È la Giovanna d’Arco dei profughi

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Ci sono eroi e nel caso che propongo eroine, che si stagliano alte sul mare magnum della mediocrità opportunista e ignava. La Giovanna d’Arco del mare si chiama Carola Rackete, ha 31 anni, è tedesca e comanda la nave salva vite Sea Wactch. Il coraggio di opporsi alla logica del respingimento dei migranti è nel suo Dna,  grazie a un passato di solidarietà, di accoglienza e  di  esperienza, nonostante la giovane età. Carola sa di dover rispondere alla tutela di quarantadue naufraghi, che dopo  settimane di calvario in spazi invivibili sulla nave, di esiti devastanti del duro viaggio della speranza, di disagio estremo prima dell’imbarco in Libia e  in alcuni casi di conseguenze per le violenze subite nei campi di detenzione,  hanno urgenza di essere sbarcati, di cure. Sono stremati. Carola rifiuta di obbedire all’ordine di Salvini di sbarcare i migranti in un porto libico, definito con cinismo ‘sicuro’, spiega di non poter approdare a Malta perché l’ha rifiutato, né in Tunisia che non tutela i rifugiati. Condanna come incosciente il successivo “invito” a raggiungere l’Olanda, il Paese della Sea Watch, che rifiuta di collaborare. Per raggiungerlo dovrebbe attraversare in mare mezza Europa. Carola decide di ignorare la minaccia del Viminale del blocco navale. Sa di rischiare la denuncia e il sequestro della nave, ma pensa che sia molto più importante mettere fine al calvario dei migranti che ha strappato alla morte nel Mediterraneo. In attesa che la Corte europea dei diritti dell’uomo, a cui si è rivolta Carola, Salvini fa il tracotante con l’arcivescovo di Torino, che offre la disponibilità di accogliere i migranti della Sea Watch a sue spese. Il ministro lo invita ad aiutare italiani in difficoltà e finge di ignorare che la Chiesa lo fa e da sempre. Astio anche nei confronti del parroco di Lampedusa, che dorme sul sagrato della chiesa per solidarietà con i migranti prigionieri della Sea Watch. “Non cambio idea” è il commento di Salvini “porti chiusi, dorma bene” .
Io sto con Carola, come sto con Mimmo Lucano e con chi salva e difende la vita dei migranti.  A proposito di Mimmo Lucano. Il successore di questo illuminato sindaco, costretto all’esilio da Riace  e perciò non rieletto come meritava, è tale Antoni Trifoli, votato da una lista civica di stampo leghista. C’è che l’elezione è fuori e la carica decadrà presto. Trifoli è un ispettore della sicurezza, ovvero  un vigile urbano con contratto a tempo determinato e per legge, come tale, non era eleggibile. Insomma lega il-lega-le
Lo dice la logica, lo conferma chi ha competenza sanitaria, lo rimarca, ed è l’aspetto più rilevante della grave questione, chi per mille ragioni ricorre agli interventi del pronto soccorso: il primo approccio con pazienti di ogni tipo è fondamentale che sia affidato a un medico di grande esperienza. Così non è in molte strutture ospedaliere, dove operano giovani laureati. Nell’Italia della lungimiranza a quota zero c’è di peggio. Migliaia di medici approdano all’età del pensionamento e non c’è chi li sostituisca. In piena emergenza per il mancato turno over, alcuni ospedali sono stati costretti a richiamare in servizio professionisti pensionati e il  geniale ministro della sanità, la pentastellata Grillo, ha inventato come soluzione tappabuchi che siano cooptati, laddove è necessario, i giovani in corso di specializzazione, un anno prima che concludano la loro formazione. In altre parole che medici senza alcuna esperienza sul campo subentrino ai pensionati. L’idea somiglia molto a un pannicello caldo. Posto che il problema della carenza di dottori in medicina non è una lacuna estemporanea, soluzioni meno improvvisate sarebbero: ricalcolare il numero di medici a copertura di ogni branca del settore,  cioè di medici di base, chirurghi, anestesisti, specialisti e ridefinire l’accesso alle facoltà, ora limitato dal numero chiuso; riformare il periodo di specializzazione, almeno di un anno, concentrando nei primi quattro il completamento della formazione, per anticipare l’immissione nelle struttura sanitarie.
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