Peggio di Guelfi e Ghibellini

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Tra liti, contrasti, distinguo, match a braccio di ferro, reciproci ‘je accuse’, minacce e ricatti, l’accozzaglia gialloverde ha impiegato 14 mesi per  sfaldarsi e sarebbe andata oltre senza il ‘papeete’ suicida di Salvini. Ha esultato il popolo di ‘bella ciao’ e ha tifato perché le opposte sponde di partenza, l’originaria  incompatibilità genealogica, non minassero la nascita dell’alleanza demostellata. L’avventura giallorossa è partita in discesa, su dolci crinali, la iattura del salvismo sembrava soccombere all’intento comune di un percorso solidale, con rinunce e conferme dei rispettivi caposaldi programmatici.  A smentire l’idillio è intervenuta, come era facilmente prevedibile, la manovra di bilancio. Dopo tre ‘no’ parlamentari, Zingaretti ha ripudiato l’ostracismo al taglio di deputati e senatori e i 5Stelle hanno assecondato l’intervento dem sul cuneo  fiscale.  Il pd ha votato il ridimensionamento dei parlamentari, i grillini hanno dimenticato la promessa del sì e mettono in discussione il cuneo  fiscale.  Di Maio difende Quota 100,  Renzi la boccia e propone di destinare i 20 miliardi del costo al futuro dei giovani. Conte, a un passo dall’essere beatificato dai grillini, è dagli stessi degradato, imputato di empatia con Italia Viva di Renzi, che però, non ha mai nascosto il progetto di cuocerlo a fuoco lento, per ritagliarsi il tempo di consolidare il suo partito neonato. Nel tentativo di  impedire alla Lega di azzerare decenni di governo della sinistra in Umbria, Zinga e Di Ma, hanno rinunciato a liste dei rispettivi partiti, a favore di una lista civica, ma è una decisione in stand by, per ora non esportabile in altre regioni.
“Un ultimatum al giorno toglie il governo di torno”:la sentenza ironica di Franceschini è un capolavoro di sintesi”. Boccia, sempre Pd: “Se la manovra peggiora meglio andare a casa”.  Zingaretti: ”La manovra taglia tasse sul reddito ed evita aumento IVA”. Boschi, sempre di casa dem: “Il Pd sta diventando il partito delle tasse.
Se l’accordo di governo è fluido e dall’esito imprevedibile, non è solida la  miscellanea Lega, Fdi, Forza Italia. Il Berlusca abdica e incorona Salvini leader del centrodestra e il  conclamato pensionamento induce il cavaliere a inventarsi passatempi. Losi vede immortalato da foto e video, mentre indossa un grembiule da chef e si diletta nell’arte culinaria, in qualità di pasticcere. Che dire, è il the end di Forza Italia, che la Carfagna ha intuito  per tempo. Incontra quasi in  segreto 50 affiliati scontenti di Berlusconi e  si nega alla manifestazione della destra, a cui partecipa il cavaliere “contro i “criminali comunisti”, contro la presenza  dei nazifascisti di Casa Pound, Toti si scinde da Fi e raduna una combriccola di simpatizzanti. S’illude l’illusione di aver dato i natali a un altro partito, molto salviniano. La Meloni litiga con il Matteo del Carroccio: solo bandiere della Lega sul palco della manifestazione romana di centro destra. Salvini dimentica di aver detto no al Tav e si all’uscita dell’euro. Alle giravolte leghiste ormai gli elettori padani sono abituati. Anni fa i militanti del Piemonte distribuirono volantini verdi e sotto la figura di Alberto da Giussano campeggiava la scritta: “Stop alla Tav nella nostra valle”. Oggi Salvini accusa i Cinque Stelle di avere fatto cadere il governo con il voto in aula contro l’Alta velocità Torino-Lione. Fu lui uno dei firmatari dell’accordo di Dublino, che assegna al Paese dove approdano i migranti l’onere di ospitarli e di curarsene, di memorizzare le loro impronte digitali o viene registrata una richiesta di asilo l’onere esclusivo di occuparsi del rifugiato. Oggi non passa giorno senza che Salvini e Meloni vi si scaglino contro. In piazza, manifesteranno anche contro leggi che hanno votato. Una delle capriole di Salvini è la trasformazione da secessionista a sovranista e il seguente salto mortale triplo, all’indietro: ”La Lega non ha in testa l’uscita dell’Italia dall’Europa”, “Fedeltà all’Atlantismo senza se, senza ma”, “Euro assolutamente irreversibile”. Con il governo gialloverde il sì al reddito di cittadinanza e ora no, “favorisce il lavoro nero”.
Zero reazioni dei partiti al divertissement da passerella del varietà di Grillo, al suo “Basta voto degli anziani”. Lo contestano due anziani famosi, Rita Pavone e Lino Banfi. L’attore pugliese: “Lancio il partito dei nonni, ‘Nòlink’. In Italia siamo 14milioni, mi candido e gli rubo i consensi”.  La cantante: “Salvini si metta in poltrona col plaid sulle gambe. È del 948, anche lui fa parte della terza età”.
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