DIANA BRACCO / RICERCATA DALLO STATO

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“Ho investito 800 milioni in un anno. Ora mi cerca lo Stato”.

Gongola la più grossa industriale italiana, lady Diana Bracco, a bordo della sua holding leader internazionale nella “diagnostica oncologica con mezzi di contrasto”.

E’ un vero inno alla gioia dei fatturati e degli utili il pezzo a tutta pagina firmato da Daniela Polizzi per il supplemento economico-finanziario del lunedì griffato Corsera.

Ecco le prime pennellate. “‘Messi in fila fanno un totale di quasi 800 milioni di euro di investimenti programmati in poco più di dodici mesi, tra crescita interna ed acquisizioni’. Diana Bracco è reduce da una campagna di shopping che ha spinto il gruppo al vertice dell’M&a delle imprese italiane all’estero. E fa i conti dopo una stagione vissuta al galoppo. Entro fine luglio staccherà un assegno da 450 milioni di dollari nel closing che segnerà il passaggio ufficiale di Blue Earth Diagnostics, la Biotech di Oxford nella diagnosi oncologica attraverso mezzi di contrasto, sotto il cappello del gruppo Bracco”.

A quanto pare Cambridge è in attesa.

Un fuoco di fila di cifre, acquisti, sigle, allargamenti e tutto quanto fa business nell’inno del Corsera.

Scorriamone solo alcuni. “I numeri – dipinge Polizzi – sono la sintesi dell’impegno della famiglia Bracco, alle redini di un gruppo della diagnostica per immagini e del life science arrivato a 1,291 miliardi di ricavi nel 2018, in crescita del 4,1 per cento. Di questi l’86 per cento viene dall’estero”.

“Oggi Bracco è un gruppo che si articola tra Bracco Imaging, l’attività più rilevante. Poi c’è la statunitense Acisit negli iniettori per mezzi di contrasto e infine il Centro diagnostico italiano nell’healthcare”.

Fior tra fiore, così volano i progetti di lady B. “Nel piano 2023 sono stati stanziati oltre 300 milioni di euro per interventi a Torviscosa, Ceriano, Sigen, Ginevra e Shangai”.

“La Cina è il nostro secondo mercato dopo gli Stati Uniti, e lì abbiamo il 70 per cento della joint venture Bracco Sine con la Shangai Pharmaceutical e ora facciamo ricerca con quel gruppo”.

Arriviamo ora al crescente interesse dello Stato per un gruppo ormai lanciato, da anni, nel mondo.

Ecco il Verbo di lady B.: “Non bisogna mai smettere di impegnarsi, ci vuole il coraggio dell’azione, l’imprenditore deve assumersi il rischio. L’abbiamo fatto con un’acquisizione da 450 milioni di dollari, tutta finanziata da Jp Morgan. E’ una sfida, un segnale ai mercati. Se n’è accorta anche la Cassa Depostiti e Prestiti che ci ha contattato per eventuali operazioni congiunte da realizzare insieme in futuro”.

Prosegue il Bracco Pensiero: “Andremo a trovarli per presentare l’azienda. Lo Stato deve imparare a fidarsi dei privati. Assieme si possono fare grandi cose. Credo che Expo 2015 (di cui è stata presidente, ndr) a Milano sia stato un esempio virtuoso di collaborazione, nell’ambito di un’alleanza in cui il privato è a disposizione per la crescita del Paese. Quei terreni ora possono fare della città la capitale del ‘Life science’ attraverso lo Human Technopole”. E aggiunge: “Lì potremmo localizzare il centro ricerche del nostro Centro diagnostico sul quale investiremo come hub delle scienze”.

Quanti centri, da far girar la testa.

E cifre da mille e una notte, tra Jp Morgan e la Cassa Depositi e Prestiti, ossia la star della finanza a stelle e strisce e quella di casa nostra.

Non è nuova, del resto, un’incursione della Cassa – una sorta di nuovo IRI – nel mondo sanitario, o meglio farmaceutico. E’ avvenuto alcuni anni fa, quando Cdp è entrata con il 10 per cento circa nell’azionariato di Kedrion, la corazzata di casa Marcucci, leader nel mercato internazionale della lavorazione e commercializzazione di emoderivati.

Sorge spontanea la domanda. Come mai la generosa Cassa Depositi e Prestiti dà soldi a chi ne ha già tanti? Come mai non cerca di sviluppare una fascia media di imprese per farle decollare? E invece finanzia le super corazzate? Misteri.

Certo che con i copiosi carburanti di Jp Morgan e Cdp si stravola!

 

P.S. I trascorsi giudiziari sono ormai un lontano ricordo. Quando il gruppo Bracco è stato, qualche anno fa, sotto i riflettori della procura di Milano, subendo una pesante condanna in primo grado per evasione fiscale. All’epoca lady B. parlò di un errore del suo fiscalista, che aveva confuso tra conti societari e conti personali. Lei provvide subito, sanando ogni debito col fisco.

Ora la cerca lo Stato, via Cdp. Prima l’ha cercata il Fisco. Non sarebbe il caso di mettersi d’accordo (con se stessa soprattutto)?

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