Se l’Istat bluffa

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Scopro oggi di avere un alleato (Massimo Giannini, di  la Repubblica) nello sputtanare l’enfasi degli s-governanti pentaleghisti. All’atto dell’insediamento di un gialloverde ai vertici dell’Istat, mi chiesi se con  quell’ennesima occupazione di un’importante istituzione, che dovrebbe garantire correttezza e imparzialità, avremmo assistito a un bluff seriale, per ingannare  l’opinione pubblica. È  puntualmente accaduto. Il signor Istat Blangiardo, riconoscente ai Dioscuri Castore e Polluce per il prestigioso e lautamente retribuito incarico di presidente, ripaga con gli interessi i suoi padrini. Emette bollettini con misurato  entusiasmo (più esplicito sarebbe sospetto) per uno zero qualcosa in aumento dell’occupazione, dato che fa aprire a ventaglio la coda piumata ai pavoncelli Di Maio e Salvini. La nota dell’Istat, lo spiega autorevolmente Giannini, non informa, per esempio, sul numero di ore lavorate, elemento  fondamentale per accertare la salute della produttività e la dimensione del precariato. Ebbene, nel 2018, ultimo riferimento disponibile, le ore  lavorate in meno sono state un milione e 300mila: “Se nel 2019 si confermasse questo andamento… la produttività calerà ulteriormente”. E poi: “L’obiettivo della buona occupazione è credibile se accompagnato dalla crescita economica robusta. Sta di fatto che la prospettiva è invece dover fronteggiare il disagio sociale, il debito pubblico, la minacciata procedura d’infrazione e il rischio sui mercati finanziari, la misera previsione di un più 0,1 del Pil”.
La libertà di pensiero e della  sua manifestazione pubblica, fondamentale principio della Costituzione, sembra essere protervamente ignorata dal ‘gatto morto’ Di Maio e dalla ‘volpe predatrice Salvini, con eccezione per i loro scagnozzi piazzati a gogò nei media televisivi. È  in serio pericolo se una valanga di oscenità è la reazione alle idee manifeste di solidarietà alla capitana della Sea Watch, per aver salvato la vita di migranti che altrimenti avrebbero raggiunto in fondo al Mediterraneo le migliaia di profughi morti durante il viaggio della speranza in direzione dell’Italia, primo Paese europeo a relativa distanza dall’Africa.
Libertà di pensiero è purtroppo  anche l’orgia di insulti che il bestiario leghista ha rivolto a Carola Rackete. Ingiurie che non appartengono neppure ai derelitti del più infimo degrado sociale: sessismo ignobile nelle ingiurie e nelle minace comparse sui social. Comunque nessuno le ha censurate, nonostante fossero espressione di violenza squadrista che dovesse minacciare per la seconda volta l’Italia, chiuderebbe la bocca al dissenso. Gli stessi vigliacchi autori delle offese da trivio a Carola ne hanno scaricate di pari volgarità contro esponenti del mondo dello spettacolo solidali con la comandante della Sea Watch. Bersaglio per un fuoco concentrico è stata la cantante Emma Marone, che oltre a essere stimata per le sue qualità di artista è degna di ammirazione per le coraggiose prese di posizione a favore delle donne e in questi giorni della capitana tedesca. Da un consigliere della Lega del ternano “Faresti bene ad aprire le tue cosce “, da altri “Cogliona, canta che ti passa”, “Portateli a casa tua”. Per fortuna l’incredibile gazzarra da invasati è stata compensata da attestazioni di solidarietà inviate da Fiorella Mannoia, Paola Turci, Tommaso Paradiso dei musicisti di  Thegiornalisti. Suo questo commento, da condividere: Sembra che tutto ciò provenga da un mondo parallelo  per una falla improvvisa del sistema che ha deviato il corso delle cose, come se stessimo assistendo da spettatori a un film post apocalittico ambientato in un tempo ‘X’ lontano da qui…Rappresentiamo il punto più basso della grandiosità dell’Universo”.
Schierati a difesa di Carola anche il popolarissimo J-Ax e Alessandro Gassmann (Io sto con Carola). Anche per loro insulti e minacce.
A proposito di libertà di pensiero, è pratica ricorrente che il M5S, infastidito da voci di dentro del dissenso, anziché discuterne per comprenderne le ragioni, espella i “cattivi”. Fanno le spese di questa forma repressiva, tipica del pensiero unico, per rimanere agli ultimi casi, l’espulsione della Nugnes, sostenuta non  a caso da Roberto Fico e dopo di lei  della deputata pugliese Veronica Giannone, della collega siciliana Gloria Vizzini. Non è noto il numero di autoespulsioni, ma poche non devono essere se il Movimento è “dimagrito” dal 30 al 17 percento. Lo sfoltimento per dissenso sembra poi peggiorare e lo sarà sempre di più se Di Maio e soci continuano a illudersi di frenare l’emorragia inseguendo il sovranismo di Salvini, ultimo caso la bocciatura dei un presidente della commissione europea socialista, scelta sovranista estranea al dna grillino che ha buttato lì, l’oscena proposta di Orban.
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