Autonomia che?

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Premessa
Pur senza adeguata e specifica competenza di sondaggista, ma avendo frequentato a infinite riprese un caposaldo del giornalismo qual è l’intervista e la tecnica che la rende testimonianza di fondamentale  dell’informazione, ho condotto con pazienza  un’indagine su cento tra uomini, donne e  ragazzi con un’unica domanda: “Cosa pensa  del ventilato decreto noto come autonomie regionali e delle ricadute sull’economia del  Sud?”
Risultati
48 donne, 18 uomini e 10 ragazzi tra i quindici e i diciotto anni hanno risposto di ignorare totalmente il contenuto delle autonomie regionali. Per loro è solo uno dei tanti titoli dei Telegiornali.
14 uomini, 6 donne e 4 ragazzi hanno ammesso di saperne qualcosa e di   essere d’accordo sulla proposta.
I cento intervistati sono stati selezionati per età, condizione sociale, cultura generale. Il sondaggio si è svolto in quartieri napoletani del centro e delle  periferie.
L’analisi
Quali elementari deduzioni nel discendono? Il tentativo di accrescere la frammentazione geo-politico-economica dell’Italia è sul punto di concludersi. Destinerà il Sud del Paese ad area in subordine del ricco Nord, forte proiezione italiana nel profondo dell’Europa che domina lo scenario della comunità. Agli esperti osservatori dell’Italia divisa, per metà gravata di storici handicap e per metà investita di privilegi, non sorprende che Napoli e il Sud assistano passivamente a quanto sta per accadere in termini di crescente marginalità, al fenomeno che discriminerà ancor più il Mezzogiorno e arricchirà a senso unico il lombardo-veneto, che non reagiscano alle secolari rapine subite. Ci vorrebbe poco, ma è il poco che fa difetto all’informazione, per trasformare l’incolpevole indifferenza in accesa ribellione. Pur viziato di eccessiva semplificazione, vale  il ricorso all’analogia con i comportamenti iniqui di un capofamiglia, padre di due figli. Al primo, dotato per grazia ricevuta da madre natura di intelligenza e, bellezza, che gli rendono agevole il percorso nella vita, il padre riserva attenzione concreta e gran parte delle risorse familiari; al secondo, senza propria responsabilità meno dotato alla nascita, nega pari opportunità e chance di affermarsi.  La parabola oltrepassa l’ambito localistico italiano e assume dimensione universale se si fa girare metaforicamente il mappamondo e si osserva la dimensione globale dello split world, del pianeta diviso in due emisferi, dominati dai potenti della Terra, detentori di immense ricchezze, minoranze di predatori violentemente famelici  e di immense maggioranze depredate. C’è questo discrimine all’origine della rabbiosa pretesa di autonomia regionale di Zanda (Veneto) e Fontana (Lombardia), di territori contigui, sostenuta dal secessionismo della Lega e da ultimo dalla conversione di Di Maio, esplicitata per sedare la sempre più convinta intenzione del socio Salvini di far calare il sipario sul governo giallo verde in vista di un nuovo esecutivo di destra, a  trazione solitaria di Lega e consimili aggregazioni scissioniste.
Il via all’intenzione di contrapporvi la secessione di Napoli è la risposta in chiave di satira arancione del sindaco di Napoli. Purtroppo è puro folclore, ma benvenuta se servisse almeno a creare curiosità sul tema e dunque informazione.
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