GIALLO ABU OMAR / SCAPPA NEGLI STATES L’EX AGENTE CIA 

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Se ne è volata tranquilla negli Usa l’ex agente della Cia Sabrina De Sousa, in Italia per scontare la condanna a sette anni, lavorando nei servizi sociali.

Si tratta dell’unica persona che ha subito una condanna, pur se lieve, nell’ambito del processo per il rapimento dell’iman Abu Omar, avvenuto nel 2003.

Nel 2017 il giudice le aveva concesso l’affidamento in prova per scontare gli ultimi tre anni, ma a pochi mesi dalla libertà ha preferito svignarsela per tornare negli Usa. Preoccupata per l’arrivo a Roma del segretario di Stato a stelle e strisce, Mike Pompeo, e del capo della Cia, Gina Haspel.

Cui poi ha fatto seguito lo sbarco del ministro della giustizia Usa. Il tutto da incorniciare nel via vai di spie, 007 e barbe finte che ha caratterizzato gli ultimi mesi tra Italia e Usa, ben comprese le fresche, turbolente vicende.

Nelle quali è stato coinvolto il nome del nostro premier Giuseppe Conte (adesso ritirato in ballo per il Fondo con cointeressenze vaticane).

E, guarda caso, pochi mesi fa l’ex agente Cia di origini portoghesi aveva fatto espressa richiesta al  primo ministro Conte di desecretare tutti gli atti relativi al rapimento di Abu Omar, per poter dimostrare la sua estraneità in quella vicenda.

Ebbene, per l’ennesima volta un premier di casa nostra si è nuovamente opposto, ed ha negato la desecretazione di quegli ancora bollenti – di tutta evidenza – atti & documenti.

Armando Spataro. Sopra, Sabrina De Sousa

Una storia su cui ha indagato per anni la procura di Milano, in prima fila l’ex pm Armando Spataro, e che portò alla scoperta di un archivio dei servizi segreti in via Nazionale, a Roma, nel quale erano custodite centinaia e centinaia di dossier su magistrati, giornalisti, associazioni che circa 15 anni fa erano considerati “ostili” al governo guidato da Silvio Berlusconi.

E per questo adeguatamente spiati & dossierati dai Servizi allora capeggiati da Nicolò Pollari, il quale aveva affidato la redazione dei dossier al fido collaboratore Pio Pompa.

Ne scaturì un lungo processo, intentato da una parte di coloro i quali erano stati spiati: a livello giornalistico in pole position la Voce delle Voci, ritenuta una vera e propria centrale di “disinformazione”!

Il processo di Perugia (quella la sede perché tra gli spiati c’erano non pochi magistrati romani) però dopo anni si è arenato proprio per via del “segreto di Stato” apposto da tutti (TUTTI) i presidenti del Consiglio che si sono succeduti nel corso degli anni (Prodi, Berlusconi, Letta, Monti, Renzi, Gentiloni e adesso Conte), uniti nella lotta, cioè quella di insabbiare tutto, ben compresi i “servizi” dei Servizi ai danni di magistrati, giornalisti, animatori di associazioni & via spiando.

Verrà mai fatta luce su quel pasticciaccio che più brutto non si può?

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