TENARIS / SOSPESO IL TITOLO ALLA BORSA DI BUENOS AIRES

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Colpo di scena alla borsa di Buenos Aires.

Esce dal mercato azionario argentino il gruppo Tenaris, numero uno – in quel paese – nel settore dell’acciaio e che fa capo alla potente dinasty dei Rocca, Paolo al timone di Tenaris e Gianfelice a quello di Techint, regina sul fronte delle infrastrutture petrolifere.

La sigla, infatti, ha ricevuto il via libera dalla Comisiòn Nacional de Valores (la nostra Consob) per il cosiddetto “delisting”, che avverrà l’11 ottobre prossimo, senza procedere con il lancio di una offerta pubblica. L’ultimo giorno utile, quindi, per la contrattazione di azioni Tenaris sarà giovedì 10 ottobre.

Si tratta – sotto il profilo tecnico – di un ritiro volontario dalla quotazione. La voce, del resto, circolava già da alcuni mesi negli ambienti della società griffata Rocca.

Che nel frattempo dirama un comunicato dal contenuto non poco criptico. “Le dichiarazioni previsionali fatte si basano sulle attuali opinioni e ipotesi della direzione e comportano rischi noti e sconosciuti che potrebbero far sì che risultati, prestazioni ed eventi differiscano materialmente da quelli espressi o impliciti in tali dichiarazioni”.

Ci avete capito qualcosa? Frasi palesemente farneticanti, stando alle “traduzioni” passate per le agenzie.

Forse alla base della non poco storica decisione ci sono le ultime vicende turbolente vissute negli ultimi mesi da Tenaris e dal suo timoniere, Paolo Rocca. Costretto a subire anche un provvedimento restrittivo da parte della magistratura argentina: un’inchiesta che lo ha portato ai domiciliari, poi revocati. La stessa inchiesta – secondo fonti Tenaris – si starebbe man mano sgonfiando.

Ma lascia il segno e il clima resta pesante. E questo potrebbe aver influito sulla decisione.

Clima non meno pesante per Techint in Brasile, con il ciclone “Lava Jato” che ha portato alla caduta, come birilli, degli ultimi tre presidenti carioca. Anche la procura di Milano indaga sul filone delle super mazzette Petrobras, e il capo d’accusa è da novanta, “corruzione internazionale”.

Sotto inchiesta non solo Techint sul fronte privato, ma anche Eni e la collegata Saipem.

 

Nella foto i fratelli Paolo e Gianfelice Rocca

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