.  Cartellino rosso per la sindaca dimissionaria di Imola. Fuori dal Movimento. Manuela Sangiorgi aveva dichiarato di non riconoscersi più nella linea di 5Stelle (“È’ morto con Gianroberto Casaleggio”). Si chiude nella maniera più drammatica un rapporto durato oltre sei anni. A marzo 2018, al termine di un testa a testa con Patrik Cavina (divenuto poi vicesindaco), era arrivata la candidatura della Sangiorgi per la fascia tricolore, poi la vittoria al ballottaggio, con i voti decisivi del centrodestra. Verso fine anno le dimissioni dell’ex assessore alla Sicurezza, Ezio Roi, uno dei simboli del M5s imolese, da tempo ai ferri corti con la Sangiorgi, poi l’addio della livornese Ina Dhimgjini, il commiato di Rosa Lucente, entrata in Giunta al posto della Dhimgjini, ma non in linea con il codice etico del Movimento. A lacerare definitivamente il rapporto tra la Sangiorgi e il M5s, il defenestramento di un altro assessore, Maurizio Lelli, fedelissimo del Movimento.
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