LA SCENEGGIATA DEL TAGLIO / ECCO QUANTO BECCANO I PAPERONI IN PARLAMENTO

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E’ passato il taglio bypartizan sul numero dei parlamentari, uno dei provvedimenti più folli che mente di cittadino italiano ricordi. Un taglio netto di democrazia, come si trattasse di un panno vecchio, al pari della Costituzione, ormai considerata dai signori del Palazzo carta straccia.

Un taglio che, però, non intacca i benefici di quella Kasta parlamentare, ora concentrati in meno mani (e da qui il taglio della democrazia, come prevedeva il Piano di Rinascita del Venerabile Licio Gelli), ma mani sempre ricche, strabordanti di danari pubblici: contro ogni logica ed ogni etica personale e politica.

Abbiamo sempre sostenuto, con la Voce, la fondamentale importanza di tagliare i privilegi della Kasta, ben comprese le laute prebende, liquidazioni astronomiche e tutto quanto fa il gigantesco bottino dell’erario consegnato direttamente ai predoni di Stato.

Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio, principali artefici del “taglio”.

Tanto per cominciare, come mai si è intervenuto tagliando il numero dei parlamentari, ma non i loro emolumenti, la pletora di voci che in mondo parossistico arricchiscono le tasche di tutti quelli che siederanno tra gli scranni di Montecitorio e palazzo Madama?

Ha mai senso una democrazia meno tutelata sotto il profilo numerico (e quindi quello della pluralità di culture ed espressioni politiche), ma i cui rappresentanti vedono i loro sontuosi appannaggi – degni delle peggiori corti feudali – neanche sfiorati?

Abbiamo deciso di effettuare una approfondita ricognizione sul fronte di tali appannaggi, voce per voce, costo per costo. Comparandoli con quelli degli altri paesi europei e dello stesso parlamento Ue.

E’ questo uno dei veri nodi sul fronte della spesa pubblica, straparassitaria. Il numero è solo fumo negli occhi dei cittadini. La ciccia è negli attuali emolumenti da paperoni che nessuno osa toccare.

L’analisi che segue è stata curata da un avvocato civilista e amministrativista, Valentina Scaramuzzo, esperta anche nel ramo dei risarcimenti danni per le sempre troppe vittime di malasanità. (a.c.)

 

TUTTE LE INDENNITA’, UNA PER UNA    

L’Italia è la nazione dove l’indennità mensile di un politico supera di gran lunga quella di tutti gli altri paesi europei.

L’indennità parlamentare è prevista dall’articolo 69 della Costituzione a garanzia del libero svolgimento del mandato elettivo. “I membri del Parlamento ricevono un’indennità stabilita dalla legge”.

L’articolo 1 della legge numero 1261 del 1965 attribuisce agli Uffici di Presidenza delle Camere il compito di determinare l’ammontare della indennità mensile in misura tale che non superi “il dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di presidente di Sezione della Corte di cassazione ed equiparate”.

In tal modo il legislatore ha voluto stabilire un criterio preciso per la determinazione dell’indennità parlamentare, rispettando così la riserva di legge stabilita dall’articolo 69 della Costituzione, ma al tempo stesso ha lasciato alle Camere la possibilità di scegliere un livello più basso rispetto all’ammontare massimo possibile nel rispetto della legge.

La componente principale dello status economico del parlamentare è l’indennità, non soltanto perché è espressamente prevista dalla Costituzione, ma anche perché costituisce il vero “reddito” del parlamentare, laddove le altre componenti – di seguito analiticamente indicate – hanno natura di rimborsi spese e sono dunque volte a soddisfare specifiche esigenze.

Indennità parlamentare netta – E’ l’indennità dei parlamentari alla Camera dei deputati e ammonta a 5.486,58 euro netti al mese.

Indennità parlamentare lorda – Ammonta a 10.435,00 euro lordi al mese.

Diaria – Ammonta a 3.503,00 euro al mese. C’è una riduzione di 206,58 euro per ogni assenza che il parlamentare della Camera dei deputati effettua nelle sedute che prevedono delle votazioni in assemblea.

Rimborso per le spese inerenti al rapporto eletti/elettori – E’ un rimborso che alla Camera dei Deputati ammonta a 3.690,00 euro mensili, dai quali sono escluse le spese postali (quindi di solito la cifra è più alta).

Rimborso spese di trasporto, ovvero:

  • Libera circolazione autostradale nazionale;
  • Libera circolazione ferroviaria nazionale;
  • Libera circolazione aerea nazionale;
  • Libera circolazione marittima nazionale;
  • 323,70 euro trimestrali per gli spostamenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e dall’aeroporto di Fiumicino a Montecitorio (per le distanze inferiori ai 100 chilometri dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino);
  • 995,10 euro trimestrali per gli spostamenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e dall’aeroporto di Fiumicino a Montecitorio (per le distanze superiori ai 100 chilometri dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino).

Rimborso spese telefoniche – Spetta una cifra annuale pari a euro 3.098,00.

 

DA MONTECITORIO A PALAZZO MADAMA

E un senatore quanto guadagna?

Indennità parlamentare netta – Ammonta a 5.613,36 euro netti al mese e non può essere cumulata con altri lavori dipendenti ;

Indennità parlamentare lorda – Orientativamente pari a 10.435,00 euro;

Diaria – 3.500,00 euro mensili. Se il Senatore non partecipa al 30% delle votazioni che vengono effettuate in una singola giornata la diaria subisce una riduzione di circa 1/5 del suo valore originale, pari circa a 230,00 euro.

Contributo e spese per le attività e il supporto dei parlamentari del Senato – Si tratta di una spesa che ammonta a 1.680,00 euro (che vengono erogati direttamente dal Senato della Repubblica) e 2.500,00 euro (erogati dal gruppo parlamentare di appartenenza), per un importo totale di 4.180,00 euro mensili.

Rimborso delle spese generali – Tutte le spese che i parlamentari del Senato della Repubblica si trovano a sostenere (spese di viaggio, telefoniche e accessorie) vengono ricoperte da questa voce, per un ammontare di circa 1.650,00 euro al mese.

Spese per i viaggi e trasporti – Ogni Senatore ha a disposizione una tessera che gli consente di viaggiare a spese dei contribuenti su:

  • Rete autostradale nazionale
  • Rete ferroviaria nazionale
  • Rete aerea nazionale
  • Rete marittima nazionale

 

IN SOLDONI

Un parlamentare della Camera dei Deputati percepisce:

  • Indennità parlamentare
  • Rimborso per la diaria
  • Rimborso spese rapporto eletto/elettori
  • Rimborso spese trasporto
  • Rimborso spese telefoniche
  • Rimborso assistenza sanitaria
  • Erogazione liquidazione di fine mandato
  • Vitalizio

Un parlamentare del Senato della Repubblica percepisce:

  • Indennità parlamentare
  • Rimborso per la diaria
  • Finanziamento per le attività dei senatori
  • Rimborso delle spese generali
  • Rimborso viaggio e trasporti
  • Erogazione liquidazione di fine mandato
  • Rimborso assistenza sanitaria integrativa
  • Vitalizio

 

ECCO COSA SUCCEDE NEGLI ALTRI PAESI EUROPEI

Il parlamento francese

FRANCIA
L’Assemblée national ha 577 deputati.

L’indennità lorda è di 7.100 euro, 5.677 euro tolte le ritenute previdenziali, ma il netto varia in base all’imposta sul reddito

Alcuni parlamentari hanno a disposizione uffici doppi dove dormire, altri alloggiano in un residence a tariffa agevolata. Possono avere un prestito di 76mila euro al 2 per cento per comprare un appartamento. Libera circolazione ferroviaria, ma solo 40 viaggi aerei pagati fra il collegio e Parigi, e 6 fuori collegio. 6.400 euro al mese per spese relative al mandato. E 9.138 euro per la retribuzione di non più di cinque collaboratori, pagati dal deputato o direttamente dall’assemblea.

Non hanno un assegno di fine mandato ma un sussidio di reinserimento, se disoccupati, per al massimo tre anni.

Vitalizio di 1.200 euro per un mandato a partire dai 60 anni ora (e da 62 nel 2018), 2.400 per due.

 

GERMANIA
Il Bundestag ha 620 parlamentari.

Indennità lorda di 7.668 euro, il netto varia in base all’imposta sul reddito. Non ci sono ritenute previdenziali. Contributo mensile di 3.984 euro per l’esercizio del mandato, con trattenute da 50 a 100 euro per i giorni di assenza (20 euro per malattia, nessuna trattenuta per maternità o figli malati).

Il Bundestag

Libera circolazione ferroviaria, rimborso dei viaggi aerei nazionali nell’esercizio delle funzioni e con giustificativi di spesa. Tutti hanno un ufficio arredato nei palazzi del Bundestag, e la possibilità di spendere 1.000 euro al mese per gestirlo. Ogni deputato può assumere collaboratori a carico del Parlamento per un massimo di 14.712 euro. Nessun assegno di fine mandato ma un’indennità provvisoria per 18 mesi. Vitalizio a 67 anni, 961 euro lordi per 5 anni, 1.917 per dieci.

 

GRAN BRETAGNA
L’House of Commons ha 650 membri.

L’indennità mensile lorda è di 6.350 euro, il netto varia, così come il contributo previdenziale. Come diaria si può richiedere un rimborso massimo mensile di 1.922 euro, di cui 1.680 per rimborso locazione. Chi preferisce l’albergo può spendere fino a 150 euro a notte. Sono rimborsati gli spostamenti in taxi e metropolitana (taxi solo dopo le 23) e i viaggi per l’esercizio delle funzioni solo in classe economica. 1.232 euro di rimborso per l’ufficio nel collegio, 1.004 euro per le spese. I collaboratori li paga un’agenzia per conto del Parlamento, fino a un massimo di 10.500 euro al mese. Al termine del mandato possono chiedere un rimborso di 47mila euro per spese connesse al completamento delle funzioni. Il vitalizio, dai 65 anni, varia in base ai contributi versati: 530 euro lordi per un mandato con il minimo, 794 euro con il massimo.

 

PAESI BASSI

La Tweede Kamer (o Camera Bassa) è composta da 150 deputati.

L’indennità mensile lorda è di 8.503 euro, la diaria prevede un massimo mensile di 1.636. Libera circolazione sui treni in prima classe. Se il parlamentare sceglie l’auto gli vengono rimborsati 37 centesimi al Km se non esistono mezzi pubblici alternativi. Se invece esistono, il rimborso sarà solo di 9 centesimi di euro al Km. Per le spese di segreteria e rappresentanza ha diritto ad altri 203 euro mensili.

 

BELGIO
La Camera dei rappresentanti conta 150 membri.

L’indennità parlamentare mensile lorda è pari a 7.374 ma non è prevista nessuna diaria. Libera circolazione su treni, aerei, navi e in autostrada. Per le spese di rappresentanza è previsto un rimborso di 1.892 euro, che comprende però anche le spese telefoniche e la dotazione informatica. I collaboratori dei deputati sono dipendenti della Camera.

 

 

AUSTRIA
Il Consiglio nazionale austriaco ha 183 membri.

L’indennità mensile è di 8.160 euro, più 489 euro di spese di rappresentanza che comprendono anche la diaria, le spese per i viaggi e per il telefono. I collaboratori sono dipendenti della Camera e guadagnano al massimo 2.387 lordi.

 

SPAGNA
Il Congreso de los diputatos è composto da 350 membri.

Gli onorevoli spagnoli sono all’ultimo posto nella classifica europea con un’indennità mensile lorda di 2.813 euro. L’indennità di residenza è di 1.832 euro per gli eletti fuori Madrid, 870 euro per gli eletti di Madrid. I rimborsi spese per i viaggi sono pari a 150 euro al giorno per l’estero e 120 euro per gli spostamenti interni.

 

 

L’Aula di Strasburgo

COSA SUCCEDE A STRASBURGO ?
Il Parlamento europeo ha 736 deputati.

L’indennità netta è di 6.200 euro, l’indennità di soggiorno di 304 euro per ogni presenza.

Documentandoli, i deputati possono farsi rimborsare i viaggi effettuati per raggiungere le sedi parlamentari. Ci sono anche indennità fisse, basate su distanza e durata del viaggio. Poi 354 euro al mese di rimborso per viaggi al di fuori dello Stato di elezione per motivi diversi dalle riunioni ufficiali. Quindi 4.299 euro mensili di rimborso spese generali (ufficio, telefono, informatica). E collaboratori pagati dal parlamento per un importo massimo di 19.709 euro. A fine mandato indennità (non cumulabile con pensioni o stipendi) da 6 a 24 mesi. Il vitalizio scatta a 63 anni, 1.392 euro per un mandato, 2.784 per due, 5.569 euro dai 20 anni in poi.

 

BREVI CENNI STORICI

Lo Statuto Albertino, epoca in cui il suffragio era limitato, vietava la retribuzione delle cariche elettive. Eh sì, perché chi votava era benestante, chi si candidava e veniva eletto era ricco, erano cittadini che non facevano della politica la loro fonte di guadagno, ma usavano la politica per difendere la loro ricchezza.

Le cose cominciarono a cambiare quando iniziarono ad aprirsi le maglie del suffragio censitario e apparvero i primi partiti di massa, cosa che comportò l’arrivo in parlamento di persone meno abbienti, che rinunciavano a giornate di retribuzione per partecipare alla vita politica.

Piero Calamandrei

Divenne quasi obbligatorio garantire un minimo di indennizzo o quantomeno un rimborso spese a chi dedicava il tempo del suo lavoro alla politica.

Fu proprio la Costituente che dovette affrontare il problema sino ad allora irrisolto.

L’idea prevalente era di introdurre un’indennità per il parlamentare, ma non si sapeva come parametrarla.

Fu il grande giurista Piero Calamandrei ad osteggiare l’attribuzione di un’indennità uguale a tutti i politici in parlamento, senza alcuna differenza. Sosteneva che se da una parte c’era chi rinunciava effettivamente al lavoro per svolgere attività parlamentare, altri, come gli avvocati, addirittura se ne avvantaggiavano, perché era un modo per mettere in evidenza il proprio studio legale. L’attività di parlamentare era compatibile con la professione e, cessato il mandato, l’avvocato poteva benissimo continuare la sua professione, avendo acquisito anche clientela di maggior prestigio.

La posizione di Calamandrei suscitò una grande bagarre, sollevò l’ira degli avvocati, e il problema di come commisurare questa indennità non fu risolto.

Umberto Terracini, che era il presidente dell’Assemblea, propose di agganciare l’indennità parlamentare allo stipendio medio degli italiani, secondo i dati dell’Istat, ma si preferì glissare, lasciando alle leggi successive il compito di valutare e di quantificare.

 

Si è visto, nei tanti anni seguenti, quale caos sia stato generato. E a quali paradossali conseguenze siamo arrivati ai giorni nostri.

 

 

 

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