OMICIDIO CERCIELLO / IL GIALLO DELLA FOTO FIRMATO CIA?

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Omicidio Cerciello, il giallo della foto con l’americano Christian Gabriel Natale Hjorth bendato che ha fatto il giro del mondo.

Se è ormai noto il nome del carabiniere “bendatore”, a quanto pare sospeso (non si sa per quanto) dall’Arma, il minimo che potesse succedere, resta grosso come una casa l’interrogativo su chi ha scattato quella foto, l’autore del fatale clic.

E si moltiplicano le domande. Nella stanza non c’era certo una folla, tre o quattro persone al massimo. Scrive un sito: “Di due di esse, in divisa, emergono distintamente le sagome. Poi c’è una gamba che spunta alle spalle del ragazzo bendato e ammanettato. Inoltre potrebbe esserci una quarta figura, all’estremo lato destro della scena. Si intravede qualcosa di simile ad un busto”.

E poi, sul misterioso ‘reporter’ che un paio di persone avrebbero visto. “Si tratta di un altro carabiniere? Di un funzionario ministeriale? Di una persona mandata dall’ambasciata Usa per assistere il connazionale? Oppure di qualcuno che gravita intorno ai servizi segreti?”.

Interrogativi che pesano come macigni. E che sarebbe il caso di sciogliere al più presto, per un minimo di credibilità internazionale del nostro Paese.

Molto poco, infatti, è stato detto e scritto sul luogo dove si è svolto l’interrogatorio. Non una normale caserma dei carabinieri e della polizia.

Perché si tratta nientepopodimenoche della sede del Nucleo Investigativo del Comando Legione Lazio dei Carabinieri, ubicata in Via Selci 88.

Un indirizzo che qualche ricordo – e anche qualche sospetto – pur lo desta.

Mario Cerciello. In alto la foto incriminata

In un’interrogazione parlamentare di oltre due anni fa – si trattava del 23 maggio 2017 – il senatore PD Giuseppe Lumia, membro della commissione parlamentare antimafia, interrogò il ministro dell’Interno chiedendo di rendere noti tutti gli atti raccolti subito dopo la strage di Capaci. In quell’interrogazione Lumia cita la GUS, acronimo di “Gestione Unificata Servizi”,che lo stesso Lumia definisce come “una società di copertura dei ‘Servizi segreti’, con sede in via Selci 26 a Roma”, praticamente davanti al Nucleo investigativo, un minuto a piedi.

Più in dettaglio il GUSsarebbe stato un soggetto legato all’allora Sisde,poi diventato, con la riforma dell’intelligence nel 2007, AISI,vale a dire Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna. “Ancora oggi – commentano gli ‘addetti’ ai lavori – quell’isolato romano viene considerato un vero e proprio crocevia di barbe finte”.

Continua il sito: “C’è la mano, più o meno deviata, di pezzi dei servizi italiani dietro la foto dello statunitense bendato? Quello scatto è stato diffuso per fare, magari, un assist ai colleghi del paese alleato, per favorire la strategia difensiva dei due detenuti? Un timore che, se fosse fondato, dimostrerebbe come sia forte la ‘lealtà’, anzi la completa sudditanza, di settori degli apparati del nostro Paese verso gli Usa. Più forte della solidarietà di corpo e della vicinanza ad un carabiniere ucciso ed ai suoi familiari”.

Ricordate ancora, tanti e tanti anni fa, la tragedia del Cermis, dove un velivolo Usa – non autorizzato e a bassa quota – squarciò i cavi dove viaggiava una cabinovia piena di italiani innocenti?

Bene, quegli assassini l’hanno fatta franca, rispediti e coccolati nella loro patria a stelle e strisce.

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