NAPOLI / E’ TUTTO UN “BUCO”

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Palazzo san Giacomo, un Comune bucato. E una città sforacchiata come neanche dopo una guerra.

Dalla sventurata storia di una turista in vacanza a Napoli, e uscita con due caviglie spezzate, viene alla luce una circostanza ai confini della realtà. Il Comune partenopeo non è coperto da alcuna polizza assicurativa per risarcire i danni provocati a causa della propria malagestione, come ad esempio capita per quelli che si rompono una gamba per via dei marciapiedi sgangherati.

Ecco quanto è successo ad una giovane emiliana, Giada, il 21 luglio scorso. Stava camminando con il fidanzato lungo corso Novara, ad un passo dalla stazione centrale di piazza Garibaldi, quando è inciampata. Come conseguenza, la frattura scomposta di entrambe le caviglie.

Non solo, dopo l’operazione ed il ricovero deve rientrare a casa, ma c’è anche la beffa di un matrimonio programmato per il mese seguente e forzatamente rinviato. A parte la sfilza di spese che ha dovuto affrontare.

A questo punto, prende carta e penna per scrivere al Comune e ottenere, quantomeno, un risarcimento danni. Ed è così che scopre (e si scopre) che palazzo San Giacomo non ha neanche lo straccio di una assicurazione a copertura!

Fa un tentativo, Giada, con la Napoli Servizi, ossia la società partecipata del Comune che si occupa della manutenzione urbana. Niente, le viene risposto che la sigla “non è responsabile per marciapiedi e strade, ma solo dei cantieri per il ripristino del manto stradale”. Una vera presa per i fondelli.

A questo punto non resta che un’ultima strada. Intraprendere una normale azione civile, che implica spese legali e un’attesa infinita. Per non vedere caso mai il becco di un quattrino o pochi spiccioli di mancia a distanza di anni. Da quinto mondo.

Così, man mano, saltano fuori dei numeri da brivido. Sfiorano il tetto dei 40 mila, infatti, i contenziosi pendenti sul Comune di Napoli per incidenti di questo tipo. Una enorme marea in attesa di giustizia. Il dato si è cumulato a partire da gennaio 2015, il che fa un media di 10 mila ricorsi l’anno, 3 a.

Non solo caviglie spezzate nel libro nero della quotidianità partenopea, che il Comune se ne frega di fronteggiare. Anche tragedie, come quella capitata pochi mesi fa ad un anziano, che per i postumi di una caduta su uno dei tanti marciapiedi sconnessi della città, ha trascorso giorni di agonia prima di morire.

Da rammentare – solo per fare altri due esempi – la tragedia del ragazzino che, in compagnia di alcuni compagni di scuola, aveva deciso di trascorrere la mattinata a Napoli. E uscendo dalla centralissima Galleria Umberto, a un passo dal celebre Teatro San Carlo, viene ammazzato da un cornicione killer che gli cade in testa. Pagherà qualcosa mai il Comune?

Come nel caso di una signora che ha avuto la sfortuna di fermarsi con l’auto lungo la collinare via Aniello Falcone. E uscendo dalla vettura viene praticamente decapitata da un albero, che crolla in quel momento.

Ecco alcune fredde statistiche. All’Avvocatura di palazzo San Giacomo i contenziosi per danni “da strade e marciapiedi” vengono divisi in due tipologie: giudizi davanti al giudice di pace e davanti al tribunale ordinario. Sul primo fronte il Comune perde nella stragrande parte dei casi, con una media tra l’80 e il 90 per cento. Mentre più bassa è la percentuale di sconfitte, ma sempre molto rilevante, nella seconda ipotesi, con un tasso negativo pari al 60 per cento.

Racconta un cittadino che abita nella panoramicissima e celebre via Posillipo: “Un paio di settimane fa portavo il mio cane a fare una passeggiata, aveva piovuto tutto il pomeriggio e ho profittato di una tregua. A un certo punto evito per miracolo di cadere in un tombino, al quale era saltato il coperchio di contenimento. Faccio qualche passo e zac, cado in un altro tombino. Per fortuna riesco a mantenermi con le braccia altrimenti potevo anche essere risucchiato, figurarsi se succedeva a un bambino. Sono salvo per miracolo, mi sono fratturato un piede, ma non perderò soldi e tempo per chiedere un risarcimento. Tanto non pagano. Paghiamo le tasse ma non abbiamo diretto a vivere in una città minimamente civile”.

 

Nella foto, buche e degrado nella centralissima Via dei Mille

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