Match deciso da un bel assestato ‘kappa o’

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Se un pugile va al tappeto e ci resta per almeno dieci secondi l’arbitro decreta la fine del match per knock out. La sconfitta arriva abitualmente dopo che il perdente ha incassato colpi a bersagli sensibili, qual è il mento.
Uno di fronte all’altro, sul ring virtuale di Agrigento, si sono scazzottati il tozzo colpitore Salvini e l’abile incontrista Alessandra Vella, Gip del tribunale, che ha mandato a vuoto gli uppercut del ministro dell’Interno, incitato al suo angolo dal procuratore Patronaggio, dal suo vice e dal pubblico ministero, la signora  Gloria Andreoli. Un paio di ganci ben assestati del Gip hanno deciso il match. Il primo è arrivato al fegato del ministro. Aveva ‘ordinato’ di arrestare Carola Rackete, la capitana della Sea Watch, che ascoltata dal magistrato ha ottenuto gli arresti domiciliari, poi la libertà. La seconda sventola ha colpito alla milza il vice premier del Carroccio. “Espellere Carola dall’Italia”, aveva tuonato e la Rackete è invece tornata in Germania, per smaltire le tensioni accumulate, da cittadina libera, autorizzata ad andare dove e quando voleva.
Salvare vite non è reato. Questo principio morale e giuridico ha smontato la tesi della Procura di Agrigento e del ministro leghista, che avevano chiesto la convalida dell’arresto di Rackete, contestandole i reati di rifiuto di obbedienza, resistenza, violenza contro nave da guerra e navigazione in zone vietate.
Il giudice per le indagini preliminari (riuscirà a conservare il suo posto ad Agrigento?non ha voluto disporre alcuna misura cautelare (per esempio il divieto di dimora chiesto dai pm) e ha escluso il reato di resistenza a nave da guerra perché la motovedetta della Gdf, stretta tra la nave della Sea Watch e la banchina, non può essere considerata tale. È stato escluso anche il reato di resistenza a pubblico ufficiale perché la capitana, entrando in porto di notte, ha agito in adempimento di un dovere, quello di portare in salvo i migranti. Il Decreto Sicurezza bis, secondo il Gip, non è applicabile alle azioni di salvataggio in quanto riferibile solo alle condotte degli scafisti.
È deluso il procuratore Patronaggio, che si riserva di impugnare la decisione del Gip. Con i segni evidenti del kappa o subito, è rabbioso Salvini e definisce l’assoluzione di Carola una fiaba (?) pessima, horror (?), surreale (?): “Non ho parole. Cosa bisogna fare per finire in galera in Italia? Mi vergogno di chi permette che in questo paese arriva il primo delinquente dall’estero (ecco un nuovo argomento per la querela della Rackete) che disubbidisce alle leggi e mette a rischio la vita dei militari che fanno il loro lavoro”. A seguire l’abituale (questa sì è surreale) farneticazione: “Se stasera una pattuglia intima l’alt su una strada italiana chiunque è tenuto a tirare diritto e speronare un’auto della polizia. …lo dico a nome dei militari italiani che ogni giorno rischiano la vita e meritano rispetto, non sentenze vergognose che liberano i delinquenti (nuovo argomento per la querela della Rackete)
Hanno detto, senza vergognarsene, della capitana coraggiosa: “‘Carola è una ‘ragazzetta viziata’. È una ‘sbruffoncella’ in cerca del ‘palcoscenico dei migranti’. È un’‘insignificante donzella’. ‘Dev’essere arrestata e dimenticata nella sua cella’. ‘Carola merita di essere stuprata. È una cagna, una zecca, una criminale (argomento per la querela), una ricca comunista (sproloquio privo di riscontro). Ogni cosa apparsa sull’hashtag #arrestateCarolaRackete.
Carola ha 31 anni, parla 5 lingue, da 8 anni è ufficiale di navigazione, ed è un’attivista tedesca. È una donna al comando di una nave, cosa quanto mai inedita per un Paese come il nostro, dove le donne sono a capo di molte poche cose. La politica si fa spesso sul corpo delle donne. Una ministra non è stata ritenuta credibile perché di bell’aspetto (è successo a Maria Elena Boschi), una ragazzina come Greta Thunberg, la sua  colpa è di voler cambiare il mondo, è accusata di essere pedina di chissà quale ordine mondiale, di chissà quale genitore voglioso di fama. La ministra Kienge, è stata ingiuriata perché di origine africana.
In questo scorcio del terzo millennio dominano individualismi e sembra non esserci posto per gli ideali, l’etica dei comportamenti, l’altruismo, la solidarietà.
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