TRATTATIVA 5 STELLE – PD / SARANNO MAI ALL’ALTEZZA DI MAIO E ZINGARETTI ?

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O Sceriffo Matteo Salvini si esibisce nel suicidio perfetto a palazzo Madama.

Un harakiri in piena regola. Una penosa esibizione che neanche il peggior guitto di periferia si sarebbe mai sognato.

Autore di una sfilza di autogol da manuale nei venti minuti ampiamente sforati tra palle in tribuna, stucchevoli meline, retropassaggi da brivido.

Da guinness degli orrori, la lezioncina che ‘O Sceriffo ha cercato di impartire agli avversari, ben lieti di vederlo sprofondare nei suoi abissi.

 

CONTE E RENZI VERSIONE 2

Dall’altra parte le parole misurate, rabbiose ma pacate, istituzionali, e soprattutto chiare, comprensibili per tutti i cittadini, del premier Giuseppe Conte. Che pare trasformato dopo 14 mesi sul ponte di comando, densi invece di errori ed omissioni. E rispetto all’ultima performance sul TAV, che lo aveva visto piroettare e contraddirsi rispetto a quanto sostenuto mesi prima sulla inutilità dell’opera.

Ma ora ha pronunciato un discorso di spessore, da vero politico.

Matteo Renzi. In apertura la nuova coppia Zingaretti e Di Maio

Capace di svergognare ‘O Sceriffo, che nonostante tutti i cinturoni, le pistole e l’armamentario esibito, non ha avuto le palle di sfiduciarlo. Anzi, la sfiducia se l’è rimangiata come uno che vede sbriciolarsi il suo castello di sabbia.

E capace di resuscitare perfino l’ex premier Matteo Renzi, morto e sepolto fino a qualche giorno fa e che solo l’abilità politica salviniana è riuscito far risorgere come Lazzaro, ridandogli perfino uno smalto che pareva del tutto sciolto come neve al sole.

Assennate e misurate, le parole di Renzi. Che sembra aver mutato pelle in un baleno. Trasformismo? Pura tattica? Può darsi. Ma è lontano mille miglia quel primo ministro arrogante e urticante, difficile anche solo da ascoltare. Una faccia da schiaffi, durante tutta la premiership, capace di seppellire in mesi di governo le poche idee rimaste come patrimonio della sinistra, di calpestare le utopie e avvolgere come carta straccia welfare, giustizia sociale, memoria storica. Ora, da parte di Renzi, un comportamento da politico di razza, addirittura in grado di dettare l’agenda politica del Pd.

Si è subito esibito con autogol, Nicola Zingaretti, prima ancora che terminasse il dibattito al Senato. Conte non ha fatto un opportuno mea culpa per tutti gli errori commessi dal suo governo, ha tuonato il segretario Pd, facendo subito intendere la sua musica: nessun accordo con i 5 Stelle, a meno che non chiedano in ginocchio la nostra mano e si prostrino davanti a noi.

Ha poi fatto una mezza marcia indietro, il governatore laziale, che pare un vero dilettante allo sbaraglio, capitato lì per caso.

C’è da sperare – ora che a lui è stato affidato il compito dalla direzione Pd di “trattare” con i 5 Stelle – riesca a trovare l’autorevolezza necessaria. Un’autorevolezza, però, che non si può acquisire dall’oggi al domani, proprio come quel coraggio – scioccamente evocato dal ministro degli Interni nel suo sciagurato intervento – poi rimpiattatogli in faccia, con sobrietà, da Conte.

 

UNO SCERIFFO SENZA MOTIVI

Penose, va rammentato, le pezze a colori che Salvini non ha neanche cercato di mettere per motivare la crisi e la richiesta – poi clamorosamente rimangiata – di sfiduciare il premier.

Nessuno – neanche tra i leghisti – ci ha capito niente, tranne i servi sciocchi assiepati intorno a ‘O Sceriffo nell’aula di palazzo Madama. Men che meno tra gli elettori e i fans del Carroccio, trasecolati di fronte ad una totale incapacità di fornire ragioni valide e comprensibili. Nel vortice nella crisi, mentre dietro l’angolo c’è lo spettro della recessione, la mannaia dell’Iva e disastri continuando, il numero uno del Viminale lascia baracca e burattini, lanciando i suoi proclami di guerra dalle spiagge, facendo squillare le sue trombette.

Può mai essere per il TAV?, si chiedono smarriti alcuni. Ma se avevano addirittura vinto, anche grazie allo stesso Conte! Per il Sicurezza bis? Ma se l’hanno portato a casa, con tutte le follie anticostituzionali. Perché erano contro il fantomatico partito del No? Ma se hanno sempre sbandierato i successi fino ad oggi ottenuti!

Quindi, un motivo tale che i cittadini-elettori possano comprendere non c’è. Non esiste. Ha scritto, Salvini, il copione di una farsa, di una autentica sceneggiata alla napoletana, lui lumbard doc.

Altro che intese e accordi tessuti da mesi tra 5 Stelle e Pd!

Matteo Salvini e Giuseppe Conte ieri in Senato

E’ evidente anche ai bimbi delle elementari che la sostanza del copione è ben altra: da mesi e mesi proprio i leghisti tiravano la corda, con un Salvini provocatore quotidiano, soprattutto dopo il voto europeo che ha ribalto il peso politico di Lega e 5 Stelle.

Occupato, il titolare del Viminale, ad inviare il suo Savoini a trattare affari con l’entourage di Putin. Pensando di farla franca, sbeffeggiando il Parlamento: la seconda vigliaccata nel giro di pochi giorni, a perfetta dimostrazione dello spesso politico, ma prima ancora morale, di ‘O Ministro degli Interni. Interni senza cuore e senza uno straccio di anima, né, appunto, di coraggio politico e civile.

“Un guappo di cartone”, come lo hanno subito bollato alcuni parlamentari: del tutto incapace di una lotta vera – e non a parole e proclami, come è suo costume – contro il crimine organizzato e i suoi affari, sempre più fiorenti. Uno dei tumori che distrugge quotidianamente il Paese, mentre ‘O Sceriffo ingaggia quotidiane battaglie navali contro i migranti.

 

VAFFA AL CONTRATTO, UN’INTESA POLITICA

E adesso? A meno di impensabili colpi di scena, si apre la trattativa 5 Stelle-Pd. Per portare ad un’intesa.

Da piazzare nel sacchetto dei rifiuti tossici la parola “contratto”, che fin dal primo momento avrebbe dovuto mettere in guardia rispetto a quel contratto post voto 2018. L’Italia – pur ridotta allo stremo – non è ancora un condominio né di centro né di periferia.

Un accordo, un’intesa possono essere solo politici. E non di piccolo cabotaggio, balneari o settembrini. Ma tali da arrivare a fine legislatura. Senza se e senza ma.

E’ in grado questo Pd si sedersi al tavolo con i grillini per siglare tale intesa, che ovviamente non può germogliare in un week end ma ha bisogno di giorni in più per essere partorita? Sono passati i tempi dei dialoghi tra sordi con Pierluigi Bersani, all’epoca segretario Pd, e poi lo stesso Renzi? Sono capaci, i Pd, di scrollarsi di dosso incrostazioni, burocratismi, interessi personali e di partito? Sanno fare, loro, autocritica di tutti gli errori passati grossi come macigni e alti come grattacieli? E – domandone finale – sarà in grado Zingaretti di trovare, appunto, uno smalto fino ad oggi mai avuto? C’è da sperare in un miracolo, nell’intervento di un San Gennaro rosso, o anche appena rosè…

E dal canto loro, saranno capaci i pentastellati di mettere da parte i tanti errori commessi nei 14 mesi di governo? Sapranno tornare alle origini di durezza e purezza, legalità ma anche concretezza politica? Di ritrovare la trasparenza perduta?

Sul fronte 5 Stelle c’è un altro interrogativo da novanta. Ha l’autorevolezza giusta un Luigi Di Maio per sedersi al tavolo degli accordi? Per ridar fiato alle speranze?

Beppe Grillo

Ha commesso una caterva di errori, anche fino all’ultimo momento, quando avrebbe caso mai sperato in un ri-fidanzamento con l’amato Matteo (Salvini). E c’è voluto il pesante intervento di Beppe Grillo per riportare un pò di chiarezza fra le truppe pentastellate ormai allo sbando. Un cambio in corsa, ora, è difficile da pensare. Ma anche qui, come per Zingaretti: sapranno i due essere all’altezza del compito non certo facile? Staremo a vedere.

L’abbiamo già scritto una settimana fa. Sono molti di più i punti in comune tra 5 Stelle e Pd di quanto non ve ne potessero mai essere con la Lega. Sotto tutti i profili. E’ stato folle, quello sì, un esecutivo durato fin troppo fra truppe grilline e salviniane.

Meno impervia, sulla carta, è l’intesa con il Pd: per costruire la quale è necessario far tesoro di tutti i fallimenti passati. Ora non c’è tempo per un crac politico, a rischio di sprofondare il Paese in un abisso senza ritorno.

E l’abisso in vista – a questo punto – non sarebbe altro che elezioni subito e governo alle destre. La consegna delle chiavi alla trimurti Lega-Forza Italia-Fratelli d’Italia. Un esecutivo che più fascistoide & razzista non si potrebbe.

Sono capaci, 5 Stelle e Pd, di tirar fuori la partita del secolo per governare sul serio, finalmente, sapendo che altrimenti c’è un baratro che più NERO non si può?

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