SALVINI / ‘ O SCERIFFO E I SELFIE GALEOTTI   

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‘O Sceriffo (ormai ex) Matteo Salvini scivola sempre sulle foto e sui selfie. Stavolta mentre sorseggia una tazzulella di caffè con un suo fan accorso alla festa leghista di Vignola, in provincia di Modena. Il selfie, infatti, lo ritrae sorridente insieme ad un ancor più sorridente Antonio Matrone, figlio del boss di camorra Franco detto Franchino e, ancor più soprannominato “ ‘a belva”.

Lo scatto è stato postato su facebook da Matrone junior, per condividerlo con gli stuoli di amici e mietere like. Consensi raccolti anche tra molti consiglieri comunali di Scafati, dove ‘a belva e il figlio sono nati.

Lo stesso scatto galeotto è stato pubblicato dal quotidiano campano “Metropolis”, ed anche qui ha ricevuto una marea di like.

Per dovere di cronaca è bene dare qualche ragguaglio su ‘a belva. Si tratta di uno dei boss di spicco dell’area vesuviana, arrestato sette anni fa dopo una lunga latitanza. Un boss noto alle cronache fin da metà anni ’80, per la sua contiguità con i clan capeggiati da Carmine Alfieri e Pasquale Galasso, che all’epoca controllava il territorio e tutti i suoi traffici. Nel 2007 “Franchino” fa perdere le sue tracce, dopo che le toghe del tribunale di Nola gli avevano notificato un mandato di cattura per il coinvolgimento nell’omicidio di Salvatore Squillante, ucciso in un agguato di camorra nel 1980. La Corte d’Appello nel 2009 conferma la condanna all’ergastolo. Nel 2012, poi, l’arresto.

Ma anche il figlio – ritratto nel selfie con il Matteo ovunque – ha una fedina non proprio immacolata. Antonio, detto Michele, conta una condanna in primo grado per estorsione, usura, intestazione fittizia e riciclaggio in un processo che vede coinvolti i clan Loreto e Ridosso di Scafati. Il prode figliolo – che si è occupato di una ditta di pompe funebri – adesso risiede in Emilia Romagna, una terra che ha cominciato a popolarsi di uomini dei clan fin dall’inizio degli anni ’90.

Ovvia la considerazione, come facevano del resto anche i politici della prima repubblica: quando partecipo alle manifestazioni non chiedo il documento e la fedina penale a quelli che si fanno fotografare con me o mi abbracciano.

Ma vanno fatte altre due considerazioni. Primo: non si tratta di un politico qualunque, ma del ministro degli Interni, il numero uno della sicurezza nazionale, per il quale valgono certo meno espressioni del tipo “potevo non sapere”, “se dovessi fare attenzione a tutto e tutti”…

Poi. Si tratta dell’ennesimo caso della serie. Non di uno scivolone isolato, quindi. Nel 2018, ad esempio, ‘O Sceriffo era stato immortalato prima in Calabria e poi in Puglia con esponenti della malavita organizzata. “Non sapevo lontanamente chi erano”, la pezza a colori.

Ma la ciliegina sulla torta è quella piazzata dall’ex inquilino del Viminale nei pressi dello stadio San Siro, poco prima di una partita del Milan: va sotto braccio con un capo degli ultrà, già condannato per traffico di droga. Il quale, solo un paio di mesi fa, è stato raggiunto da un altro provvedimento giudiziario, con la confisca di beni per oltre 1 milione di euro.

Anche in quell’occasione il tremendo Salvini al quale non sfugge un solo migrante a chilometri e chilometri di distanza non sapeva, e caso mai aveva confuso il soggetto? Alice-Matteo nel paese delle meraviglie? Ma ci faccia il piacere…

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