Teresa e il boomerang degli insulti

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A sovranismo, populismo, razzismo, fascismo, di una parte purtroppo  non minoritaria degli italiani, si è sovrapposto il salvinismo, impregnato di volgarità e ingiurie, con il condimento dei vaffa…, marchio del grillismo. L’emersione di quest’insieme di trash subculturale si deve all’incontrollata libertà di invadere i social, territorio di pericolosa fertilità per diffondere odio.
Machismo, razzismo di genere, bullismo, idiozia? Di tutto un po’ negli insulti rivolti alla ministra Bellanova dal mondo balordo del Twitter, incoraggiato dal dilagare dei peggiori  rigurgiti di inciviltà aggressiva di uomini prestati alla politica per incoscienza collettiva. Per capirci: stralciato dal  generale contesto di un vocabolario da trivio, hanno significato probante gli insulti di Salvini, inverosimile ministro della Repubblica alla giovane e coraggiosa comandante della Sea Watch. Per chi fosse indotto all’oblio:  “Delinquente, fuori legge, sbruffoncella, Zecca…”
In becera sintonia con la diffusa bestialità dei veleni on line, i soliti imbecilli hanno offeso la ministra dell’agricoltura. Teresa Bellanova è l’esempio di uno straordinario percorso personale e pubblico. Bracciante, intrepida e combattiva sindacalista a difesa dei lavoratori della terra, coraggiosa antagonista del caporalato, ha reagito dall’alto della sua elevata dignità agli insulti per l’abito indossato in occasione del giuramento al Quirinale, ai velenosi riferimenti al suo aspetto lontano dall’anoressia e al minimo titolo di studio della terza media. Unanime la solidarietà di politici e non solo. Specialmente significative le parole di Landini, segretario  generale della Cgil: “Non è la sola di una famiglia che non poteva permettersi di far studiare i figli. Anche il mio titolo di studio si è fermato alla licenza media”.
Ci siamo documentati. Per essere degni di stima e rispetto e occupare lo spazio dell’élite sociale è indispensabile la laurea? No, ovvio. Di seguito i nomi di uomini illustri e di politici privi della massimo titolo di studio, ovvero non laureati: Dario Fo, Roberto Benigni, Eugenio Montale, Piero Angela, Enrico Mentana, Waltt Disney, Steve Jobs, Bill Gates, Mark Zuckwerberg. E i politici: Salvini, Giorgia Meloni, Grillo, Di Maio, Crimi, Veltroni, D’Alema, Rutelli, i ministri Poletti, Lorenzin, Andrea Orlando, Valeria Fedeli (ex all’Istruzione). Ancora: Matteo Orfini, Livia Turco, Gasparri, Razzi, Crosetto, Michela Brambilla, Michaela Biancofore…
Nessuno ha mai ritenuto indegno di Montecitorio e di Palazzo Madama, parlamentari non laureati. Allora il tasto dolente è la misogenia machista che circola liberamente sui social e nelle piazze e la condizione di deficit della quota di opinione pubblica sobillata da una propaganda ossessiva che ha trasformato la politica in un gossip di loschi personaggi in mutande e a torso nudo.
Chi pensava di demotivare la neo ministra ha presto desistito. Teresa Bellanova ha tempra forgiata dal sindacalismo di frontiera: “Non mi hanno spaventato le pistole, figuriamoci qualche deficiente dietro al computer. Mi fa rabbia solo constatare quanto manchi per affermare la cultura del rispetto”. Le chiedono di Salvini, che a sua volta si è dichiarato solidale. Lei ricorda che si deve all’ex ministro leghista l’inquinamento del linguaggio politico e dei comportamenti.
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