DESCALZI / IN PROCURA PER IL GIALLO ENI-SAIPEM-CDP

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Eni & Saipem sotto i riflettori della procura di Milano.

Si tratta di ipotesi di reato non da poco – falso in bilancio, falso in prospetto e manipolazioni di mercato – alle quali stanno lavorando i pm Giordano Baggio e Piero Basilone.

La story riguarda la maxi operazione avvenuta tra il 2015 e il 2016, quando Eni ha venduto il 12,5 per cento delle azioni di Saipem alla Cassa Depositi e Prestiti, a sua volta controllata dal Tesoro, e sempre più protagonista di interventi per acquistare partecipazioni qua e là nella sempre più malridotta Italia.

Una manovra che consentì a mamma Eni di alleggerire il suo bilancio, sgravandolo dal debito accumulato da Saipem e pari a 5,7 miliardi di euro.

Saipem, a sua volta, per proseguire nelle sue attività, aumentò il capitale azionario per un importo pari a 3,2 miliardi di euro.

Ma nella vicenda c’è una finestra temporale galeotta, intercorrente tra la firma dell’intesa sul prezzo delle azioni (il 27 ottobre 2015) e il cosiddetto ‘closing’ avvenuto a gennaio 2016. Nel frattempo Saipem ufficializzò nuove, ulteriori perdite, che secondo la Consob avrebbe dovuto evidenziare prima.

Mette nero su bianco infatti Consob: “Tali omissioni informative hanno privato gli investitori di informazioni necessarie”. Da qui la multa comminata a Saipem pari a 350 mila euro.

E da qui nasce l’inchiesta dei pm meneghini. Che il 17 settembre hanno ascoltato come “persona informata sui fatti” il vertice Eni Claudio Descalzi.

Saipem è indagata come “persona giuridica”, ed indagato è anche il suo presidente, Stefano Cao.

L’altra rogna giudiziaria, ben più grossa, riguarda le maxi tangenti nello scandalo brasiliano “Lava Jato”, su cui indagano sia la magistratura carioca che quella milanese, stavolta per “corruzione internazionale”, a carico di Eni e di Saipem.

 

Nella foto Claudio Descalzi

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