SGA/ DIVENTA AMCO, LA GALLINA DALLE UOVA D’ORO

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Cambio di casacca per SGA, una gallina dalle uova d’oro nel panorama finanziario di casa nostra. E si chiamerà AMCO, vale a dire Asset Management Company.

SGAnasce più di vent’anni fa, nel 1998, come Società Gestione di Attività, per provvedere all’enorme massa di sofferenze del Banco di Napoli.

Un mission quasi impossible, quella affidata ad una sigla interamente controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Ma portato avanti nel corso degli anni con gran determinazione, tanto da riuscire a recuperare oltre il 90 per cento di quei crediti incagliati, e da molti esperti ormai ritenuti in gran parte zavorra, cioè inesigibili.

Invece, ecco il miracolo degno di San Gennaro, con una performance da guinness dei primati e non ancora terminata.

La sede del Banco di Napoli in via Toledo

Visti gli ottimi risultati, a SGA è stata affidata anche la patata bollente dei non performing loans delle due banche venete, in liquidazione dal 2017.

Nel frattempo l’esecutivo capeggiato da Matteo Renzi era riuscito in un’altra impresa da non poco: e cioè far in modo che gli utili maturati da SGA, circa 900 milioni di euro, potessero affluire nelle casse del Tesoro.

A tutto il 30 giugno 2018, i ricavi realizzati nei primi sei mesi dalla società guidata da Marina Natale si sono attestati a quota 23,3 milioni di euro, con utili pari a 8,2 milioni di euro.

Sottolinea Natale: “siamo pronti per una ulteriore crescita del business. Il nome Amco rispecchiala volontà di ricoprire un ruolo di rilievo nel settore NPE (Non Performing Exposures, ndr) in Italia, per tutti i nostri soci, banche e debitori, investitori e partners”.

Da rammentare che il crac Banco di Napoli è stato e resta uno dei gialli più clamorosi nella nostra storia finanziaria. Ma soprattutto la successiva cessione. A prezzi del tutto stracciati, infatti, passò sotto il controllo della Banca Nazionale del Lavoro per appena 60 miliardi di vecchie lire, neanche il valore di Maradona. E dopo appena un anno BNL mise a segno il colpaccio del secolo: rivendere lo stesso Bancoal gruppo ImiSan Paolo per 6 mila miliardi.

Come è stato possibile un altro miracolo del genere? La spiegazione è tutta nelle enormi difficoltà in cui si trovava, all’epoca, BNL, travolta dallo scandalo della sua filiale di Atlanta (dove tra l’altro lavorava Ciampi junior), e coinvolta in disinvolte operazioni di finanziamento di traffici di armi.

Quel super malloppo serviva per coprire quelle voragini finanziarie.

Sorgono spontanei alcuni interrogativi. Perché la magistratura non ha mai ficcato il naso (o ha insabbiato) sia sul fronte di Atlanta che poi su quella compravendita che puzzava lontano un miglio? Su quelle ridicole cifre piazzate lì che anche un alunno delle elementari avrebbe trovato folli?

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