Ecco il giorno della Rousseau

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Da quando mondo è mondo l’importanza e il livello decisionale della politica si misura con il  numero di iscritti, dei tesserati dei partiti.
Cosa rivela la straripante dicotomia tra il voto per i 5Stelle del 2018 e i centomila della piattaforma Rousseau, che al momento di esprimersi su questioni di interesse generale per il Paese si riducono a 30-40mila? Racconta che l’Italia è una democrazia imberbe, con vocazioni periodiche al populismo e ad altre anomalie altrove sconosciute. Fino alle 18 di questa sera, il futuro prossimo, a medio e a lungo termine del Bel Paese, è affidato dalla Casaleggio associati al clic di alcune migliaia di militanti sul sito della piattaforma che pone il quesito sì/no al governo con il Pd guidato da Conte. Lo sconcerto è ben motivato. Il manipolo di militanti pentastellati vota senza essere a conoscenza nel dettaglio del programma partorito dai due contraenti e a chi è delegata la sua realizzazione; per questo pomeriggio è in agenda un nuovo incontro con il presidente incaricato, proprio per definire alcuni punti della trattativa; non sono infondate le perplessità sulla trasparenza dell’esito; in passato il garante della privacy è intervenuto più volte proprio per mancanza di trasparenza; a garantire la regolarità della consultazione i vertici grillini  hanno chiamato Valerio Tacchini, il notaio che ha certificato i voti di “Ballando con le stelle” (stelle-Cinquestelle?), candidato non eletto nelle liste dei 5Stelle per il Senato, che ha candidamente dichiarato di essere amico di Casaleggio. Trasparenza?
I possibili scenari. Il Movimento comunica che i sì hanno prevalso, ma con un minimo scarto. Non sarebbe un buon viatico per l’indispensabile consenso all’esecutivo giallorosso, specialmente in vista dell’approvazione incerta di leggi e decreti. Il rischio sarebbe di non contare sulla necessaria maggioranza; prevalgono i no: per coerenza i vertici del Movimento, fedeli al principio che decidono i cittadini, dovrebbero azzerare tutto e smantellare il lavoro della trattativa, il credito offerto a Conte (l’ “elevato”, nella stima di Grillo), l’opera di mediazione del presidente della Repubblica; con riferimento al passato, a quando Di Maio e compagni hanno rinnegato il voto favorevole alla candidatura di una loro esponente a sindaco di Genova, il no potrebbe essere contraddetto per il principio ricordato della non influenza, alla faccia dei cittadini che decidono; sullo sfondo c’è poi la polemica sulla discutibile scelta del M5S di consultare la base dopo che Mattarella aveva incaricato Conte di dar vita a un governo con il Pd; la piattaforma è zeppa di profili falsi ed è incerto il numero reale degli iscritti; ignoti si sono introdotti a loro insaputa nella piattaforma con account di iscritti, ma ce n’è anche uno noto, Davide Gatto, amico  di Di Maio; alle europee una donna ha segnalato di essersi ritrovata iscritta a sua insaputa e che il suo falso voto è andato a un candidato; Casaleggio, deus ex machina della piattaforma, è accreditato come vicino alla Lega, che com’è noto ha tentato in tutti i modi di boicottare la nascita del governo giallorosso, con la complicità di grillini anti accordo, due fra tutti Paragone e Di Battista che Di Maio avrebbe provato a far cambiare idea con l’offerta di un ministero.

I pronostici di politici e giornalisti  dicono che prevarrà il sì al quesito della piattaforma Rousseau. L’auspicio è che siano buoni profeti. Il loro errore di previsione giustificherebbe l’attributo di “paese delle banane” affibbiato dai detrattori all’Italia e ridarebbe fiato al truce Salvini.

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