TASSE / PAPERONI D’AMERICA IN LOTTA PER PAGARNE DI PIU’…

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Paperoni d’America uniti nella lotta. Una battaglia epocale, quella che hanno deciso di intraprendere, per puro spirito filantropico e animati dalla più sconfinata sete di egualitarismo.

Ecco il loro implorante messaggio: “Per favore, tassateci di più. Abbiamo di più e vogliamo pagare di più”.

A sottoscrivere la commovente petizione sono 18 arcimiliardari, i 18 Paperoni a stelle e strisce illuminati sulla via di Davos-Damasco. Tra le star in pole position sempre lui, il Magnate dei Magnati, l’ungherese americanizzato George Soros, il fondatore dell’impero griffato Open Foundation. E poi il rampante cofondatore di Facebook, Chris Hughes; la anche regista Abigal Disney, un cognome una storia; la “filantropa” di professione Liesel Pritzker Simmons.

Non è la prima volta, comunque, che negli States comincia una crociata pro tasse. Otto anni fa fu Warren Buffett a pregare di poter pagare di più, dal momento che a conti fatti finiva di versare meno della sua segretaria. Tutto ciò grazie alle “riforme” fiscali dell’amministrazione Bush.

Rutger Bregman

Da quel momento in poi si è spesso parlato di una possibile Buffett rule, grazie alla quale far pagare un po’ di tasse in più a chi guadagna oltre un milione di dollari l’anno. Ma non se ne è mai fatto nulla, solo proclami e autoproclami.

E siamo ora al paradosso della letterina al Babbo Natale più torrido che mai, in cui lorsignori chiedono in ginocchio di poter dare di più, visto che – precisano – appena lo 0,1 per cento dei ricchi ha accumulato risorse pari al 90 per cento di quelle totali. Dati peraltro confermati, se ce ne fosse mai bisogno, da una fonte che più ufficiale non si può. Secondo la Federal Reserve, infatti, negli ultimi trent’anni il patrimonio dell’1 per cento degli statunitensi con più mezzi è cresciuto di 21 mila miliardi di dollari, mentre quello del 50 per cento dei meno abbienti è diminuito di 900 milioni.

Cifre da brividi.

Nei mesi scorsi, al summit di Davos, l’intervento di un giovane economista olandese, Rutger Bregman, lasciò tutti di stucco. Ecco come Bregman stesso lo ha raccontato: “sono giorni che qui a Davos i big del capitalismo mondiale discutono di come ridurre le diseguaglianze. Parlano di rendere la terra un luogo migliore ma non citano mai l’unica parola che conta: tasse. E’ come andare ad un convegno di pompieri dove non si parla di acqua”. “Mi guardavano come un marziano – ha poi aggiunto – mentre spiegavo che i problemi del mondo non si risolvono con la filantropia e invitando Bono a Davos”.

E ora spunta la terza via. I Paperoni caso mai si autotassano per una volta e ogni problema globale è bello e risolto!

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