SVERSAMENTI TOSSICI / MAXI SEQUESTRI A CASTEL VOLTURNO

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Sequestrato dalla procura di Santa Maria Capua Vetere lo strategico impianto di depurazione di Castel Volturno, tredici stazioni di sollevamento e tutta la rete fognaria della zona.

Il clamoroso provvedimento è stato convalidato dal gip del tribunale sammaritano, perché è stato accertato che sia l’impianto di depurazione che tutta la rete fognaria non solo non smaltivano quanto dovuto, ma contribuivano addirittura ad aumentare in modo pericoloso per la salute i livelli di inquinamento.

Maria Antonietta Troncone, procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere

Una storia che dura da anni e nell’ultimo quinquennio è molto peggiorata, dopo l’intervento del Comune di Castel Volturno e della Volturno Multiutility, ossia la società che ha gestito fino a pochi mesi fa il servizio idrico integrato dello stesso comune.

Ma leggiamo alcuni passaggi del pesantissimo provvedimento firmato dal procuratore capo del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Maria Antonietta Troncone.

“Le prime ispezioni tecniche hanno consentito di constatare le gravi carenze strutturali e manutentive tanto dell’impianto di depurazione quanto della rete fognaria di Castel Volturno, tant’è che già da un primo impatto visivo l’impianto appariva in una condizione più che disastrata con la maggior parte delle sezioni ed apparecchiature fuori uso ed in un apparente stato di degrado, cui si aggiunge l’ulteriore criticità degli sversamenti abusivi dei reflui in ingresso, sui quali il depuratore non esplica alcun effetto depurativo, scaricandoli tal quali dapprima nel fiume (il Volturno, ndr) e, successivamente, in mare”.

Più chiari e più duri di così non si può.

Prosegue il j’accuse: “Le indagini hanno consentito di verificare che il depuratore era stato edificato in una zona soggetta a vincolo paesistico e ambientale e che il Comune di Castel Volturno aveva affidato tutta la gestione della rete fognaria e del depuratore alla Volturno Multiutility. La lunga e complessa attività investigativa, associata ad una specifica consulenza tecnico-specialistica, ha evidenziato rilevantissime omissioni da parte degli amministratori legali della Volturno Multiutility nonché il continuo e negligente controllo da parte dell’allora sindaco del Comune di Castel Volturno”.

Si tratta di Demitri Russo, e il periodo sotto i riflettori della magistratura copre un arco esattamente quinquennale, dall’11 giugno 2014 al 10 giugno 2019.

Altre osservazioni da brivido: “La manutenzione carente, difettosa, opinabile e incongruente, operata solo per caso negli anni, ha condotto da un lato al verificarsi di fenomeni di allagamento, tracimazioni e danni all’ecosistema ambientale tendenzialmente irreversibili, o reversibili solo tramite uno sforzo ed una spesa eccezionale; dall’altra ha cagionato una costante offesa alla pubblica incolumità, specie ove si tenga conto degli smottamenti e dei dissesti stradali, del pericolo di crollo delle costruzioni, con riflessi anche sul sistema ambientale circostante”.

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa

Non è finita: “L’evenienza che, almeno da otto anni, come evidenziato dal consulente della procura, i reflui del Comune di Castel Volturno tal quale scarichino in fiume e in mare senza alcun trattamento di depurazione, porta a ritenere che via sia un’alterazione dell’equilibrio dell’ecosistema fluviale la cui eliminazione risulta, ormai, particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali (quali l’integrale mappatura della rete fognaria, il ripristino delle pompe di sollevamento, l’integrale rifunzionalizzazione del depuratore) per una spesa monetaria che, stando al progetto presentato anni fa dalla Volturno Multiutility, potrebbe ammontare ad almeno 8 milioni di euro”.

Prosegue il j’accuse della procura sammaritana. “L’attività di indagine ha consentito di verificare che la condotta dei pubblici amministratori e dell’azienda che gestisce la manutenzione degli impianti di sollevamento è sicuramente abusiva, poiché in violazione della normativa statale in tema di disciplina delle reti fognarie, di autorizzazione e di controllo degli scarichi, nonché in violazione della disciplina comunitaria in tema di principio di precauzione e tutela dell’ambiente”.

Ecco la motivazione del sequestro di tutti gli impianti, dal depuratore alla rete: “l’esigenza prioritaria di inibire la perpetrazione del danno ambientale cagionato al fiume Volturno, al mare, al suolo ed al sottosuolo del comune di Castel Volturno, in quanto andava assolutamente fermata la messa in pericolo della condizione pubblica, posto che le acque del Volturno ed il mare raccolgono e sono costantemente ed insidiosamente contaminati dal carico inquinante, e non depurato, delle acque reflue urbane di Castel Volturno”.

Non sarebbe opportuno un intervento del ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che per anni ha guidato il corpo forestale in Campania e conosce perfettamente questa drammatica situazione?

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