TAGLIO PARLAMENTARI / ORA DANNO I NUMERI

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Ormai danno i numeri. Prima 500 milioni di euro. Adesso si spara ancora più in alto, 1 miliardo. Come in quelle vecchie barzellette, dove in paese alcuni raffreddori in un baleno si trasformano in un’epidemia.

Così succede in occasione della sceneggiata sul taglio del numero dei parlamentari, che i 5 Stelle vogliono veder passare entro la metà di ottobre.

Una delle più grosse demenzialità che mente umana possa partorire. Adesso diventata un oracolo, una bandiera da sventolare al mondo in segno di civiltà e moralità politica.

Un mito da tradurre in realtà, per i 5 Stelle. Una cazzata pazzesca, come avrebbe dipinto Paolo Villaggio.

Eppure, nella loro agenda, pongono il taumaturgico taglio al primo posto, in cima alla lista dei desideri.

Ci sono montagne di disoccupati? Chissenefrega. Oltre 150 crisi aziendali? Chissenefotte. La soglia di povertà si abbassa ogni giorno di più? Mangiate brioches. Sanità, trasporti, welfare, è tutto uno strazio, un deserto sempre più sterminato? Peggio per voi.

Partiamo dalle cifre folli, quei numeri buttati al vento.

Calcolo l’Osservatorio sulla spesa pubblica guidato da Carlo Cottarelli, uno che di cifre – appunto – ne mastica ogni giorno: il risparmio derivante dal taglio dei parlamentari è di 56 milioni di euro. Il costo di un giocatore di medio livello sul mercato, molto meno di un Lukaku pagato 75 milioni dall’Inter.

Quindi chi vaneggia e aggiunge uno zero, passando da 500 milioni a 1 miliardo, è un pazzo in libera circolazione. O uno (una) in malafede. Non si scappa. I numeri sono quelli.

Ora, che si rilancino le casse dello Stato con quel risparmio è un’idea che, come sanno anche gli alunni della prima alle prese con le tabelline, non sta né in cielo né in terra.

E’ solo una presa per il culo dei cittadini, ai quali viene data in pasta la gustosa carne del taglio della Kasta.

Non si rendono conto, lorsignori, che si tratta di un taglio della democrazia? Meno parlamentari, Watson, meno democrazia.

Del resto questo aveva progettato, nel suo sempre attuale Piano di Rinascita, il Venerabile Licio Gelli: ridurre il numero dei parlamentari. Perfetto, piduisti e massoni applaudono.

Del resto, negli altri paesi europei, in proporzione il numero dei parlamentari è praticamente lo stesso.

Carlo Cottarelli. In apertura Di Maio con Franceschini

Qual è, invece, su questo terreno il vero problema? Non il numero dei parlamentari, ma quanto i parlamentari – per girarsi spesso e volentieri i pollici da mattino a sera – beccano.

Il nodo, appunto, è il taglio dello stipendio dei parlamentari, secco, senza se e senza ma: parametrandolo, in questo caso, alla media europea. Un calcoletto semplice semplice: prendiamo tutti i paesi europei, facciamo la media, applichiamola in Italia, al massino con un coefficiente legato al numero degli abitanti.

Quindi, caso mai più parlamentari, alla democrazia non vanno posti freni; e meno pagati, o meglio, pagati secondo gli standard di tutti i paesi (detti) civili.

Ma sono in grado, i 5 Stelle, di elaborare un ragionamento così terra terra?

Il Pd, a quanto pare, cerca di arginare questa folle deriva, parlando di contestuale riforma della legge elettorale, compresa la ridefinizione dei collegi.

Un minimo, lo stretto necessario per procedere. Ma la linea guida – in qualsiasi caso – dovrebbe essere una e una sola: più parlamentari, meno soldi in tasca.

 

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