DI MAIO & ZINGARETTI / GOVERNO O BARATRO NERISSIMO

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Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti, partono le danze.

Abbiamo fatto cenno, giorni fa, all’autorevolezza che i due interlocutori possono mettere in campo. E adesso le perplessità si fanno più forti.

Sarà capace di condurre la trattativa l’ex vicepremier pentastellato, certo lusingato dalla corte sempre più serrata dell’ex coniuge Matteo Salvini che gli offre addirittura la premiership e gli srotola tappeti rossi per scusarsi della stolta rottura?

Sara capace il segretario Pd di sedersi al tavolo con autorevolezza, animato certo dal retropensiero di tirare la volata al nemico storico Matteo Renzi? E che invece non vede l’ora che il possibile accordo con i pentastellati salti per andare al voto subito? Si dice a Napoli: per far dispetto a mia moglie mi taglio ‘o cazzo: è lo stesso che ha in mente Zingaretti?

Luigi Di Maio. Sopra, Nicola Zingaretti

Subito una nota. Adesso nessuno parla più di Giuseppe Conte, il premier che ha portato la croce per 14 mesi, riuscendo a condurre il barcone-Italia mentre i due attorucoli – Di Maio e Salvini – andavano avanti nella peggior sceneggiata possibile.

Un inesperto di cose politiche, come Conte, si è rivelato di gran lunga migliore di fronte ai due protagonisti in campo.

‘O Sceriffo che s’è dedicato solo alla caccia al migrante, peggio che nelle campagne sudafricane di trent’anni fa, e a far il giro d’Italia in perenne campagna elettorale.

Mentre l’altro, l’ex steward dello stadio San Paolo, ha visto accumularsi sul suo tavolo situazioni di crisi da brividi e posti di lavoro bruciati senza muove un dito, neanche il mignolo.

Di nuovo: potranno mai Di Maio e Zingaretti, in 4 giorni, trovare la quadra?

Ognuno ha presentato i suoi punti. 10 quelli dei 5 Stelle: gli stessi del contratto con la Lega, non hanno certo volato in fantasia. Sono tra l’altro compresi la riforma Rai (per farne una BBC nostrana) e il conflitto d’interessi, di cui si parla da un quarto di secolo senza mai venirne a capo.

Prima 5 poi ridotti a 3 i punti base per il Pd.

Ma c’è subito l’intoppo. Le truppe grilline mettono in cima alla hit la riduzione dei parlamentari. Quasi a provocare il Pd, che l’ha sempre osteggiata. E quasi a dire: vogliamo subito mettervi alla prova, o mangiate la minestra o saltate dalla finestra.

Graziano Delrio

Un pessimo modo per cominciare. Non è certo il primo, né il principale degli argomenti. Anzi, dovrebbe andare in coda alla lista, come ingrediente della sempre invocata e mai realizzata riforma elettorale. Visti anche i giganteschi problemi, quelli veri, che l’Italia deve fronteggiare.

I giochi, comunque, sono partiti. Una “sintesi”, fra i due “programmi”, non è impossibile, ci sono non pochi punti base sui quali l’accordo può essere costruito.

Resta il grosso scoglio dei nomi, su cui tante possibili intese, in passato, si sono arenate: a cominciare da quella che avrebbe dovuto essere e non è stata dopo il voto del 4 marzo 2018, quando 5 Stelle e Pd, trovato l’accordo sul programma, hanno rotto proprio sui nomi.

E’ il caso di rompere anche stavolta, lanciando il Paese nel baratro? Consegnandolo alle urne per vedere trionfare le destre che più NERE non si può?

 

P.S. All’esito del primo incontro tra 5 Stelle e Pd, l’ex ministro delle Infrastrutture Graziano Del Rio ha parlato di forti convergenze sull’agenda sociale e ambientale. E di primi cenni per la prossima manovra di bilancio, addirittura nelle “prossime ore”.

Sembrano rose, di quelle vere. Sapranno fiorire nei prossimi 3 giorni e mezzo di calura agostana?

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