CITTA’ DELLA SCIENZA / ARIECCO LA VECCHIA DC

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Riflettori puntati, a Napoli, su Città della Scienza, per decenni la perla della ricerca, dell’innovazione ma soprattutto della divulgazione scientifica. Poi una pesantissima crisi economica che ne ha mortificato le potenzialità. Adesso la nomina politica, il cappello messo dalla Regione Campania e dal suo Nembo Governatore, Vincenzo De Luca, attraverso la presidenza consegnata nelle mani di un democristiano doc della primissima repubblica, Riccardo Villari.

E’ fresca come una sfogliatella, infatti, la pec inviata da palazzo Santa Lucia alla Fondazione di Coroglio per comunicare la fine della ormai eterna gestione straordinaria e la nomina del nuovo presidente, Villari appunto, nel segno del più perfetto controllo politico – mai riuscito negli anni passati – su una Fondazione storicamente indipendente ad autonoma. Quel tempo, ormai, è strafinito.

Villari è uno dei burosauri della vecchia Dc, pupillo del pluriministro Vincenzo Scotti che ancor oggi furoreggia alla Link University sfornando grillini da palazzo: anche questa una chiave di lettura nell’ottica dell’abbraccio tra Pd e pentastellati?

La giovinezza del prode Riccardo è tutta col biancofiore, poi la sequela dei cascami scudocrociati: il Ppi di Rocco Buttiglione, a seguire il Cdu e la candidatura con il Polo delle Libertà, quindi l’Udeur mastelliano. E una nuova elezione parlamentare sotto le fronde dell’Ulivo prodiano. Già di tutto e di più

Ma non basta, siamo solo a metà del viaggio. Che prosegue all’ombra della Margherita rutelliana, quindi approda finalmente ai lidi del Partito Democratico: e in queste vesti ottiene la strategica poltrona di numero uno alla Vigilanza Rai. Resta inchiodato alla poltrona – pur nel frattempo cambiando casacca – fino all’ultimo spasimo: il massimo del trasformismo.

Ancora un cambio di maglietta e aderisce al Movimento per le autonomie dell’ex presidente della Sicilia Raffaele Lombardo. Ottiene un sottosegretariato ai Beni Culturali con l’esecutivo di Silvio Berlusconi e quindi una nuova candidatura via Forza Italia.

Sembra a questo punto che il riposo sia d’obbligo, dopo il lungo e tortuoso zigzagare politico. Va a godersi la poltroncina di presidente del Circolo del Tennis, a Napoli un’istituzione quasi sacra.

Un padiglione di Città della Scienza. In apertura Riccardo Villari

Ora una nuova incoronazione, voluta dal Super Governatore De Luca. Che secondo i più accreditati rumors conta sul grosso pacchetto di voti che ancora oggi Villari può garantire in vista delle regionali campane della prossima primavera.

E pensare che Città della Scienza è nata 35 anni fa per la precisa volontà e l’impulso subito impresso da uno scienziato che man mano diventerà di fama internazionale: il bolzanino-romagnolo Vittorio Silvestrini, allora sbarcato a Napoli per insegnare Fisica al Politecnico. Il primo esperto di energie rinnovabili, in particolare il solare, Silvestrini, che la Voce intervistò nel 1977 proprio su quelle prospettive di cui all’epoca nessuno parlava nel nostro Paese.

E la sua passione era soprattutto nella volontà di trasmettere ai cittadini, soprattutto ai giovani, la passione per le scienze, la divulgazione scientifica, la possibilità di trasferire quegli enormi bagagli di conoscenze alle generazioni che potranno metterli in pratica.

Ed è così che nasce dopo alcuni anni Città della Scienza, un vero e proprio science center, sul modello di quello parigino. Cominciano gli appuntamenti annuali di divulgazione, che convogliano studenti da tutta Italia; il centro si allarga.

Ma comincia anche a far paura. E inizia a subire attacchi politici dai partiti di destra, i pezzi grossi di Alleanza Nazionale che sfornano interrogazioni parlamentari a raffica cercando di scalfirne la credibilità. Silvestrini è costretto, con la Fondazione, a subire un’inchiesta avviata dalla magistratura – basata su quelle farneticanti denunce – del tutto campata per aria. Venne poi archiviata, ma fu ottima e abbondante perché i rubinetti delle banche e delle erogazioni pubbliche – sempre aperti con tutti – allora si stringessero, per soffocarla. E lì cominciò il declino.

Durato anni, tra un commissariamento e l’altro, la Regione sempre pronta a mettere il suo cappello sulla Fondazione: proprio come ha sempre cercato di fare con l’altra perla partenopea della divulgazione scientifica, l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici fondato e animato dall’avvocato Gerardo Marotta.

Poi la tragedia del rogo che bruciò e rase al suolo praticamente tutto, su quel litorale di Bagnoli, a ridosso con la vecchia Italsider. Un evidente avvertimento di camorra, su cui – incredibile ma vero – non è stata fatta mai luce dalla procura partenopea: indagato solo un custode, che c’entrava come il cavolo a merenda. Di malavita organizzata, che nella zona spadroneggia, neanche un’ombra….

Ora ci riesce, la Regione, a piantare la sua bandiera politica sulla vecchia Fondazione. E torna alla grande la vecchia Dc: cin cin.

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