L’inverosimile pericolo di imperizia goliardica

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È ambiguità di fondo a viziare l’aria che tira nel corridoio istituzionale di collegamento Quirinale-Palazzo Chigi, incrocia il Nazareno, casa dei dem e l’abitazione di Spadafora, nome di spicco dei Cinquestelle. Nessuno ha disvelato la trama underground dei sabotatori che nel segreto dell’anonimato provano a minare l’arduo sentiero della trattativa bilaterale con la regia di un apprendista stregone della politica qual è il mite Giuseppe Conte. L’inverosimile è nella tolleranza in partenza di Zingaretti, disposto a star dietro ai ghiribizzi di un imberbe giovanotto che Grillo, in ossequio al suo background di comico, ha inventato capo politico di un movimento che non è un partito, ma piuttosto un club di dilettanti allo sbaraglio finiti con le zampe nella tagliola del contratto stipulato  in clamorosa antitesi con il pericoloso socio del Carroccio. Fiaccati dalla tracotante aggressività di Salvini, i 5Stelle hanno snaturato i fondamenti della loro pseudo ideologia, con la complicità surreale del survoltato Di Maio e nel giro di un anno hanno toccato il culmine del default, con la perdita secca del 50% di like degli italiani. In un Paese di ordinaria ragionevolezza politica, la ghigliottina avrebbe messo fine alla gag di un capo politico senz’arte né parte. Non è andata così e non ci vuole la zingara per capire il perché: nella consolidata tradizione partitica nel nostro Paese chi detiene il potere si circonda di giullari non disposti a privarsi dei privilegi acquisiti e perciò fedeli fino alla morte. Che altro giustificherebbe un Di Maio primo attore della fase politica dell’Italia che decide del suo futuro?

 

Non fosse questione di straordinaria importanza e serietà, il caso del giovanotto di Pomigliano darebbe sostanza al felice motto della lingua partenopea “E’ gghiuta a pazziella ‘mmane e’ criature”, ovvero “è finito il giocattolo nelle mani di bambini”.  Certo c’è poco da scherzare. Altro che  giocattolo. La posta così alta di una questione serissima  richiede altissimi livelli di competenza e saggezza politica, ovvero l’inverso dell’inadeguatezza che il Movimento esprime con le bizze di un interlocutore in evidente stato di fragilità emotiva, di contestazione interna al movimento, contemporaneamente spinto a scelleratezze e improntitudine da evidenti eccessi di presunzione.

L’incredibile, goliardica spavalderia esibita nel burrascoso pomeriggio di ieri, segnala il suo stato confusionale, da cui tenta di uscire con incoscienti sortite. Nel bel mezzo di una trattativa che avanza con prevedibile lentezza e reciproci distinguo, Di Maio ha riportato lo stadio dei contati  al punto di partenza e oltre. Ha chiuso sul nodo decreti sicurezza, aperto sul controverso capitolo delle autonomie regionali, è tornato caparbiamente  a difendere gli indifendibili 14 mesi di contratto con la Lega e ha intimato ai suoi capigruppo di ripescare il diritto a replicare il ruolo di vice ministro, mentendo sulla figura terza di Conte. A dispetto di Grillo, ha rivendicato il titolo di capo politico del Movimento.

 

Zingaretti ignora, consapevolmente che nel Movimento di Grillo fondatore, in antitesi con Casaleggio junior, potenziale leghista, prevale il sì al governo giallorosso e con motivazioni politiche. Il ridimensionamento di consensi patito con l’alleanza del governo giallo verde e la mannaia del taglio al numero dei parlamentari, riduce sensibilmente la possibilità di essere  eletti in caso di ricorso al voto.

 

Al segretario del Pd non mancano le conferme: se agli ultimatum di Di Maio risponde con il contro ultimatum “A questo punto elezioni anticipate”, i 5stelle impongono al ‘capo politico’ di gettarsi secchiate di acqua gelida in testa, per far sbollire le sue intemperanze. Se poi nel movimento residuassero sentimenti di nostalgia per la Lega, che tornino pure tra le grinfie di Salvini. Sarebbe la loro definitiva agonia.

 

Sul ricorso alla piattaforma Rousseau si deve stendere un velo pietoso di indignato silenzio. Solo squinternati come Casaleggio e soci possono osare di affidare il futuro di un grande e democratico paese  qual è l’Italia agli umori di poche migliaia di militanti 5Stelle.  A proposito di Di Miao, a cosa si deve l’eterno sorriso immortalato dai fotografi?

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