Italia, Italia,  Italia. In aggiunta ‘forza’, ‘fratelli di’ e ‘Viva’

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Non c’è nulla di casuale nel battesimo del partito a cui Renzi ha imposto il nome “Italia Viva”. È furbo patriottismo, strumentalizza l’orgoglio nazionale, come l’enfasi deii  cori da stadio dell’inno di Mameli, è chiaro riferimento al berlusconiano “Forza Italia” e con qualche forzatura al “Fatelli d’Italia” della Meloni, al sovranismo leghista che abusa del tricolore per incontrare il diffuso endorsement per l’autarchia, motivo di successo di Mussolini. L’ex sindaco di Firenze ha covato a lungo il proposito di vendicare l’ostracismo del Pd dopo la Caporetto del referendum costituzionale che ne ha decretato la sua temporanea eclissi politica. Non è tutto se  di là dall’apparenza si vogliono indagare le ragioni della scissione,  che diverge dalle numerose del passato, perché sottrae da destra una fetta di Pd. Il sospetto sull’esistenza di una trama non palese della  nascita di “Italia Viva”, formula che Renzi non ha invertito in “Viva Italia”, per residuale discrezione,  ha sponde ora molto chiare nel marasma  che ha scheletrito il partito di Berlusconi, con l’esodo di Toti e l’indipendentismo della Carfagna. Insomma un “si salvi chi può” a cui il neo leader di “Italia Viva” è tutt’altro che estraneo. Non è estemporanea  la sua giravolta. Renzi è ex della sinistra Dc, e come altri orfani di De Gasperi e Moro non ha trovato di meglio per ritagliarsi spazi politici che affiliarsi ai democratici. Ultimo a esemplifica l’affermazione è il navigato Casini. La scansione dei tempi della sortita renziana rivelano la meticolosa attenzione per i dettagli. Lo sconcerto per l’apparente contraddizione nel favorire la nascita del governo demostellato e la migrazione dal Pd  sembrerebbe frutto di ingenuità di politologi, ma ragionandoci su, si rivela per quel che è. L’intenzione di Renzi di cambiare casa non è la conseguenza della crisi del governo gialloverde, del Papeete, superficialmente etichettato come raptus da colpo di sole del Salvini. L’ex premier ne ha profittato per forzare la mano ai 5Stelle, orfani di Salvini, per agevolare la nascita del sodalizio con il PD e  scansare il pericolo di andare alle elezioni prima di aver rodato il motore di “Italia Viva”.
Questa lettura del progetto Leopolda renderebbe  palese anche il colpo di scena della Carfagna, il suo invito a una cena da carbonari a cui hanno aderito una cinquantina di forzisti disillusi, in assenza di Berlusconi e dei suoi fedelissimi. Il secondo step del  distacco dal cordone ombelicale di  mamma Forza Italia è arrivato puntuale con il “no” al raduno della destra in piazza San Giovanni, in contrapposizione al “sì” del ‘cavaliere’. Per il momento la deputata campana rifiuta l’invito di Renzi,  ma forse per alzare il prezzo dell’abiura. Aderiscono a “Italia Viva” l’ex presidentessa del Lazio Polverini, protagonista di un percorso a ostacoli degno di Piazza di Siena Fiori, dalla destra a Forza Italia, a “Italia Viva”.  L’eurodeputato Nicola Danti pronostica “Saremo presto al 10%”. Sui blocchi di partenza del neopartito ci sono l’ex ministro del governo Renzi Enrico Costa, l’ex sindaco forzista di Pavia Cattaneo, il deputato Gianfranco Rotondi, i senatori Mallegni,  Masini, Causin, Fantetti, Berardi. La pesca spazia da Nord a Sud e con abbondanti esche si muovono i fedelissimi Rosato, Faraone, Migliore, Nobili. Rifiuta Nardella, sindaco di Firenze. Nell’orbita di “Italia Viva” navigano Del Ghingaro, sindaco di Viareggio, i deputati Boschi e Bonifazi, il socialista Nencini, l’ex di Forza Italia Toccafondi; 3 o 4 consiglieri regionali del Pd, una trentina di sindaci; in Lombardia il deputato Scarfalotto e altri, l’ex vice di Pisapia De Cesaris; in Emilia la sindaca Conti, l’ex primo cittadino Mazzetti; in Piemonte il senatore Marino, la deputata Fregolent; i parlamentari Portas, Peretti; in Campania l’ex senatrice Pagano, i sindaci di Ercolano e di Sassano Buonajuto e Pellegrino; tre consiglieri regionali della Sicilia, il deputato regionale Sammartino; in trattativa i due colleghi Tamajo e D’Agostino.
Nel corso della Leopolda, “Italia Viva” ha esultato  per diecimila nuove iscrizioni e Renzi è convinto che sia solo l’inizio. Chi assiste a questo reclutamento ha seri timori che l’obiettivo sia una riedizione della Dc. Infatti, Renzi: “A chi crede che c’è spazio per un’area liberale e democratica dico venga a darci una mano. Italia Viva è aperta”. Salvini: “I tg daranno come prima notizia Renzi e la Leopoldina, uno che rappresenta il 3% degli italiani, un pallone gonfiato, un ladro di democrazia”, in linea con  la politica degli insulti. Il ‘capitano’ delle Lega, definito bugiardo a più riprese e senza replica da Renzi,  nel corso del faccia a faccia di Porta a Porta, ha sparato un’altra balla. Ha raccontato che in piazza San Giovanni erano in duecentomila. La Questura di Roma, che ha strumenti collaudati per il calcolo delle presenze, lo ha smentito: “Erano in settantamila”.
Sul palcoscenico della partitocrazia si rappresenta l’atto unico di un’inedita, convergente, strategia dell’asse Renzi-Di Maio, uniti dal progetto di defenestrare Conte, che ha rubato la scena al sempre meno autorevole capo del Movimento pentastellato, il quale  ricambia la posizione anti premier di “Italia Viva” con un violento attacco a Zingaretti, benché sia l’alleato di governo.  Sulla durata della legislatura, il leader di “Italia Viva” indica il 2023. Gli chiedono: “Con Conte?”. “Dipende”. Più chiaro di così! La ministra Bellanova, presidente del neonato partito renziano: “Nel Pd bande armate”. Ad  alimentare il guazzabuglio contribuisce anche il sindacato. Landini, segretario Cgil,  si fa sentire e gli fa eco la Furlan, leader della Cisl: “Gli accordi governo-sindacati non si toccano o scendiamo in piazza. Abbiamo fatto un accordo, nessuno si azzardi a venir meno”.
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