BILL GATES / LE MANI SUL MAXI BUSINESS DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI

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Bill Gates in prima linea per intrecciare i nuovi affari che si affacciano sul fronte dei cambiamenti climatici. Lo fa a bordo di un organismo internazionale da novanta: la Commissione globale per l’adattamento, CGA per gli aficionados, in compagnia nientemeno che dell’ex segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon, e del neo numero uno del Fondo Mondiale Internazionale, l’emergente bulgare Kristalina Georgieva, a quanto pare un cuore tutto green.

 

DENTRO LA COMMISSIONE GLOBALE

Il Verbo griffato CGA parla di necessari maxi investimenti che gli Stati dovranno per forza effettuare per fronteggiare i cambiamenti climatici. Senza nuove manovre e necessari adattamenti, “i cambiamenti possono deprimere la crescita dei raccolti agricoli mondiale fino al 30 per cento entro il 2050”, viene sottolineato dai vertici della Commissione.

Sottolinea la giornalista Maria Luisa Ramos Urzagaste, che ha passato ai raggi x la Commissione e soprattutto il ruolo in essa giocato dal magnate informatico a stelle e strisce, il secondo uomo più ricco al mondo (dopo Jeff Bezos in sella ad Amazon) secondo la ultima hit stilata da Forbes.

“Questa iniziativa – sottolinea Urzagaste – non propone un cambiamento nei comportamenti inquinanti e raccomanda solo di adattarsi a questa nuova situazione. In realtà, stanno studiando di come capitalizzare il caos”.

Maria Luisa Ramos Urzagaste. In apertura Bill Gates

La Commissione, in sostanza, consiglia di investire in sistemi e infrastrutture di allerta precoce per adattarsi a temperature più elevate, mare in aumento, tempeste più intense, precipitazioni sempre più imprevedibili e oceani più acidi.

Questi i settori chiave sui quali punta i suoi riflettori CGA: sicurezza alimentare, ambiente, acqua, aree urbane, infrastrutture, gestione del rischio di catastrofi.

Viene evidenziata, dai suoi vertici, la necessità di investire 1,8 trilioni di dollari in 5 aree dal 2020 al 2030: sistemi di allarme rapido, infrastrutture resistenti al clima, miglioramento dell’agricoltura nelle terre aride, protezione globale della mangrovia, maggiore resistenza delle risorse idriche.

E’ sottolineata anche la necessità di effettuare grossi investimenti anticipati prima di raccogliere benefici a medio e lungo termine. Per questo “il settore pubblico dovrebbe creare incentivi per espandere la partecipazione del settore privato agli investimenti di adattamento”.

Scrive Urzagaste: “Bill Gates promuove apertamente l’uso della tecnologia per risolvere gli attuali problemi del cambiamento climatico, di cui non è disposto a discutere le cause. Ecco perché investe in settori come la geoingegneria solare, promuove la creazione di microbi attraverso la biologia sintetica e lo sviluppo di organismi transgenici in diverse aree. Un esempio di ciò è che propone di eliminare le malattie trasmesse dalle zanzare che possono colpire più di 4 milioni di persone, attraverso l’uso di zanzare geneticamente modificate”. Ai confini della realtà.

E’ chiaro – prosegue – che “personaggi del genere non rinunceranno alla loro fonte di ricchezza che sono quei miliardi di poveri esposti a malattie e non terranno conto delle domande etiche su tali tecnologie”.

 

TSUNAMI PROGRAMMATI

Un altro investimento, definito “ancor più pericoloso” che il magnate a stelle e strisce ha in mente è poi l’impegno sul versante della geoingegneria solare, “con il presunto obiettivo di bilanciare o eliminare alcuni degli impatti dei cambiamenti climatici”.

Ecco il dettaglio. Un team dell’università di Harvard, finanziato dal re di tutti i computer, sta lavorando ad un maxi progetto: si tratta dello “Stratospheric

Controlled Perturbation Experiment” (SCoPEx), che quest’anno già prevede di rilasciare in via sperimentale nella stratosfera massicce dosi di carbonato di calcio, provocando particolari riflessi nella trasmissione della luce solare: tutto ciò – in teoria – dovrebbe consentire un abbassamento delle temperature sul pianeta.

“Inutile dire – commenta Urzagaste – che questi esprimenti vengono condotti negli Stati Uniti, un paese che non ha ratificato la Convezione sulla biodiversità biologica, il CDB, e non accetta l’approccio precauzionale del CDB sulla geoingegneria. Peggio ancora, gli Usa si sono ritirati dall’accordo di Parigi. Una delle preoccupazioni è che, bloccando l’ingresso della luce nelle culture, questo possa cambiare le modalità della pioggia, danneggiando gravemente alcune aree del mondo”.

Non basta. “Ci sono anche gravi timori che questa tecnologia possa essere utilizzata come arma, colpendo alcune regioni per il cambiamento climatico e come avvertono i ricercatori del gruppo ETC, Silvia Ribeiro e Jim Thomas, potrebbero diventare uno tsunami tecnologico”.

Da usare come perfetta arma tecnologica contro i paesi carogna o comunque da tenere sotto una costante minaccia.

 

GEORGIEVA A TUTTO GREEN

Kristalina Georgieva

Passiamo ad una delle donne oggi più potenti al mondo, il fresco numero uno del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva. Alla quale il 16 settembre il supplemento economico finanziario di Repubblica dedica un paginone di lodi sperticate. Un vero inno. “Sente i Queen e ama l’ambiente” titolano gli allievi di Eugenio Scalfari. E l’autore, Roberto Petrini, ne scandisce, tappa per tappa, tutta la carriera, fin dalle prime battute negli sperduti villaggi della Bulgaria, nata da una famiglia contadina poverissima.

“La sua presenza in Europa – pennella – è stata costante per più di un quinquennio. Da quando, nel 2010, il primo ministro bulgaro, Boyko Borisov, leader della formazione del centro destra al governo, la richiamò da Washington per spedirla a Bruxelles nella prima Commissione Barroso a gestire il portafoglio degli aiuti umanitari: a Bruxelles è rimasta fino al 2016, quando da vice presidente della Commissione Junker, è tornata alla Banca Mondiale come amministratore delegato”.

Ma eccoci al cuore green. “Le sue caratteristiche e la sua formazione hanno una cifra sociale, ecologica e un’attenzione tutta speciale ai Paesi in via di sviluppo. Non c’è stata crisi, dal terremoto di Haiti alla carestia del Sahel, a non vederla in prima linea”.

Ed è proprio sui cambiamenti climatici che Petrini riporta le parole della stessa super economista: “Vedo con preoccupazione i cambiamenti climatici”. Accipicchia!

Aguzza la vista Petrini: “E già le officine del FMI stano forgiando nuovi modelli econometrici in grado di valutare il peso della crisi ambientale sul Prodotto interno lordo mondiale”.

Sono i modelli econometrici elaborati dai cervelloni targati Bill Gates e propalati dai profeti della Commissione globale?

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