Rousseau, Sibilla grillina

Condividi questo articolo
La cartina di tornasole si tinge di grigio, il colore della conferma di un Paese, che trasformata la missione di ‘servire il popolo’ in posto fisso iper statale, acciuffato da soggetti senza il minimo background, incompatibili con il mandato di disegnare presente e futuro degli italiani. Il top five del gotha che domina lo scenario della politica propone Di Maio, imberbe dilettante allo sbaraglio, che il comico Grillo elesse a ‘capo’ di una compagine di apprendisti con il segreto intento di manovrarlo a suo piacimento. Al  valpadano Bossi, capo popolo dal respiro corto, subentra Salvini, soggetto che riassume tutte categorie dell’odio: disumanità, razzismo, xenobia, neofascismo, spocchia, eccetera, eccetera. In quel che resta della sinistra, dopo la svolta destrutturante di Occhetto, al “sono tutto il” di Renzi è subentrato il fratello del commissario Montalbano, primus inter pares, nel senso che regna guardandosi la spalle, dove cova il fuoco amico. Questo sarebbe il meglio che offre l’Italia delle eccellenze, ovvero la complessiva mediocrità, esaltata dall’incredibile gradimento di Trump, dall’empatia dei Macron, Merckel, perfino dal ‘like’ di  Mark Zucherber,  genio di Facebook, al prof Giuseppe Conte, docente di diritto per concessione benevola del titolare di dipartimento della materia in questione, neofita privo dei fondamentali richiesti a chi entra in politica. A lui, Salvini e Di Maio, consegnano le chiavi di Palazzo Chigi. Conte,  che stupido non è, se ne sta nell’ombra per un anno, non interferisce, si ritaglia uno spazio di benevolenza internazionale, ma quando i 5Stelle prendono atto della loro caduta dalle  stelle alle stalle, del consenso dimezzato, assume il ruolo di giustiziere del ‘capitano’ leghista e l’affonda platealmente. Contemporaneamente conclude l’arringa al Senato con argomenti da campagna auto promozionale. Si apre la crisi e la trattativa dei giallorossi gli affida, in controtendenza con la linea della discontinuità, la premiership del nascente governo giallorosso (se governo nascerà). Conte mette a segno un colpo da maestro, da esperto navigatore nel mare in subbuglio della crisi, da quasi  vero leader.
Non sarà lui, se andrà i porto la fragile alleanza 5Stelle-Pd, a emendare la trattativa dalla farsa irrispettosa che Di Maio pospone alla soluzione della crisi, chiedendo a poche migliaia di iscritti cosa ne pensano, con il voto sulla piattaforma Rousseau.  Ipotesi: se bocciassero la nascita del nuovo governo, i 5Stelle farebbero marcia indietro, negherebbero il volere dei partiti contraenti e del presidente della Repubblica? O non ne terrebbero conto, smentendo la base?  Per fortuna sono fatti loro.
Perché Zingaretti può respingere al mittente l’avance di Di Maio di gratificarsi con la vicepresidenza del consiglio e il ministero della difesa? Basta chiederlo a Casaleggio junior. Un suo sondaggio fa precipitare i consensi al Movimento e con questi chiari di luna i 5Stelle guardano alle elezioni come a un minaccioso Moloc.
Occhi e orecchie spalancati. Il verdetto sull’eclissi del sovranismo, che solo all’idea incompiuta di realizzarsi ha retrocesso a quota 200 i punti base dello spread, è nelle parole che il presidente della Repubblica pronuncerà dopo l’ultima consultazione con i pentastellati.
Giusta la crociata mondiale, o quasi,  contro chi rischia di rendere i mari discariche, drammatico l’allarme per l’inarrestabile sfaldamento delle masse di ghiaccio in artico e antartico con conseguenze apocalittiche sulla vita del pianeta, per le immense isole di plastica che galleggiano negli oceani, per gli sconvolgimenti climatici che desertificano aree sempre più vaste della Terra, per fenomeni atmosferici devastanti. Il Mare Nostrum, che avvolge il profilo dell’Italia e delle coste nordafricane, non fa eccezione, insultato com’è da molteplici cause di inquinamento, ma è anche via obbligata di fuga da luoghi invivibili, dove incombe  il dramma della fame  e della sete, di regimi dittatoriali, di guerra sanguinose. Il Mediterraneo, negli anni del grande esodo di milioni di migranti è un tragico cimitero per migliaia di profughi, vittime della disumanità. Salvini, assenteista seriale da Viminale, da quando è praticamente fuori dal governo, frequenta assiduamente l’ufficio del Viminale e con  la complicità dei colleghi Toninelli e Trenta (Infrastrutture e Difesa, anche loro in fase di commiato dal governo gialloverde) ha impedito alla “Eleonore” di approdare in un porto sicuro e di sbarcare 101 migranti.
Gommone in avaria a 70miglia da Misurata. A bordo 98 migranti, molti sono bambini anche di pochi mesi, alcune  donne sono incinte. Li ha salvati l’Ong Mediterranea, che chiede di conoscere le istruzioni del coordinamento marittimo italiano. Dpo la visita del medico di bordo, individuati casi di ipotermia (soprattutto dei 22 bambini), segni evidenti di tortura (nelle  donne  mutilazioni dei genitali), ustioni sul corpo dovute al prolungato contatto con la benzina.
Nuovo no di Salvini?
Condividi questo articolo

Lascia un commento