Io mi scindo, tu ti scindi, essi si scindono

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Per chi legge questa nota dal profondo Nord: una di mille varianti lessicali della lingua napoletana è la seguente: stevemo scarse. Sta per “eravamo mancanti”, ovvero “ma tu vedi, ci voleva  anche questo!”
Ecco ci voleva anche questo. La cronaca della politica era in stallo, ferma ai vomiti vocali di Salvini, all’auto celebrazione dei grillini, al rassicurante “tutto bene, avanti tutta” di Zingaretti. A provocare un sisma  devastante è arrivato il colpo di scena di don Matteo Renzi e del suo giglio bianco, ovvero il parto ammantato di ambiguità di “Italia viva”, logo non lontano dal berlusconiano Forza Italia e perfino dal funesto Fratelli d’Italia. Zingaretti, che volpe nel deserto della politica non è, se ne rammarica e accenna a un timido “Doveva dirlo prima della scissione”. Il rimprovero somiglia molto a un larvato rammarico dell’amante tradito, perché il segretario Pd non vuole alimentare il fuoco amico e non dice di essere incavolato per la scaltrezza di Renzi,  che  ha reso nota la scissione dopo aver partecipato all’assegnazione di ministri, vice e sottosegretari in quanto corrente interna al Pd. Nel background nel terremoto renziano c’è il disegno neppure misterioso di costruire l’alternativa centrista al becero leghismo di Salvini. Lo confermano la dichiarazione d’intenti, l’obiettivo primario del progetto “Italia viva”, del duello  senza ferirti con il ‘capitano’ del Carroccio perché al “fin della licenza” infilzi il sovranista e coaguli l’esercito di sbandati che circolano in quel che resta di Forza Italia e dintorni, compresi i moderati esuli della Dc, del desaparecido Psi, di europeisti sparpagliati,  e autonomisti, scontenti del gruppo misto. testimonia l’anti salvinismo di Renzi la furbata di Vespa, accolta senza fiatare da Renzi per un a tu per tu televisivo,  arbitro il conduttore di Porta a Porta. Il funambolico scissionista, da ieri ex Pd, promette che la sua creatura diffonderà “allegria”, che sarà “divertente”. Come un fumetto, una farsa di Stanlio e Ollio, come  la satira, a volte indecente della rivista parigina Charlie Hebdo?

Tutt’altro che allegre sono le scissioni seriali della sinistra. Storica quella di un secolo fa tra comunisti e socialisti, avvenuta per posizioni diametralmente opposte tra estremisti e moderati, riforme e rivoluzione, dialogo con il governo e lotta politica. Una costola del Pci dà vita al Psiup, a cui subentra il Pdup (vita breve) nato dalla convergenza tra Psiup e Alternanza socialista, poi in fusione con il  Manifesto e il Partito di Unità Proletaria per il Comunismo. È degli anni 80 la ‘svolta della Bolognina’, protagonista Achille Occhetto,  che manda in soffitta il Pci di Gramsci e Togliatti, ma anche lo storico termine ‘comunista’ (scelta di cancellarlo condivisa da Napolitano). È il prologo   della  “Quercia”, segretario D’Alema e della successiva trasformazione in Democratici di Sinistra. Un’altra costola del Pci, ormai inesistente, dà origine a Rifondazione comunista (con Bertinotti, poi emigrato in La Sinistra Arcobaleno, ovvero Prc, il Partito dei comunisti italiani, la Federazione dei verdi e la Sinistra democratica) in cui confluiscono  Democrazia Proletaria e Marxisti Leninisti del Partito Comunisti d’Italia. Diliberto fonda il Pdci, Partito dei Comunisti Italiani.  Pochi anni dopo, una nuova scissione porta al Partito comunista dei lavoratori di Marco Ferrando. E prosegue la trasformazione di Democratici di Sinistra. Nasce  l’Ulivo. Lla fusione con la Margherita di Rutelli dà origine l’attuale Partito Democratico. I suoi delusi si ritrovano in Sinistra Ecologia e libertà di Vendola e dopo qualche anno l’ala sinistra di Fratoianni fonda Sinistra Italiana. Il Pd Non si sottrae al fenomeno. Esce Rutelli e fonda ‘Alleanza per l’Italia’, se ne va Civati e nasce ‘Possibile’.  Ultimo capitolo, per ora, è il trasformismo dei moderati renziani, di “Italia Viva”, ma si può scommettere che  il serial degli ‘esodi’ non è arrivato ancora al capolinea. Sconfortante? Lo è.

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