CASO ALPI / UNA SETTIMANA DI RIFLESSIONE PER IL GIP

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Ilaria Alpi Miran Hrovatin, l’ennesimo schiaffo alla memoria.

Era prevista per il 20 settembre la parola definitiva del gip del tribunale di Roma sulla richiesta di archiviazione del caso avanzata dal pm Elisabetta Ceniccola e controfirmata dall’ex procuratore capo Giuseppe Pignatone.

Il gip Andrea Fanelli ha rinviato la decisione. Pare di una settimana-dieci giorni.

Sorgono subito spontanei alcuni interrogativi sul perché di tale rinvio, visto che sono passati svariati mesi dall’ultima richiesta di archiviazione, e visto che a sostenerla c’è anche l’ex vertice della procura capitolina, che ha lasciato la sua poltrona a inizio anno (ora al suo posto c’è il reggente Michele Prestipino e solo ora si stanno aprendo le danze per nominare il successore).

E allora, sono trascorsi mesi e mesi; ed il gip ha bisogno di una proroga, pur se breve. E’ in attesa di qualche documento last minute, a 25 anni e passa da quel tragico duplice omicidio?

Deve avere qualche conferma o qualche smentita? Oppure è stanco per le ferie e ha bisogno ancora di ricaricare le batterie?

Mistero.

Vergognoso silenzio sul fronte dei media, allineati e coperti in una linea di perfetta omertà. Del rinvio si è saputo a stento, mentre è rimbalzata solo la notizia del sit in di giornalisti e sindacati davanti alla procura, per manifestare contro l’archiviazione.

Come mai, il giorno seguente, cioè il 21, Repubblica non ha scritto un rigo, uno solo, per ridare memoria al caso? E nemmeno un rigo sul Corriere della Sera? Mentre si sprecano pagine e pagine sul green che va tanto di moda o sulle truppe gretine di tutto il mondo. Ma su quel depistaggio di Stato niente, il silenzio più complice.

Ne ha scritto un paio d’anni fa, a lettere di fuoco, la sentenza di Perugia che ha visto l’assoluzione del somalo, il quale ha scontato 16 anni di galera da perfetto innocente. Ma di seguire quella fondamentale pista tracciata a Perugia non se ne parla, fino ad oggi, al porto romano delle nebbie, visto che il pm Ceniccola – nella sua seconda richiesta di archiviazione – se ne frega altamente, ritenendola del tutto inutile, così come gli ultimi elementi emersi da un’inchiesta condotta dalla procura di Firenze.

I legali della famiglia Alpi (Giovanni D’Amati Carlo Palermo) hanno più volte sottolineato, nelle loro memorie, sia il valore della sentenza perugina che dei tanti elementi emersi in questi anni e mai valutati a sufficienza. Anzi sempre snobbati.

Avrà il coraggio di cercare verità e giustizia il gip del tribunale di Roma? Una settimana di riflessione in più può portare finalmente a squarciare quell’impenetrabile muro di gomma?

 

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