Cosa racconta il linguaggio delle mani

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Un-due-tre: il rito della fotografia che vorrebbe immortalare il sodalizio elettorale dei soci di governo racconta altro. L’evidenza più significativa è il collettivo monco, la defezione di non poco conto di una gamba del tavolo a quattro su cui poggia l’accordo giallorosso. Il neo leader di Italia Viva, o Viva l’Italia, al secolo Matteo Renzi, occupato a rastrellare adesioni qua e là, con spregiudicata indifferenza per il luogo politico di provenienza dei transfughi, ha privato del suo contributo il tentativo di contrastare la conquista di Salvini  dell’Umbria.. Sintomo di doppia incoerenza il suo defilarsi. Il voto di domani non solo è politicamente significativo per testare il potenziale dell’alleanza Pd-5Stelle in vista delle prossime consultazioni elettorali: la dimensione numerica di vincitori e sconfitti sarà probante per verificare se eventi locali, come il voto delle amministrative, ha ricadute positive o negative sulla stabilità del governo. E del governo  è parte per nulla marginale il neonato partito Italia Viva, grazie al machiavellismo di annunciare la scissione dopo aver contrattato la presenza di renziani nell’esecutivo. Capire il perché dell’ozio per elettorale dell’ex Pd non richiede la competenza del politologo. Il lato “B” del ‘disinteresse’ di Renzi per il voto in Umbria, segnala, se ve ne fosse bisogno, la strategia di un progetto a lungo termine che si propone di rivestire il ruolo di terzo polo in un centro sinistra molto più centro che sinistra, moderato, ‘liberal democratico ’ che con le dovute sfumature somiglia molto a una Dc rigenerata. Schierarsi contro il fronte di centro destra nella competizione  di domani, questo il secondo motivo del forfeit, avrebbe interferito con la battuta di pesca di Italia Viva per attirare con l’esca della neutralità prede nel mare di Forza Italia e Lega.
La fotografia che segnala  l’incredibile ritardo della maggioranza nel contrastare il centro destra con una campagna elettorale a trecentosessanta gradi, tambureggiante, racconta anche altro. Offre agli esperti di comunicazioni non verbali l’occasione per esternare il loro elevato pensiero. Dei cinque personaggi immortalati, due si propongono in una normalissima postura  (Zingaretti e il candidato Vincenzo Bianconi) e gli altri tre, ovvero Conte, Di  Maio e Speranza, rispettivamente premier, capo dei 5Stelle e leader di Leu, se ne stanno con le mani una sovrapposta all’altra, in atteggiamenti di chiusura l’uno versi l’altro. Di Maio non fa mistero di temere la ‘concorrenza’ di Conte per il vertice del Movimento, Speranza sembra voler dire “sto qui perché non posso  farne a meno e nel governo per combattere Salvini”.  Conte con quel gesto rende visibile la distanza dal triumvirato Zinga…, Di Ma…Spe….
L’augurio? Che gli elettori  umbri non abbiano confidenza con il linguaggio non verbale.
Ora Zingaretti insulta: “Salvini? Ubriacone del Papeete”     
È quanto sostiene il Giornale, quotidiano sostenitore della destra, perciò inattendibile. Scrive: “Botte da orbi centrodestra-coalizione demostellata alla vigilia del voto in  Umbria, in  particolare tra Zingaretti e Salvini, nemici per la pelle.
Cosa ha detto il leader del Pd? “Siamo stanchi di Matteo Salvini, che è forse il migliore a raccontare i problemi delle persone, ma il peggiore a risolverli. Deve vergognarsi e smetterla di fare la morale agli altri, mentre non ha ancora spiegato che fine hanno fatto i 49 milioni di euro (della truffa per i rimborsi ai partiti e i 65 della trattativa per tangente russa, ndr)”. Sul voto: “Questa è la terra delle marce della pace, non dell’odio. È bastato che lui se ne andasse per far scendere lo spread. Ha lasciato l’Italia in ginocchio. Siamo passati dalla raccolta del consenso dell’ubriacone del Papeete all’abolizione del superticket della sanità”.
Insulti questi? E allora, quelli ripetuti all’infinito dall’ex vice premier cosa sono?
Se una donna parla troppo…buttala di sotto, ovvero il sessismo stampato su una maglietta, parte di una collezione di t-shirt sessiste in vendita in un autogrill di Anagni e ritirate dopo una denuncia, ma presenti in altre stazioni di servizio. Alcune scritte: su due vignette affiancate, una rappresenta una coppia uomo-donna  e la didascalia è ‘PROBLEM’. In quella affiancata l’uomo spinge la donna che precipita nel vuoto e il commento è ‘solved’, risolto. Altre ignobili esempi di sessismo: “Ho cambiato la macchina e la donna: una succhiava troppo, l’altra troppo poco”; “La donna (figura accanto a una lavatrice) dà il massimo a 90 gradi”. Ancora: “La mia auto 4 euro, una mia amica 60 euro all’ora”’. Reazioni dopo la segnalazione: “Preoccupazione  per come sia diffuso il sessismo, ma anche: “C’è ben altro di cui occuparsi, c’è la crisi, manca il lavoro, il governo fa schifo, troppi stranieri in giro  (in chiave Salvini). “Che sarà mai la scritta su una maglietta? Farsi una risata? Non vorremo mica giudicare le persone da quello che indossano? L’umorismo è solo umorismo!!! Frasi in netto contrasto  con “Quelle ‘innocue’ magliette veicolano un’idea della donna che mi offende, un’idea molto diffusa nelle giovani e nelle vecchie generazioni, dall’ex premier al ragazzino e se ne vedono le conseguenze. A me il sorriso non lo strappano più, né al maschile né al femminile, sono stanca di vivere in un Paese così intrinsecamente sessista” .
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