‘NDRINE TRENTINE / DAL PORFIDO ALLE DISCOTECHE

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Mafie in trentino. E’ in particolare la ‘ndrangheta a far pesare la invasiva presenza in quelle terre, come testimoniato da indagini di polizia, delle fiamme gialle e da una fresca inchiesta avviata dalla magistratura.

Cave, movimento terra e porfido, il classico menù preparato dai clan e dalle imprese di riferimento. Ma come ovvio si moltiplicano gli affari volti a diversificare e riciclare quelle montagne di soldi: è quindi la volta di bar, ristoranti, night, discoteche, esercizi commerciali, e tutto quanto fa servizi e tempo libero. Una bella cuccagna.

Fino a qualche anno fa poco esperti in materia di malavita organizzata, ora gli inquirenti si stanno organizzando, e soprattutto la Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna è impegnata in un ampio monitoraggio della situazione, anche perché i primi investimenti, poi sempre più massicci, si verificarono lungo la costa romagnola ad inizio anni ’90.

Ma risaliamo in Trentino e leggiamo un report del quotidiano L’Adige del 22 luglio. “Testimonianze al vaglio della Guardia di finanza e della magistratura segnalano che, fino a poche settimane fa, Cesare Muto, classe 1980 di Crotone, residente a Gualtieri in provincia di Reggio Emilia, con la sua ditta Overtruck&Logistic snc lavorava in Trentino, nel trasporto di inerti, sabbia e porfido. All’alba del 25 giugno scorso, nell’ambito dell’operazione ‘Grimilde’, il maxi blitz della polizia contro la ‘ndrangheta in Emilia, Cesare Muto e suo fratello Antonio Muto, classe 1971, anch’egli residente in provincia di Reggio Emilia, già in carcere per la condanna nel processo ‘Aemilia’, sono finiti di nuovo nella lista dei 76 indagati, di cui 16 arrestati, per una serie di reati tra cui il trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante mafiosa”.

In apertura la discoteca Italghisa

Prosegue il reportage: “La vicenda dei fratelli Muto ha già incrociato il Trentino tra il 2009 e il 2011 per l’acquisizione e lo svuotamento di beni dell’azienda Marmirolo Porfidi, un crac da 9 milioni e mezzo di euro, e lo incrocia di nuovo nella stessa operazione ‘Grimilde’, dove entra in ballo, tra le altre società, l’Immobiliare San Francesco di Reggio Emilia di cui era socio un altro pregiudicato, Michele Pugliese, a sua volta presente negli anni scorsi in società e attività economiche nel nostro territorio”.

E ancora più in dettaglio: “Antonio e Cesare Muto, in particolare, sono accusati di aver fatto da prestanome e coperto esponenti delle ‘ndrine nelle società C-Project srl di Reggio Emilia, che gestiva la discoteca Italghisa, e (solo Antonio) Matilda srl di Quattro Castella (Reggio Emilia) e Moreale srl sempre di Quattro Castella, a cui faceva capo la discoteca Los Angeles. Nell’interrogatorio di garanzia del 29 giugno, Antonio Muto, già in carcere perché condannato nel rito abbreviato e nel primo grado del processo a un totale di 20 ani e 6 mesi, ha respinto le accuse, sostenendo che la discoteca Italghisa era effettivamente gestita da lui e dal fratello Cesare”.

Del resto, gli ultimi dati elaborati dalle forze investigative parlano chiaro. Nell’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia, riferita al secondo semestre 2018, viene segnalato che in Trentino sono state registrate 1.050 operazioni finanziarie sospette, di cui 80 attinenti ala criminalità organizzata e 970 relative ai cosiddetti ‘reati spia’, come impiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita, usura, estorsione, danneggiamento seguito da incendio”.

Altri dati di allarme dalla Banca d’Italia. Sul fronte della segnalazione di operazioni sospette, nel primo semestre 2019, in Trentino ai 678 Sos del 2018, se ne aggiungono altri 287 in sei mesi, in Alto Adige 373, per un totale regionale di 660 segnalazioni.

Da segnalare le puntuali e documentate inchieste sul tema delle infiltrazioni mafiose nel territorio del sito on line QuestoTrentino, fin dagli anni ’90 battagliero periodico e promotore dell’associazione “Le Voci dell’Italietta”, per far fiato e presenza alle testate regionali minori.

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