CAPACI BIS / TRITOLO BOLLENTE, PARLANO 4 PENTITI

Condividi questo articolo

Processo Capaci bis, la Corte d’Assise di Caltanissetta decide di sentire quattro collaboratori di giustizia ed una genetista.

Si tratta di Pietro Riggio, Maurizio Avola, Raimondo Di Natale e Marcello D’Agata. I primi due saranno ascoltati nell’udienza del 19 novembre, mentre i secondi due insieme alla genetista Nicoletta Resta in quella del 29 novembre. Tutto ciò avviene su richiesta dei legali degli imputati e della Procura Generale.

Gli imputati al processo Capaci bis sono i boss Cosimo Lo Nigro, Salvo Madonia, Giorgio Pizzo, Lorenzo Tinnirello e Vittorio Tutino. I primi quattro, in primo grado, sono stati condannati all’ergastolo, mentre Tutino fu assolto per non aver commesso il fatto. Secondo la Corte d’Assise di Caltanissetta, il numero uno all’epoca di Cosa nostra Salvo Madonia sarebbe stato uno dei mandanti della strage. Ripetiamo “Uno”: perchè gli altri sono ancora oggi a volto ben coperto, soprattutto quelli di matrice politica e istituzionale, ovviamente.

Giovanni Brusca

Nell’ultima udienza Riggio – che aveva iniziato la sua collaborazione dieci anni fa – ha fatto una dichiarazione clamorosa a proposito della fase esecutiva della strage di Capaci. Ha raccontato, infatti, che un ex poliziotto avrebbe collocato l’esplosivo, proprio in base ad una confidenza fattagli dallo stesso ex poliziotto. Non basta: perché nella sua prossima deposizione il neo pentito a valanga, Riggio, dovrebbe sforarne altre due calde calde, ossia sui presunti coinvolgimenti dei servizi segreti libici e di una agente dei servizi segreti di casa nostra nell’attentato costato la vita a Giovanni Falcone, alla sua compagna e alla scorta. Un minestrone ottimo e abbondante che solo adesso Riggio prepara per la Corte di Caltanissetta. Non è mai troppo tardi.

L’altro collaboratore che verrà sentito, Maurizio Avola, allora affiliato al clan Santapaola, dal canto suo dovrebbe deporre sulla provenienza da Messina e Reggio Calabria dell’esplosivo utilizzato per Capaci. Lo stesso Avola si è autoaccusato di aver svolto un ruolo nella fase preparatoria dell’attentato. Insieme ad un altro boss, Marcello D’Agata, avrebbe infatti provveduto a trasportare tritolo e detonatori a Termini Imerese, mettendoli a disposizione di Cosa Nostra.

Un tema ancora bollente, quello circa dinamica della strage di Capaci, ossia la fase di preparazione e poi di esecuzione dell’attentato. La versione di Giovanni Brusca (che ha da poco avanzato richiesta per ottenere i domiciliari, respinta al mittente), infatti, fa acqua da tutte le parti.

“Non è assolutamente credibile”, ad esempio, secondo il geometra Giuseppe Li Pera, all’epoca degli appalti in Sicilia rappresentante della Rizzani de Eccher. Grande esperto proprio sul “Sistema” appalti, tanto da essere interrogato da magistrati palermitani, catanesi e anche da Antonio Di Pietro: nelle sue parole la conferma di quanto, anni prima, aveva documentato il rapporto “Mafia Appalti” redatto dal Ros dei carabinieri e finito sulla scrivania di Falcone: certo il detonatore per quel tritolo.

Ma anche molto esperto in materia di esplosivi, Li Pera. Che in una verbalizzazione dalla Dia descrive la estrema difficoltà nella preparazione di quell’attentato, che non poteva quindi essere certo solo frutto delle capacità mafiose.

Verranno mai scoperte, quelle “menti raffinatissime”?

Condividi questo articolo

Lascia un commento