Non se ne può più

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Capisco la Rai, la quota di cui si è appropriato Salvini, e certo non mi scandalizza il gradimento (cancellate anche voi l’anglicismo abusato di ‘endorsement’) delle reti televisive di Berlusconi che covano il proposito di sodalizi elettorali con la Lega per non ridursi a fantasma della politica, già sconquassato dal declino inarrestabile della sua vetusta leadership.
Non mi va giù che siano altre testate a concedere vistosi spazi della comunicazione alla  ‘truce violenza’ del cosiddetto capitano, alla sua rabbia velenosa, ai suoi filmati casarecci spediti alle tv amiche e alle altre, teoricamente indipendenti, come Sky e La 7. Non mi va giù, ma come molti teleutenti, in questa fase bollente della politica, intuisco che indipendenti non sono. Non è super partes Murdoch, membro onorario della casta dei ricchi della Terra, non lo è Cairo, a cui devono  necessariamente riferirsi Mentana e la sua squadra.
L’incipit di questa nota è tesa a manifestare la personale e mi auguro non solitaria insofferenza per gli sproporzionati spazi televisivi concessi ai comizi rabbiosi di Salvini e dei suoi tirapiedi.
Il retroscena di questa analisi sull’illecito protagonismo del razzista, xenobo, omofobo, sovranista del Carroccio, merita una seconda riflessione. I conduttori di Tg, speciali e talk show e chi dietro le quinte li ispira con i dati dell’audience alla mano, hanno imparato a neutralizzare la noia mortale dei bla, bla di politici, esperti e giornalisti,  con la rissa tra opposti. Finirebbero  in clamoroso flop “In onda”, “Carta Bianca”, i programmi di Floris, Formigli, Nicola Porro,quelli del mattino Senza le liti a voci concitate e sovrapposte, gli insulti, la violenza verbale di ospiti d’opposta fede partitica, finirebbero in clamoroso flop “In onda”, “Carta Bianca”, i programmi di Floris, Formigli, Nicola Porro, tutti quelli del mattino.
L’indegno spettacolo delle aule di Palazzo Madama e Montecitorio, svilite a rango di liti da cortile tra popolane inferocite, è l’altra faccia dell’incontinenza patologica dei partiti che non si sono mai liberati di comportamenti nostalgici, incompatibili con la normale dialettica  delle democrazie evolute.
Poco dopo l’invito di Conte a dismettere la lingua delle violenza, dell’aggressione, dell’intolleranza, dai banchi di Lega e Fratelli d’Italia la risposta è stata la replica, anche più incivile, di insulti, intemperanze, aggressioni verbali, indegne del Parlamento. L’appello del presidente del Consiglio andrebbe esteso all’intero sistema dei media, all’introduzione del tema nelle materia scolastica dell’educazione civica, ai social se tollerano la pubblicazione incontrollata di incitazioni all’odio, ingiurie, minacce.
Personalmente ho padronanza del mini strumento che ingloba la formidabile discriminante “vedo, non vedo”, ovvero il telecomando. Clic e sparisce il faccione rubicondo di Salvini, clic e zittisco la lite Lega-5Stelle, clic e rientro nel programma quando ha esaurito l’impellente contingenza di fare ascolto, messo in cassaforte per convincere Nutella, Barilla e Mulino Bianco a firmare contratti di pubblicità con la rete x o y.
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